Diego Corrado
Avenida Brasil
30 Aprile Apr 2014 1452 30 aprile 2014

Quando, e perché, Ayrton Senna entrò nel mito

Il 5 maggio 1994 San Paolo e il resto del Brasile si fermarono per un commosso omaggio ad Ayrton Senna da Silva, il pilota morto quattro giorni prima per un terribile incidente durante il Gran Premio di San Marino. Tra i due e i tre milioni di persone assistettero al passaggio del corteo funebre lungo le avenidas della capitale paulista, nella più imponente cerimonia funebre che la storia ricordi.

Perché se il 1° maggio 1994, con il terribile schianto alla curva del Tamburello, il mondo perdeva uno dei più grandi piloti di sempre, il Brasile perdeva con Senna uno dei simboli più importanti nel periodo più tormentato della sua storia, il campione che era diventato, suo malgrado, l'emblema della speranza nella rinascita della nazione.

Non è possibile, se non partendo da qui, comprendere l'autentico stato di choc con cui il paese apprese la notizia, il dolore di milioni di persone, che divenne evidente e palpabile quel 5 maggio a San Paolo, al culmine di tre giorni di lutto nazionale decretati dal presidente Itamar Franco, che attribuì allo sfortunato pilota onori di stato.

Quel giorno la metropoli paulista, cuore pulsante dell'intero continente sudamericano, spina dorsale e cervello del Brasile, la megalopoli da 20 milioni di abitanti che viveva e vive freneticamente 24 ore al giorno si fermò commossa allo sfilare del corteo funebre, che vedeva la bara trasportata su un autocarro scoperto dei pompieri, preceduto da uno squadrone di cavalleggeri in alta uniforme. Il tragitto dal Palacio dos Bandeirantes, sede del governatore, dove era avvenuta la veglia funebre, al Cimitero di Morumbi, aperto da una salva di 21 colpi di cannone, si svolse tra due immense ali di folla, in un clima di commozione, incredulità, tristezza.

Lais Da Silva Brasilino, che all'epoca lavorava in centro città, vicino al Teatro Municipal, ricorda: “Uscii dall'ufficio al passaggio del corteo, le strade erano intasate di gente, molti piangevano. Quello che mi colpì era il silenzio, così innaturale per una zona sempre così trafficata, per una moltitudine così grande”.

Ma una commozione così profonda non si spiega solo con l'attaccamento dei brasiliani ai loro idoli sportivi. C'era qualcosa di molto più profondo nell'affetto che per Senna nutrivano i suoi compatrioti.

Il Brasile affrontava in quegli anni un difficile processo di ridemocratizzazione.

La dittatura militare aveva lasciato il campo a inizio 1985, ma la speranza per un avvenire migliore era presto sfociata in amarezza e disincanto. Morto senza entrare in carica il presidente eletto, Tancredo Neves (ne abbiamo parlato qui), sostituito dal vice Josè Sarney, il “presidente per caso” privo di legittimazione democratica e piani per affrontare l'emergenza economica, il paese cadde ben presto nella spirale dell'iperinflazione, che nel 1989 sfiorò il 2000 per cento.

La forbice della disuguaglianza si era allargata a tal punto che a livello mondiale il paese era superato in questa triste graduatoria solo dalla Sierra Leone. I delegati alla Conferenza Onu sull'ambiente, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992, ebbero evidenza concreta di che cosa significassero queste statistiche. I marciapiedi della Cidade Maravilhosa erano invasi da senzatetto, tra i quali molti bambini abbandonati, spesso vittime di violenze di ogni tipo, che toccarono l'apice con il massacro della Candelaria del luglio 1993, in cui poliziotti al soldo della malavita aprirono il fuoco su un gruppo di derelitti che dormivano sulla scalinata dell'omonima chiesa, nel centro della città, uccidendo otto persone, tra cui sei minori.

