Simone Paoli
Actarus
11 Maggio Mag 2014 0946 11 maggio 2014

Rinnovabili: un peso o un volano?

Spesso si sente parlare dei famigerati incentivi alle rinnovabili come la causa principale del costo dell’energia Italiana, facendo riferimento alla componente A3 della bolletta che tutti riceviamo.

Chi scrive opera nel campo delle rinnovabili, pertanto sin d'ora ammetto il mio conflitto di interesse. Tuttavia, partendo da dati oggettivi, è possibile argomentare come, a fronte di errori certi nella distribuzione degli incentivi, non tutto sia stato speso inutilmente, limitandomi in questo a parametri economici, senza allargare il discorso a temi etici o ambientalistici, che pure avrebbero un loro peso nella questione.

Primo dato oggettivo, la composizione media della bolletta energetica, così come fornita dall’Autorità per l’Energia (http://www.autorita.energia.it/it/consumatori/bollettatrasp_ele.htm):  nel II trimestre 2014, la spesa totale per l'energia elettrica di un utente domestico tipo (famiglia residente con consumi pari a 2700 kWh/anno e potenza pari a 3 kW- servito in maggior tutela) risulta di 512 euro/anno, così ripartiti:

Componente

% della spesa totale

euro/anno
(approssimati)

A1 servizi di vendita
prezzo dell'energia elettrica 'consegnata' al cliente finale

49,43%

253

A2 servizi di rete
tariffe di trasporto, distribuzione e misura dell'energia elettrica

15,80%

81

A3 oneri di sistema

  • incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate (componente A3) pari al 84,50% degli oneri di sistema
  • oneri per la messa in sicurezza del nucleare e compensazioni territoriali (componente A2 e MCT) pari a circa il 4,19% degli oneri di sistema
  • promozione dell'efficienza energetica (componente UC7) pari al 1,11% degli oneri di sistema
  • regimi tariffari  speciali per la società Ferrovie dello Stato (componente A4) pari a circa l'1,99% degli oneri di sistema
  • compensazioni per le imprese elettriche minori (componente UC4) pari al 0,78% degli oneri di sistema
  • sostegno alla ricerca di sistema (componente A5) pari a circa lo 0,49% degli oneri di sistema
  • copertura del bonus elettrico (componente As) a pari allo 0,17% degli oneri di sistema
  • copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia elettrica (componente Ae) pari al 6,77% degli oneri di sistema

21,43%

110

imposte nazionali

13,34%

68

Come si evince, il 18,11% è imputabile ai costi per sostenere le Fonti elettriche rinnovabili (FER).

A seguito (grazie?) degli interventi normativi degli ultimi governi (in particolare del Ministro Passera nel 2012), è stato posto un limite agli incentivi, che sono stati chiusi definitivamente per il Fotovoltaico, e ridotti e delimitati nel tempo (l’ultimo bando per registri e aste sarà quello di Giugno 2014) per le altre FER.

Il totale costo indicativo annuo per gli incentivi è risultato (dicembre 2013) pari a 11,26 miliardi di euro. Va detto che ci sono ca altri 3 miliardi di euro che vanno a coprire sovvenzioni a fossili e nucleare.

Ma cosa hanno prodotto questi incentivi? Le risposte le può fornire il GSE (Gestore Servizi Energetici), che tra le funzioni di legge ha anche quelle di fornire interessanti dati statistici. Alcuni sono stati recentemente presentati, e possono aiutare a comprendere cosa hanno prodotto i soldi spesi dagli Italiani in questi anni (e nei prossimi).

Cominciamo da un aspetto legislativo: l’Italia è vincolata dalla Direttiva 2009/28/CE a raggiungere al 2020 il 17% della quota di consumi finali coperti mediante le rinnovabili. Il secondo Rapporto intermedio di aggiornamento del PAN (2 Progress Report 2013), elaborato dal GSE, conferma le indicazioni della SEN, per la quale, entro il 2020, la quota di consumi finali coperti mediante le rinnovabili potrebbe raggiungere il 19%, superando l’obiettivo vincolante. Come si vede dalla tabella allegata, oggi il 13,6% dei consumi energetici nazionali sono coperti da FER. E’ tanto o poco? Un risposta interessante la fornisce il rapporto Noi Istat 2014 dal quale si evince un’Italia a metà classifica in Europa, al decimo posto, lontana dalla capolista Svezia con oltre il 50%. E la Danimarca punta per il 2020 ad consumo 100% rinnovabile.

Altra questione spesso citata, ovvero gli alti incentivi italiani. E’ vero? Ni. Gli incentivi sono stati sicuramente altissimi per molto tempo, tuttavia se consideriamo ad esempio il 2012, la quantità di energia rinnovabile incentivata risulta essere meno di 60 TWh (non va considerato l’idroelettrico storico). Questo comporta un valore medio di 153 €/MWh contro ad esempio i 162 della Germania. A questo potremmo aggiungere che scaduti i 12-15-20 anni di incentivazione, impianti con vita utile di 20/30 continueranno a produrre energia. Vi è poi una questione più contabilistica, ovvero che gli incentivi non sono indicizzati all’inflazione, per cui perdono valore nel tempo.

Infine, a quanto si spende va sottratto l’effetto di riduzione del prezzo dell’energia all’ingrosso che si ripercuote nell’abbassamento di questa componente nelle bollette, oltre a quanto non si consuma ad esempio per il gas per il riscaldamento.

Passiamo infine ad alcune considerazioni sui ritorni di questi incentivi. Hanno creato valore oppure sono stati solo preda di speculazione? Anche qui non si può dare una risposta tranchant. Di sicuro negli anni delle “vacche grasse” molti hanno ottenuto margini e provvigioni elevate, specialmente nella cessione di progetti ed autorizzazioni su fotovoltaico ed eolico, e parte degli investimenti riguardavano pannelli e componentistica straniera. Ma non tutto. Anche qui pare opportuno riportare le indicazioni del GSE, con le stime su investimenti, occupazione e costi di gestione, quasi tutti ricadenti in Italia.

Se guardiamo a questi numeri, possiamo ben dire che gli incentivi hanno se non creato, almeno aiutato a crescere velocemente un settore. Settore che ora, grazie al crollo dei costi di molte componenti, può lavorare in grid parity (ovvero allo stesso valore di produzione) sfidando le tecnologie a fonte fossile camminando sulle proprie gambe (e su questo si dovrebbe puntare e discutere approfonditamente).

Considerazioni finali e prospettive:

  1. Gli incentivi sono una componente “pesante” nella bolletta. Tuttavia la maggior voce di costo restano i costi di approvvigionamento delle materie prime fossili cresciuti anche di 2-3 volte nell’ultimo decennio. E le rinnovabili riducono questa dipendenza
  2. Si è creata una filiera ed una industria prettamente italiana delle Rinnovabili, capace di competere anche a livello internazionale
  3. Restano da risolvere questioni strategiche, prime tra tutte l’adeguamento della rete e delle infrastrutture energetiche, nonché del mercato elettrico (ad esempio oggi i produttori devono dichiarare quanta energia producono alcune ore e non poco prima dell’immissione in rete) ad una nuova modalità di produzione dell’energia. La prossima, decisiva sfida è questa.

E la nomina di Starace ad AD di Enel, dopo aver guidato Enel Green Power da 0 al 20% del valore del gruppo, qualcosa vorrà pure dire.

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