Raja Elfani
Gloβ
14 Maggio Mag 2014 1452 14 maggio 2014

L’Eccezione Culturale all’italiana

Notte Bianca senza il Colosseo quest’anno. Molte altre strutture rimarranno chiuse nella Notte dei Musei sabato 17 Maggio. Se pensiamo alla prima edizione a Roma nel 2003 con il blackout, forse è anche un bene chissà.

Queste iniziative funzionano in Nord Europa dove l’organizzazione e la mobilitazione pubblica e civile sono compatte. In Italia mancanza di fondi e di sicurezza tronca sul nascere ogni buona volontà. Ma tant’è, queste iniziative su scala nazionale sono in ogni caso un incubo: file e folla, non certo ottime condizioni per godersi il patrimonio.

L’affluenza, questa è la vera sfida culturale della globalizzazione: come rendere l’affluenza – ambita  sul piano economico – compatibile con il benessere durante le visite culturali?

Non basta una buona gestione dei flussi. Con il turismo di massa, le giornate ai musei di tutto il mondo sono già infernali con o senza Notte dei Musei. Serve ripensare il sistema culturale per ora tutto basato sul consumo e quindi ineluttabilmente legato agli ingorghi.

È scoccata per prima la scintilla in Francia a un mese dalle elezioni europee. La ministra Filippetti aveva riunito tutti i suoi omologhi dei Beni Culturali d’Europa al Forum de Chaillot, cercando di allargare il concetto di “Eccezione culturale”.

Da allora anche in Italia l’Eccezione culturale è la parola d’ordine, è sulla bocca di tutte le personalità culturali, da Daverio a Franceschini che stasera è al Festival di Cannes. Non a caso si susseguono esperimenti di gemellaggio culturale tra Francia e Italia. Penso al Piano project lanciato la settimana scorsa a Palazzo Farnese e che intende associare i principali musei d'arte contemporanea dei due paesi. Ma qualcosa arriva anche dal governo: a Cannes un accordo è stato siglato oggi tra Istituto Luce e Chopard per il restauro di Cinecittà.

Ieri il ministro Franceschini ha presenziato il lancio di due candidati PD alle Europee con il progetto "l’Europa della Cultura" al teatro Eliseo a Roma, riunendo tutte le personalità (o quasi) del mondo artistico-culturale.Viste le notizie,toni tragici ovviamente anche lì. Ma c’è dell’altro. Franceschini coglie l’occasione per giustificare la linea culturale del governo e proclama: “Turismo e Cultura vanno insieme”. Detto la sera stessa dell’annuncio dell’esclusione del Colosseo dalla lista della Notte dei Musei. Eppure la sconfitta, se lo è, è di sua giurisdizione.

Anche qui regna la dissociazione come nel caso Expo?

Di certo l’Italia vive uno sdoppiamento, deve andare avanti anche se non se lo può permettere. Per non fermarsi il governo segue gli standard europei a vuoto senza potersi rialzare. Ma se queste sono le condizioni, non serve constatare i danni dopo: la verità è che alcune sfide ci sono precluse in partenza. Quelle standardizzate, non tutte. La creatività è la storia atipica di questo paese.

Perciò l’ennesimo standard, quello importato dalla Francia da Franceschini, l’Eccezione culturale, non attecchisce in Italia. Non corrisponde ad una realtà associativa tra fondazioni, tra editori, tra case di produzione. È tutto sparpagliato.

In Francia l’Eccezione culturale parte da una necessità prettamente commerciale, all’origine si tratta di distogliere gli incassi della cultura dall’espansionismo americano che, come in Italia per Fiat, sta divorando l’industria nazionale francese. Per fortuna, tutte le aziende del settore culturale sono mobilitate intorno al diritto d’autore, un vero e proprio baluardo per lo Stato francese. Al diavolo la globalizzazione e l’apertura del mercato, sulla cultura i Francesi sono volutamente in controtendenza. Al costo però di rimanere in bilico, a metà tra capitalismo e comunismo: un’economia non competitiva al 100% oggi non può definirsi avanzata.

In Italia il problema non si pone. Ritardi, corruzione, deterioramenti: una zavorra che per ora protegge il patrimonio culturale dalla globalizzazione. La decadenza ci ha squalificati dalla competizione mondiale concedendoci però una tregua. Insomma, paradossalmente, se oggi la cultura italiana è ancora degli Italiani, è grazie al caos.

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