Simone Paoli
Actarus
26 Aprile Apr 2014 1517 26 aprile 2014

L'utopia di un 26 Aprile Italiano

Leggendo i resoconti delle manifestazioni di ieri, e le discussioni su Twitter sul 25 Aprile, ho immaginato il breve discorso che mi piacerebbe sentire un giorno, immagino lontano, per la Festa del 26 Aprile.

Sono un utopista, lo so. Ma ho avuto la fortuna di avere in famiglia chi, per un motivo o per l’altro, si ritrovò su fronti opposti. Ho sentito i loro racconti. E ho capito che i giudizi della Storia, dei libri sono netti ed è giusto lo siano. Ma l’umanità che sta in quelle pagine è un’altra cosa.

“Cari concittadini, siamo qui riuniti oggi 26 Aprile per festeggiare la festa della Pacificazione Nazionale.

Dopo decenni dal 25 Aprile, festa della Liberazione e fine della Seconda guerra Mondiale, siamo finalmente riusciti a trovare una memoria condivisa su quegli anni, su quei giorni.

Sono passate generazioni e abbiamo finalmente capito che non aveva più senso litigare sulle responsabilità dei nostri nonni. La storia ha sancito che quella Guerra, sia militare che civile, ha segnato la sconfitta del nazifascismo e la vittoria della Resistenza e degli Alleati Angloamericani.

Restituendo all’Italia istituzioni democratiche, con molti difetti su cui non dobbiamo mai smettere di lavorare, ma soprattutto la Libertà.

Eppure per decenni ogni 25 Aprile è stata una festa a metà. Una festa che avrebbe dovuto essere di tutti, ma che in realtà fu sempre appannaggio di una sola parte, che, lungi dal capirne il vero valore, l’ha sempre considerata solo un’autocelebrazione. Ma la fine di una guerra non può e non deve essere una festa di parte. Specialmente per chi di quella guerra non fu protagonista. Per i giovani deve restare la lezione di quegli anni: la dittatura, la resistenza, la guerra anche civile. Dobbiamo sapere trasmettere alle nuove generazioni il senso di tutti quegli orrori, senza nascondere nulla, nel bene e nel male. Perché l’obiettivo di una festa non è celebrare i presenti, ma ricordare il passato: solo così possiamo sperare che eventi del genere non si ripetano.

Per troppo tempo abbiamo continuato invece a non capire che quella, come tutte le guerre, ha lasciato dietro di sé divisioni, dolori, lutti. Non abbiamo capito che non si potevano ritenere tutti eroi da una parte e tutti delinquenti dall’altra. Che il giudizio storico sui movimenti, sui gruppi dirigenti, non poteva essere universale sui singoli. Che errori ed orrori in una guerra ci sono da tutte le parti. Che combattere per la parte giusta non significa essere immuni da errori. Che non tutti quelli che lottarono per la parte sbagliata erano persone sbagliate. Oggi noi abbiamo capito che la guerra non è bella e fa male. Ringraziamo chi lottò per la nostra libertà di oggi, e guardiamo con pietà a chi si schierò dalla parte sbagliata in buona fede. E lo facciamo perché sappiamo che dal 26 Aprile ci fu bisogno di tutti.”

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