Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
4 Maggio Mag 2014 1157 04 maggio 2014

Il Perizoma: un'interpretazione della scelta statalista di genere nel '14

Grazie a Matteo Laurenti, che oggi torna con donne e nomine ai vertici delle aziende pubbliche...

Non è per metafora, neanche per metafora paterna, che Hitler faceva arrapare i fascisti. Non è per metafora che un'operazione di banca o di borsa, un titolo, una cedola, un credito fanno arrapare persone che non sono solo semplicemente banchieri.

(Deleuze - Guattari; l'Anti-Edipo, 1972)

Benito Mussolini fu il primo capo di Stato, in Italia, ad intuire, nel suo preponderante impatto sociale, il ruolo della donna nella società, come strumento funzionale del consenso politico di un Presidente del Consiglio. Inquadrare la donna nella ragione civile, politica ed economica di una nazione. Cittadine, patriote, combattenti, nella scena pubblica, a favore di cinepresa.

Le donne che lavoravano, già allora, occupavano un immaginario inquadrato in uno schermo, assolutamente trasversale (dall'angelo del focolare contadina, all'operaia, all'atleta, etc).

Dopo l'esaurimento della congiuntura storica, che portò il governo/dittatura fascista ad implodere davanti ai liberatori, la donna, ormai necessaria come unità di produzione, si riscoprì a ragione, ad essere in una posizione di rivendicazione del suo ruolo, fino ad allora vincolato dal proprio genere biologico...femminile.

Posizione che ritornò improvvisamente da rango di “necessaria”, a quello di subalterna appendice dell'uomo nuovo, illuminista, progressista, moralista.

Le donne democristiane, “per grazia ricevuta”, ritornavano ad essere garanti della reputazione dei loro laboriosi mariti.

Le donne comuniste proletarie, pur essendo democraticamente subalterne come le nemicheamiche della DC, dovevano anche aggiungere l'ulteriore scalino del monachesimo togliattiano, che sì voleva una parità sociale e salariale in fabbrica...ma a casa dopo aver lavato i piatti, dovevano leggere gli opuscoli del Partito ai loro mariti... (le comuniste borghesi ovviamente leggevano Brecht in egual modo).

A tutte comunque, era proibito bere alcolici, fumare e mettersi il rossetto. Sobrietà!

Dopo gli anni del boom economico però, e delle susseguenti ed ennesime liberazioni (del costume, della morale, della famiglia), con l'avvento dei diritti civili al posto delle leggi di natura (patriarcale), si verificò l'avvento di un nuovo genere, questa volta maschile, l'uomo di paglia. Che poteva essere di qualunque estrazione sociale, politica e culturale.

Il susseguirsi dei Presidenti del Consiglio italiani “uomini” post Mussolini, tutti antifascisti come da Costituzione, applicarono alla lettera l'intuizione del Duce. La donna però non doveva solamente più essere uno strumento di consenso sociale a favore di qualcuno, ma per essere credibile e soprattutto un esempio o punto di riferimento, doveva anche avere ruoli, politici, culturali ed imprenditoriali. Ovviamente questa investitura di ruolo, avveniva già allora mediante la pratica più anti liberale possibile, la nomina.

Lo Stato italiano deve, da sempre, nominare delle donne a delle cariche di comando, politiche ed imprenditoriali, per onorare il proprio contratto sociale. Un contratto che neanche più Rousseau porterebbe davanti ad un notaio.

Il merito acquistato sul campo, nel proprio curriculum, non è nulla al confronto di una lettera di referenze ben scritta. E un ottima lettera di referenze, a sua volta, non è nulla di fronte al dover scegliere il male minore, l'offensiva pacifica dei diritti civili e di chi li strumentalizza per mietere voti.

Questi “diritti civili”, nell'epoca tardo-post-capitalista in cui stiamo vivendo, messi in bocca al politico di sinistra giusto (che viene dopo il politico di destra giusto), attraggono voti, molti finanziamenti, contatti, amicizie, simpatie e....donne.

Oltre ovviamente a tutto il corteo del terzo sesso (LGBT).

Scegliere un ruolo, come scegliere un genere? Perché in fondo la domanda è questa.

Di fatto, la condizione essenziale è che la donna abbia avuto un padre...o almeno una figura paterna di riferimento. E che questo padre, nell'economia del proprio ruolo, abbia generato un capitale. Capitale che possa essere gradito allo Stato e a chi lo rappresenta, per nominare la figlia.

Capitale che per forza di cose debba anche essere spendibile per il rappresentante dello Stato, eletto o non eletto, per poter garantirsi le nostre aziende a partecipazione statale e società per azioni.

Capitale che lo Stato non ha più.

Quindi, parafrasando il Cardinale Bagnasco, questa scelta di genere potrebbe rivelarsi una dittatura.Oppure potrebbe essere la definitiva realizzazione del sogno comunista del rieducare la società ed i suoi cittadini (uomini) nella prima intuizione di decolonizzarsi dal genere, quella di liberare la donna dal capitale. Come volle Lina Merlin.

Di sicuro io, conoscendo personalmente, solo una donna, che guadagna 100.000 euro all'anno, ha un curriculum impressionante e veste un ruolo di comando guadagnatasi da sola...posso dire che il merito ed un ragionevole consapevolezza del capitale possono davvero andare di pari passo.

E che se un Presidente del Consiglio nel 2014 non si accorge che i suoi diritti civili, sono scelte imposte sui cittadini che rappresenta pur non essendo stato eletto, di sicuro ha bisogno dei soldi che non ha per fare delle riforme che non servono a nulla se non farmi pensare, che la mia amica mantiene il suo compagno per non rimanere sola.

Questo articolo parla di Emma Marcegaglia, Luisa Todini, Patrizia Grieco e Matteo Renzi.

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