Vittorino Ferla
La Luna storta
22 Aprile Apr 2014 0903 22 aprile 2014

Freedom Of Information Act per rottamare la vecchia PA


Il logo del FOIA americano

Matteo Renzi ha promesso fin dal suo insediamento a Palazzo Chigi una poderosa riforma.

Fino ad oggi il dibattito si è concentrato sulla giusta e necessaria rivisitazione degli stipendi di manager e dirigenti pubblici. Ma – al di là della questione retribuzioni – ci sarebbe uno strumento infallibile per ‘affamare la bestia’ della Pubblica Amministrazione: liberare le informazioni delle amministrazioni pubbliche. E’ la gran madre di tutte le battaglie, perfino più difficile della rottamazione delle leadership politiche.

In Italia, il potere dei grandi burocrati di Stato si fonda sulla possibilità di detenere e gestire informazioni inaccessibili ai cittadini. L’uso di queste informazioni può, di volta in volta, creare quel fumo indistinto nel quale si perde ogni traccia degli atti compiuti, costruire catene di complicità con il potere politico, esercitare un potere di veto e di interdizione rispetto ai tanti che vorrebbero cambiare il corso delle cose.

Matteo Renzi lo sa bene.

Tant’è vero che sulla liberazione delle informazioni ha scritto parole importanti fin dal programma ‘rivoluzionario’ delle primarie del 2012. Noi che, da queste pagine, vogliamo ricordare al Premier di ‘essere Renzi’ fino in fondo non possiamo dimenticarcene.

“Qualsiasi documento, anche non ufficiale, e qualsiasi informazione inerente a qualsiasi amministrazione pubblica (con la sola eccezione dei documenti secretati con apposito provvedimento motivato) – si legge nel programma renziano del 2012 – deve essere accessibile a chiunque, senza necessità di una richiesta motivata; nessun mandato di pagamento può essere efficace se non sarà disponibile on line, corredato da tutta la relativa documentazione”. Insomma, la trasparenza totale secondo il modello del Freedom of Information Act, adottato com’è noto da tempo in paesi come la Svezia, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America. Proprio alla fine del 2012, l’ex sindaco di Firenze aveva dichiarato: “La prima cosa in assoluto che farei da premier è … adottare il Freedom of Information Act”. E una frase simile fu richiamata anche in occasione del discorso per la fiducia tenuto nel febbraio scorso in Senato.

Certo, qualcosa si è mosso in questi anni. Le norme di Brunetta sulla trasparenza. Il decreto anticorruzione di Monti. Piccoli passi in avanti, per carità. Ma la rottamazione del silenzio amministrativo (e del suo corollario: l’irresponsabilità burocratica) è tutta un’altra storia.

L’adozione di un FOIA (Freedom Of Information Act) anche in Italia consentirebbe di rivoluzionare l’impostazione del rapporto tra PA e cittadini, ponendolo finalmente su un piano di parità e di ritrovata fiducia, presupposto essenziale non solo per il sano funzionamento di una democrazia, ma per lo sviluppo economico e sociale. Una modifica della legge attuale nel senso auspicato è l’unico mezzo per ottenere quel di più di trasparenza e produttività auspicate a parole dai vari governi, ma mai davvero perseguite per la mancanza di una concreta volontà politica.

In fondo, per una volta, non ci sarebbe bisogno di quelle riforme epocali che spaventano i sacerdoti della Costituzione. Basterebbe molto meno. Basterebbe poco. Basterebbe abrogare tre punti della normativa vigente:

  • eliminare la restrizione che consente l’accesso ai documenti pubblici unicamente a coloro che hanno un interesse “diretto, concreto e attuale” e giuridicamente tutelato;
  • cancellare l’obbligo di motivare la richiesta d’accesso ai documenti (semmai sarà obbligo della PA motivare un eventuale diniego all’accesso);
  • abrogare il divieto di accedere ai documenti pubblici al fine di esercitare un controllo dell’operato delle Pubbliche Amministrazioni.

Insomma, Matteo, basterebbero tre mosse semplici per rottamare davvero i riflessi condizionati della amministrazione italiana ed avvicinare finalmente la normativa italiana in materia a quella dei paesi occidentali.

E allora corri, Matteo, corri.

(Questo articolo è già apparso su Il Rottamatore).

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