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9 Maggio Mag 2014 0850 09 maggio 2014

Gianni Berengo Gardin e la bontà di una fotografia

Ieri pomeriggio in Triennale uno dei più grandi fotografi italiani ha raccontato la sua fotografia all'interno degli incontri Lectio Magistralis di fotografia e dintorni organizzate da AFIP e CNA.

Gianni Berengo Gardin è un’ anima gentile e  con la stessa gentilezza che lo contraddistingue per tutta la sua vita ci ha raccontato, attraverso le sue immagini, il mondo nei suoi aspetti migliori e peggiori.

Il mondo tenero dei baci rubati

Il mondo delle città italiane come la sua amata Venezia.

Il mondo dentro le case della gente da Nord a Sud, passando tra poveri e ricchi come una grande indagine Istat scritta su una pellicola fotografica.

Il mondo dentro i manicomi, dove non hai ma fotografato la malattia ma le condizioni dei malati.

Il mondo del lavoro, con gli operai che hanno lavorato duro per le grandi imprese italiane e con gli industriali che hanno fatto grande l’Italia.

Il mondo dei nomadi, emarginati dalla società ma sempre carichi di una disperata allegria come li definisce lo stesso Berengo Gardin.

Il fotografo veneziano ha raccontato di quando durante un discorso con l’amico Ugo Mulas ha compreso che una fotografia non deve essere bella, cioè esteticamente impeccabile però priva di una storia da raccontare, ma debba bensì aspirare ad essere buona, imperfetta magari ma ricca di vissuto.

Berengo Gardin ha pubblicato 250 libri e le sue immagini sono trame da leggere.

E’ un narratore attento, ironico, mai invadente e le sue immagini sono storie indimenticabili.

Grazie Gianni per la poesia di ieri e di una vita.

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