Revolart
5 Maggio Mag 2014 0910 05 maggio 2014

Tra un caffè e una sfogliatella con Goethe: il viaggio, il Maschio Angioino, il Tempio del Teatro e Piazza Plebiscito – 1° Puntata Napoli Tour

Testo e foto di – VIRGINIA STAGNI

A Edvige Nastri, dal polso civico e politico spontaneo e vero, alla vecchia maniera.

A GiovanGiuseppe, che mi ha non solo offerto un caffè ma anche il suo tempo, la sua storia e i suoi racconti di una Napoli nascosta.

Da Posillippo, 8 am, il profilo della costa e del Vesuvio

Certe propensioni continue per il viaggio e la scoperta sono il primo sintomo di una pensante irrequietezza dell’animo. È una malattia, una droga, un piacere che sempre si ricerca, continuamente ed ininterrottamente, quello di visitare le città altrui senza essere collocati con esattezza da chi ci conosce: è una gioia rara, sapersi ritagliare i momenti per il proprio spirito, avventuriero o libero che sia, un gusto egoistico per attimi di solitudine nella scoperta. Perché solo riflettendo tra sé ci accorgiamo che ogni verità che vediamo ed apprendiamo porta con sè altrettanti enigmi in più che ci promettiamo, chissà da quale pulpito, di risolvere.

Archeologi a Pompei, il piacere della continua scoperta. A ritmo di caffè.

Ogni volta è il sentimento di totale ignoranza (“so di non sapere” qualcuno diceva) ed insoddisfazione intellettuale che ci porta a cercare risposte, a porci e porre domande, ad osservare, a riflettere, a scrivere, a fotografare, da soli, per conto nostro, come fosse una nostra conquista intellettuale. Ma questo piacere di anima solitaria si dissolve ben presto:  la parola che regna nel percorso del viaggio è “perché” e mai troverà totale risposta se non chiederemo all’altro. Perché, come diceva Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” e la parte più bella per me, del viaggio, è raccontarlo. E ogni volta, il mio racconto, prende una forma diversa a seconda della persona che ho davanti e sono certa che il mio viaggio non avrebbe lo stesso significato se non potessi condividerlo con gli altri. Ogni volta cambiano le parole e quindi gli occhi, specchio dell’anima, e ogni volta nuove domande e nuove risposte lo arricchiscono infinitamente. E questo è per me possibile solo tramite il dialogo, orale o scritto, con quelli che diventano, automaticamente, i miei compagni di viaggio.

Largo Castello in una foto di metà ’800

Alla scoperta di Napoli, insieme, su Revolart: dopo la prima puntata introduttiva, addentriamoci, finalmente, insieme al nostro virgiliano Goethe, nella città partenopea cominciando dall’alloggio dell’intellettuale tedesco. “Alla locanda del Signor Moriconi al Largo Castello. Nel rione del grande Castello in vicinanza del mare si apre un vasto piazzale, che tuttavia, benchè sia chiuso ai quattro lati delle case, non è detto piazza, ma largo; qui prendemmo possesso di una spaziosa sala proprio all’angolo, che offre una veduta libera  e lieta sopra il piazzale sempre in movimento”. Così descrive Goethe la piazza che vediamo oggi, ex Largo Castello oggi Piazza Municipio, che ha un aspetto completamente diverso rispetto ai tempi passati, come si nota dal disegno e dagli scatti.

Disegno dei primi ’800 di Largo Castello

Largo Castello, oggi Piazza Municipio

Scesi dalla stanza della locanda, vediamo sullo sfondo l’imponenza del Maschio Angioino, conosciuto anche come Castel Nuovo, per distinguerlo dai più datati dell’Ovo e Capuano, che visiteremo.

Ci addentriamo nel complesso attraverso un grandioso Arco di Trionfo, che ricorda gli originali romani cesariani, voluto dalla seconda proprietà del castello, Alfonso I d’Aragona.

Dettaglio del Portale

Eretto a partire dal 1279 sotto Carlo I d’Angiò, su progetto di Pierre de Chaule, il Castello aveva la funzione non solo di residenza regale ma anche di castrum, fortezza. Con Roberto d’Angiò divenne uno dei più fertili centri culturali di Napoli: passeggiando tra le imponenti mura si incontravano medici, artisti ed intellettuali. Il pavimento della Sala dei Baroni, Sala Maior più conosciuta del complesso, fu calpestato da Giotto, Petrarca e Boccaccio. Proprio Giotto fu l’autore del ciclo di affreschi una volta presenti in tutta la sala, tesoro inestimabile pittorico perduto, rappresentante gli Uomini e le Donne illustri dell’antichità, da Achille, Enea, Ercole, Alessandro a Cesare e tanti altri. In compenso, una raccolta di sonetti del pittore stesso ce li descrive, quindi possiamo un minimo immaginarli mentre scorriamo lo sguardo all’interno di questa imponente struttura alta ventotto metri con una mirabile cupola luminosa dal disegno stellare, delineato con costoloni imponenti ma otticamente malleabili, che disegnano aree di volta nel tufo giallo, materiale principe della città partenopea.

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