Simone Paoli
Actarus
17 Maggio Mag 2014 1919 17 maggio 2014

Europee, le risposte che avrei voluto.

A circa due mesi dalle elezioni Europee avevo espresso il mio disagio, non avendo nessun partito in cui riconoscermi e a cui affidare il mio voto. (http://www.linkiesta.it/blogs/actarus/aaa-partito-da-votare-cercasi)

Ad una settimana dal 25 Maggio la situazione è perfino peggiorata. La campagna elettorale, lungi dall’assumere una valenza Europea, si è dipanata quasi esclusivamente su beghe interne, con argomenti e toni che non meritano nemmeno di essere commentati.

Eppure argomenti da approfondire seriamente non mancavano. Ed invece si è andati avanti per slogan, ed anche i dibattiti tra i candidati Europei, al di là dei toni decisamente più civili di quelli nostrani, mi hanno lasciato abbastanza perplesso sul grado di approfondimento proposto. Eppure, a mio avviso, almeno 3 argomenti meritavano un dibattito ampio e serio.

Primo: quali Istituzioni Europee?

Molto si è dibattuto su Euro sì/Euro no. Questione che ha acceso gli animi, e dibattiti infuocati tra gli economisti. Ora, da entrambi i fronti, sia che si fosse per l’uscita immediata che per restare, più o meno tutti concordavano sul fatto che le Istituzioni europee attuali non siano adeguate. Egualmente unanime (con l’eccezione della Le Pen) è stato lo slogan “Ci vuole più Europa”. Ecco, io da quasi nessuno ho sentito o capito come.

Quali poteri dare alle istituzioni sovranazionali?

Quali potere delegare ed in che forma?

Eleggere direttamente il governo Europeo dando un altro significato alle elezioni?

BCE con quali poteri?

Che controllo da parte dei governi Nazionali? O lasciare tutto così?

Secondo: l’immigrazione.

Abbastanza evidente che si tratti di un problema molto sentito in Italia, ma altrettanto evidente che la questione debba essere portata a livello Europeo. L’operazione “Mare nostrum” ha dei limiti evidenti, ma altrettanto evidente è che l’alternativa sarebbe una nuova e catastrofica invasione di Lampedusa. E quindi?

Si può pensare che l’Europa organizzi qualcosa di simile a “basi” nei territori di partenza, per regolare da lì i flussi?

Invece di tenere per settimane nei centri Italiani i profughi, non si possono smistare via aereo proporzionalmente nei vari paesi?

A medio lungo termine, ferme restando le problematiche dei paesi di partenza, come si possono evitare le partenze creando percorsi di crescita?

Terzo: la politica estera

E’ evidente che la crisi Ucraina ha messo in evidenza tutti i limiti dell’attuale gestione e la nostra debolezza rispetto ai giganti che ormai ci circondano. Ma l’Europa, non solo da un punto di vista militare è in affanno, anche da un punto di vista commerciale deve decidere come muoversi. Non solo USA e Russia, anche Cina e India sono oramai mercati competitivi come e più del nostro. Come contiamo di affrontarli?

Ci sarebbero poi altri argomenti, ma almeno su questi mi sarebbe piaciuto sentire parole e proposte sensate. Spero che in questa ultima settimana, tra un insulto e l’altro, qualcuno mi sorprenda.

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