Giuseppe Agliastro
Russia e dintorni
13 Aprile Apr 2014 2059 13 aprile 2014

Nella tana del lupo. Intervista a uno dei capi della rivolta filorussa a Donetsk

"Non ce ne andremo di qua finché non verrà riconosciuta la sovranità della Repubblica di Donetsk". Denis Pushilin, uno dei leader della rivolta filorussa che sta infiammando l'Ucraina sud-orientale, ci accoglie in una stanza all'undicesimo piano di quello che è ormai il quartier generale degli insorti a Donetsk: la sede dell'amministrazione regionale caduta in mano ai filorussi domenica scorsa e circondata da due livelli di barricate fatte per lo più di pneumatici e filo spinato.

Il 'leader' ha circa trent'anni, viene da Makieievka, una cittadina vicino Donetsk, e si presenta in giacca e camicia in mezzo a decine di filorussi in mimetica. Prima di arrivare da lui bisogna passare diversi punti di controllo. In uno di questi una decina di militanti pro Mosca ha trascinato un presunto sostenitore del governo di Kiev, che viene colpito ripetutamente con calci e pugni al viso. Ben presto si trasforma in una maschera di sangue. "Aveva un coltello", ringhia uno degli insorti.

Pushilin mette subito le cose in chiaro: "Noi - spiega - non crediamo alle promesse del governo. Dicono di voler concedere maggiore autonomia alle regioni solo perché adesso hanno paura. Ma noi vogliamo che il popolo sia ascoltato, c'è bisogno di un referendum per concedere la sovranità alla regione di Donetsk. L'indipendenza potrebbe venire dopo. Potrebbe essere il prossimo passo". Un passo che potrebbe portare anche questa zona dell'Ucraina tra le braccia di Mosca, come già avvenuto con la Crimea. Ma Pushilin su questo punto non si sbottona: "Stiamo decidendo quali potrebbero essere i quesiti per il referendum dell'11 maggio: uno di questi dovrebbe essere sulla sovranità, non sull'indipendenza". L'obiettivo in questo caso potrebbe essere quello di fare dell'Ucraina uno Stato federale, una scelta fortemente caldeggiata dal Cremlino, ma altrettanto aspramente respinta dal governo di Kiev. Ma se qualcuno ha dubbi sulle intenzioni dei separatisti, basta guardare la bandiera dell'autoproclamata 'Repubblica di Donetsk' per cancellarli: un tricolore nero, azzurro e rosso con al centro l'aquila bicipite russa.

Fuori del palazzo circa 3.000 persone inneggiano a Mosca e urlano slogan contro gli Usa e la Ue, rei, a loro avviso, di appoggiare il nuovo governo "fascista" di Kiev. I manifestanti hanno al petto delle coccarde nere e arancioni, i colori dell'ordine di San Giorgio simbolo di vittoria in Russia, alcuni sventolano delle bandiere russe, altri addirittura bandiere sovietiche. E i comunisti, che in Ucraina venerano ancora il sanguinario Stalin, distribuiscono pubblicazioni di partito, sicuri di far breccia nel cuore dei nostalgici.

(Fonte: Ansa)

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