Il Decamerino
14 Maggio Mag 2014 1537 14 maggio 2014

I CORLEONESI FATTI FUORI DAI NUOVI POTERI FORTI? DA MANI PULITE ALL'EXPO

Son passati diversi decenni da un’intervista di Leonardo Sciascia, che, citando un saggio di Mario D’Antonio (La Costituzione di carta) affermava la Costituzione non esistere più, divorata dalla partitocrazia. La stessa avrebbe eliminato la divisione dei poteri (di montesquieuiana memoria) assorbendola in indistinguibile mescola ed assoggettandola quindi ad alterne predominanze dei e tra i diversi poteri previsti dai Padri Costituenti, ma anche all’interno dei tre poteri fondamentali (legislativo, esecutivo, giudiziario). Tutto discende dal non riconoscimento giuridico dei partiti (attuazione dell’art. 49 della Costituzione) e quindi dalla non regolamentazione del loro funzionamento, attività e finanziamento, sempre osteggiata dalla DC, ma soprattutto dal PCI sin dalle origini della Repubblica ancora a lungo a mezz’aria tra rivoluzione e democrazia. Così i partiti, anzi le varie correnti e così pure la magistratura, anzi le varie correnti (con moltissimi meriti e demeriti) si son via via trasformati in compagnie di ventura, più o meno ideologizzate in competizioni e scorrerie di potere territoriale, politico ed economico, particolarmente dopo la caduta della Cortina di ferro. Ecco allora i partiti stessi diventare oggetto e soggetto di azione economica in presa diretta con un’imprenditoria per lo più protagonista e certo non sempre vittima delle comunanze d’affari.

Fu nobile e velleitaria la celebre orazione craxiana, in piena Mani pulite, in cui si invitavano tutti i partiti ad una corale ammissione di responsabilità scoprendo vieppiù il fianco ad altre compagnie di ventura (nella magistratura e nei media, ivi compresi quelli di Berlusconi).

Ma come si finanziavano e si finanziano le varie compagnie di ventura, al di là delle diverse normative sul finanziamento pubblico? Con professionisti della “transazione” tra partiti ed imprenditori o tra imprenditori e partiti: non solo “professionisti seri” ma spesso bru-bru arraffoni e millantatori.

Le compagnie di ventura necessitano di “professionisti seri” che diventano veri e propri motori di sistemi di relazioni trasversali più duraturi degli stessi mandanti,  veri o presunti, di cui talora determinano la rovina quando sono caduti (Mani pulite) o cadono (EXPO, Sanità ecc.) nelle reti di alcune “compagnie” giudiziarie spesso l’una contro l’altra armate.

A questo punto affiora un sospetto in chi vive in un Paese dove la “mafiosità diffusa” non tanto e soltanto quella criminale, ma quella quasi antropologica, immortalata non solo dalla cinematografia, ma dal quotidiano “amici degli amici” o “tu fai un favore a me…” che può destare persino simpatia come per le canzoni, il cibo, la spigliatezza quando non invece diffidenza o paura. Il sospetto consiste nel presumere (?) che i corleonesi, siano stati debellati più che dallo Stato, dalle nuove mafie, che ad essi si sostituiscano divenendo i nuovi poteri forti.

È anche per questo sospetto che bisogna sempre tornare a Sciascia non solo per comprendere ma anche per prevedere e soprattutto per almeno auspicare che si possa arrivare a quella regolamentazione prevista dalla Costituzione e farne discendere giù li rami comportamenti e cultura che non costringano più il “simpatico” Genny a’ carogna alla faticosa trattativa con lo Stato.

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