La violenza del resto era il tratto caratterizzante dell'azione della polizia, che nell'ottobre dell'anno precedente aveva represso una rivolta nel carcere di Carandiru, nel centro di San Paolo, sparando all'impazzata: 111 carcerati inermi uccisi, il bilancio di quelle ore di follia, nessun poliziotto ferito. Una tragedia eternizzata da Caetano Veloso e Gilberto Gil nella struggente melodia di "Haiti", brano di apertura del loro cd Tropicalia 2, con cui commemoravano i venticinque anni dall'avvio del movimento tropicalista, che li aveva visti insieme ad altri artisti e intellettuali opporsi alla dittatura armati solo della loro creatività: "E quando sentirai il silenzio sorridente di San Paolo innanzi alla carneficina, 111 carcerati indifesi, ma i carcerati sono quasi tutti neri, o quasi bianchi o quasi neri, così poveri, e tutti sanno come si trattano i poveri ...".

L'instabilità politica non terminò con il mandato di Sarney. Alle elezioni del 1989 (le prime a suffragio universale diretto, le prime alle quali partecipò Lula) prevalse il candidato populista Fernando Collor de Mello, passato alle cronache per l'avventurismo della sua breve gestione, terminata anzitempo per l'impeachment per corruzione che lo colpì a fine 1992 e culminata nella confisca dei conti bancari, in un tentativo frustrato di contenere l'inflazione.
Gli successe ancora una volta un vice, Itamar Franco, che nei primi mesi di governo cambia quattro ministri delle finanze, fino ad azzeccare la scelta, con la nomina di Fernando Henrique Cardoso, già ministro degli esteri, l'intellettuale di fama internazionale che metterà a punto – siamo a cavallo tra 1993 e 1994 – il Plano Real, che consentirà finalmente di debellare l'inflazione e gli spianerà le porte della presidenza, alle elezioni di fine 1994, segnando l'inizio del ciclo virtuoso, poi proseguito da Lula e Dilma Rousseff fino ai giorni nostri, che consacrerà il Brasile come protagonista dei Bric.

Ayrton Senna rappresentava il Brasile che vinceva ed era ammirato nel mondo in anni in cui la patria brasiliana era ostile ai suoi stessi figli, il paese dichiarava il default sul debito estero, la classe media vedeva aprirsi sotto i suoi piedi il baratro della povertà, della paura del futuro, della violenza urbana. Tre volte campione del mondo, nel 1988, 1990 e 1991, era soprattutto riconosciuto come un figlio del popolo, colui che ce l'aveva fatta grazie ai suoi meriti, in un paese dove i privilegi di nascita contavano più di ogni cosa, il campione amato in patria e fuori per la sua semplicità, cattolico praticante, generoso in opere di beneficenza che però compiva nella più assoluta discrezione, che dunque rappresentava la faccia migliore di un Brasile che non trovava altri simboli cui appigliarsi.

Oggi Ayrton Senna Da Silva riposa al Cimitero di Morumbi, sulla sua tomba, meta di incessante pellegrinaggio, una semplice lapide: “Nada pode me separar do amor de Deus”, niente può separarmi dall'amore di Dio.

Ma la scritta che più di ogni altra simboleggia quel giorno, e il sentimento di commossa ammirazione popolare per il campione, apparve su uno striscione, dei tanti appesi da ignoti tifosi ai sottopassi percorsi quel 5 maggio di 19 anni fa dal mesto corteo: "Adeus Ayrton, a morte te alcançou, mas não consegui te ultrapassar", addio Ayrton, la morte ti ha raggiunto, ma non è riuscita a sorpassarti.

Diego Corrado è autore di "Brasile senza maschere. Politica, economia e società fuori dai luoghi comuni", in libreria per Università Bocconi Editore (qui indice e prefazione, qui la pagina Facebook del libro), nonché (a quattro mani con Luciano Mondellini) di "Un Brasile mondiale. Dal Maracanaço alla B di Bric", in uscita per Class Editore.

Twitter @diegocorrado

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