Giuseppe Agliastro
Russia e dintorni
16 Aprile Apr 2014 2044 16 aprile 2014

Aspettando il blitz tra le barricate di Sloviansk

Gli insorti filorussi di Sloviansk aspettano lo scontro con il nemico: le forze di polizia e l'esercito fedeli al governo di Kiev. Ma nonostante l'ultimatum lanciato domenica sera dal presidente ucraino Oleksandr Turcinov sia scaduto già stamattina alle 9, per il momento tutto tace. O quasi.

L'atmosfera che si respira a Sloviansk è surreale: si attende un blitz da un momento all'altro, ma per le strade del centro, in mano agli insorti, la gente continua a camminare come se nulla fosse, comprese le mamme con i bambini, anche se oggi le scuole della città sono rimaste chiuse per motivi di sicurezza. Anche alcuni commercianti hanno preferito lasciare abbassata la saracinesca del proprio negozio temendo sparatorie come quelle in cui ieri avrebbero perso la vita fino a quattro persone. Ma di forze armate ucraine per ora non se ne vedono, gli unici armati in città in questo momento portano al petto i nastrini neri e arancioni dell'ordine di San Giorgio, che in Russia è il simbolo della vittoria sovietica sui nazisti. Alcuni di loro hanno mazze e spranghe di ferro, altri addirittura pistole e fucili. Una dozzina di paramilitari armati di kalashnikov e tutti con la stessa mimetica è schierata all'ingresso del municipio, caduto oggi nelle mani dei filorussi, che da alcuni giorni occupano anche il comando di polizia e la sede dei servizi segreti. Gli uomini armati dicono di essere 'cosacchi' della Guardia nazionale della 'Repubblica di Donetsk', ma quando gli si chiede chi ha dato loro i kalashnikov glissano con un secco "non ha importanza", anzi, uno dei paramilitari risponde consigliando di "scrivere la verità, per una questione di sicurezza personale". Attorno ai 'cosacchi' ci sono decine di simpatizzanti di Mosca che li incoraggiano e addirittura li ringraziano, alcuni non vogliono perdersi questo momento storico e si fanno fotografare abbracciati ai loro beniamini. Un gruppetto di adolescenti chiede persino di poter tenere in mano i kalashnikov per la foto-ricordo, ma i paramilitari rispondono con un secco 'no'.

Sul municipio, che sorge proprio dietro a una grande statua di Lenin, all'inizio sventolava solo la bandiera col sole della Regione di Donetsk, ma nel pomeriggio - dopo che il nuovo sindaco filorusso ha invocato l'aiuto di Putin contro il governo filo-occidentale e "fascista" di Kiev - sull'edificio è stato issato anche il tricolore russo.

Sui due lati della strada che porta all'ingresso del comando di polizia, anch'esso occupato dagli insorti, sono state innalzate due barricate di pneumatici e filo spinato, e davanti a una di queste circa duecento persone con al petto i nastrini neri e arancioni dei filorussi incoraggiano gli insorti e dicono che resteranno in strada finché non sarà riconosciuta la sovranità dell'autoproclamata 'Repubblica di Donetsk'. Sono una sorta di scudo umano di volontari: "Se vogliono uccidere i nostri figli - dice Alla, un'insegnante di tecnica in pensione, riferendosi agli armati che stanno dietro le barricate - devono passare anche sopra i nostri cadaveri. Lì dietro - prosegue - ci sono alcuni miei ex studenti, stamattina ho portato loro da mangiare e farò così ogni giorno".

Ma non tutti in città sono dalla parte dei filorussi, una delle bariste dell'unico caffè aperto della piazza principale sostiene di essere "per l'Ucraina unita" e di sentirsi "ucraina e non russa", ricevendo in cambio lo sfottò di una collega. E intanto a Sloviansk tutti continuano ad aspettare un attacco delle forze armate di Kiev.

(Fonte: Ansa)

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