Vincenzo Barbagallo
Penso dunque clicco
17 Aprile Apr 2014 1017 17 aprile 2014

Quando certa politica chiama la libera informazione mafia

Questa storia ha sicuramente dell'assurdo, ma nella sua assurdità rappresenta bene quello che oggi è la Sicilia, quello che oggi è certa politica e come sono cambiati i comportamenti, le parole e le categorie. Da diverse settimane il governo Crocetta è in crisi e quindi si è proceduto alla fase del cosiddetto "rimpasto". Accontentare tutti o più di quelli di prima. Tralasciando ogni commento su questa pratica, accade che uno dei nomi che viene fatto è quello dell'avvocato Antonio Fiumefreddo, ex legale di Raffaele Lombardo, oggi condannato in primo grando per concorso esterno in associazione mafiosa e già Presidente della Regione.

Fiumefreddo vanta un ricco curriculum di incarichi, tra quelli più prestigiosi spicca il ruolo di sovrintendente del Teatro Bellini di Catania, dove però pare non abbia lasciato un buon ricordo e soprattuto oltre tre milioni di euro di debiti fuori bilancio certificati da una società esterna, la KPMG. Società che certifica anche il fatto che sotto la gestione Fiumefreddo si affidarono dei lavori ad una ditta di trasporti, la Geotrans Srl, oggi confiscata perché ricondubilie alla potente famiglia mafiosa degli Ercolano, di cui Fiumefreddo è anche legale.

Queste notizie vengono pubblicate da diverse testate. Da Repubblica Palermo al Fatto Quotidiano passando per il Corriere del Mezzogiorno e diverse testate locali e regionali come Live Sicilia. Nessuno dei giornali urla alle dimissioni, ma lo fa il segretario regionale del PD Fausto Raciti insieme alla componente cuperliana del partito. Lo dicono anche i rappresentanti all'ARS del Movimento 5 Stelle. 

Un ex fedelissimo del già  Presidente condannato in prima grado per concorso esterno in associazione mafiosa che per di più pare abbia affidato un incarico diretto con soldi pubblici ad una ditta in odor di mafia non è il massimo della trasparenza. Nessuna ipotesi di reato ovviamente è stata formulata dai giornalisti. Ma Fiumefreddo definisce i colleghi del Fatto Quotidiano, Lo Bianco e Rizza, portavoce della "borghesia mafiosa". E poi querela i giornalisti di Repubblica Palermo perché pubblicano la notizia dell'incarico affidato alla ditta del boss.


Il neo assessore è costretto a dimettersi dopo la pubblicazione di queste notizie e invia una lettera a Rosario Crocetta, Presidente della Regione, dove si paragona ad un piccolo Cristo e lancia accuse velate al mondo dell'informazione. "La mafia mi ha fatto dimettere". Fiumefreddo sembra ipotizzare una regia occulta che abbia mosso settori del Partito Democratico e della stampa (da Repubblica al Fatto Quotidiano, passando per tutti i giornali che hanno trattato l'argomento). 

A questo punto scende in campo l'onoreole Marco Forzese, grande amico di Fiumefreddo e fautore della proposta come assessore regionale. Forzese, condannato dalla Corte dei Conti a risarcire quasi 5000 euro quando era assessore della giunta dell'ex medico di Silvio Berlusconi, il prof. Umberto Scampagni.

Il deputato regionale chiede l'intervento della Commissione Nazionale Antimafia, ma non per sottoporre problemi reali, ma perché dietro le dimissioni di Fiumefreddo ci sarebbe "una matrice che consentirà di individuare mandanti ed esecutori" e continua "grazie all'input del senatore Lumia, affinchè possa sentire Fiumefreddo circa la ricostruzione di quanto accaduto e per spiegare quanto pervasiva sia l'infiltrazione di Cosa Nostra nelle istituzioni e come questa reagisca al rischio di cambiamenti radicali”.

Insomma dalle parole dell'on. Forzese, ex mpa, ex udc e adesso DRS la commissione nazionale antimafia dovrebbe indagare perché l'informazione libera ha fatto il proprio dovere, quello di fare emergere alcuni fatti che riguardano un personaggio che si apprestava a diventare assessore regionale. 

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