Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
17 Maggio Mag 2014 2310 17 maggio 2014

Mister(y) Train

Elvis Presley - Mistery Train

http://youtu.be/XA5HErVE9oI

Il ragazzo arriva nel parco con una borsa nera enorme, da viaggio, quelle sacche senza forma che si vedono spesso a tracolla o trascinate dai migranti del pianeta, che siano banchieri di Zug o fornai di Damasco. Chiunque tu sia, ci vuole sempre un contenitore per girare per il mondo, dice la prima regola del transfrontaliero. Il ragazzo ha un braccio tatuato con dei teschi, una camicia di flanella ed un cappellino da baseball con il logo di un gruppo di heavy metal. E' magro, segaligno e la prima cosa che fa appena appoggia la borsa per terra e' salutare due o tre dei bambini che si stanno gia' assiepando attorno a lui, come si fa con una figura nota, conosciuta. Il ragazzo chiama per nome alcuni dei mocciosi e loro lo chiamano Mr. Train. Mister Treno. Ridono assieme, chiede della scuola, interroga un ragazzino sul motivo di una sbucciatura. I genitori gli danno una pacca, la mano, e lui risponde a tutti con calma ed ironia da eastender, come si percepisce dal suo accento rotondo ed eliso, dove tutta una frase diventa quasi una parola, e sicuramente ogni parola che dice puo' essere letta a vari livelli.

E' una giornata di sole su Londra, come lo e' sul resto del continente, dell'Europa attorno, questo fazzoletto di pianeta che, dall'alto, quando ci si vola sopra, sembra un unicum, un tutt'uno, con le sue campagne suddivise in quadratini e le sue citta' medievali, costruite come tanti piccoli cuori ad irrorare sangue, lavoro, idee.

Il ragazzo apre il borsone e tira fuori una piccola scatola di latta con Mickey Mouse sopra, una specie di salvadanaio, e se la mette davanti. Poi, con calma flemmatica, ancora intento a rispondere ai marmocchi attorno, comincia a tirare fuori pezzi di un trenino, quelli di plastica, con le rotaie da montare, Ha centinaia di pezzi, di curve, linee diritte, ponti da costruire, sopraelevate, scambi. E comincia a costruire un piccolo circuito, un cerchio che si apre verso il resto dello spiazzo del quale si e' seduto ai margini. Appena ha finito di costruire il primo cerchio, si alza, si asciuga una goccia di sudore e dice ai ragazzini 'ora continuate voi...'. Prende una locomotiva, la accende e comincia a farla girare nel cerchio. E, come per miracolo, tutti questi bambini, con genitori sorridenti ed invidiosi attorno, cominciano a costruire una, tre, dieci derivazioni. Alcuni bambini piu' intraprendenti prendono bracciate di pezzi di rotaia dalla borsa nera e cominciano a costruire un circuito un po' piu; in la'. La cosa che colpisce e' che i pezzi sono da vari trenini, da varie scatole, di produttori diversi, ma le rotaie collimano, hanno tutte la stessa distanza e permettono ai trenini con i loro vagoni merci e passeggeri di viaggiare senza soluzione di continuita'. Come se tutti i produttori di trenini elettrici, non i Lima o Rivarossi della nostra fanciullezza, ma quelli di base, che si comprano nei negozi di giocattoli a sconto, avessero usato le stesse proporzioni, lo stesso modello di base.

Le linee delle rotaie, in poco meno di un'ora, raggiugono estensioni esuberanti, enormi, coprendo uno spazio grande come un campo da tennis. Ed i ragazzini continuano a costruire, ad assemblare linee che portino altrove, che si uniscano ad altre parti costruite in isolazione da altri. Ed i vagoncini di plastica si spostano, si intersecano, si fermano o cascano, come un gioco enorme che cerca, anela a diventare metafora. E forse lo fa, forse ci riesce a raccontare qualcosa di un mondo che vorremmo senza confini, senza frontiere, dove ognuno possa viaggiare, muoversi, inventarsi un futuro che sia connesso, correlato, ma dove ognuno possa portare avanti il suo piano. E' quella fascinazione per l'Europa, per un mondo, dove si puo' ancora vivere in pace, un'oasi in mezzo ad un mondo di guerre e violenze e dove la preoccupazione piu' grande vorrebbe ancora essere il costruire ponti sempre piu' arditi, come quelli che tagliano le valli attorno a Lussemburgo, sopra canyon inaspettati nel centro d'Europa. O come le linee del Tube di Londra, questi serpenti nascosti sotto terra, nello strato dell'argilla del Sud Est dell'Inghilterra, quell'argilla che diventa pietra, gesso friabile, alle sue estremita', nelle scogliere che si aprono al canale. Ed oltre, l'Europa, quell'Europa che e; nata perche' i romani prima e i ferrovieri dopo hanno costruito le strade, le connessioni neurali, la rete attraverso la quale si spostavano le merci e le persone, i libri ed i monaci amanuensi, i politici rivoluzionari e gli studenti dell'Interail.

I bambini continuano a giocare, nel parco di Londra, si divertono, costruiscono astrazioni di destinazioni, mettendo insieme pezzi di rotaie e binari appartenenti a tante numerose scatole. Tanti mondi, storie di persone che magari hanno buttato via quei giochi da bambini. Ed il ragazzo con il tatuaggio, questo pennellone gentile e simpatico, magari con un passato difficile ed un presente incerto, determinato dal clima e dall'accoglienza dei genitori, che lasciano che uno straniero giochi e chiami i figli per nome, ha raccolto in una borsa nera tutte queste storie diverse, questi frammenti di vite altrui, nascoste in un trenino ammaccato, e le ha rese di nuovo un unicum, un evento solo, determinante, il Gioco del Treno. E la filosofia spicciola e banale, insulsa quasi, di un altro ragazzo, Robert Schuman. Anche lui un giorno, dalla cima della valle della Mosella, ha osservato il suo paese, confinante con altre quattro nazioni, appena dopo una guerra che aveva distrutto tutto, ergo, un dopoguerra dove tutto era possibile, ed ha pensato che in fondo non c'era nessuna differenza fra i quattro lati del diamante di Europa nel quale il Lussemburgo e' incastonato. In fondo, alla base delle valli coperte di alberi, passavano treni che potevano arrivare piu' o meno ovunque, grazie alle misure standard delle rotaie e non contava dove fossero prodotte, ma che funzionassero e che, stavolta, non portassero piu' soldati, armi, prigionieri e deportarti, ma persone libere e le loro idee ed associazioni di pensiero, inadulterate dalle ideologie.

"L'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto."

R. Schuman, Dichiarazione, 9 Maggio 1950

Waterboys - Some of my best friends are trains

https://www.youtube.com/watch?v=xgOX_pMDJGM 

13 and God - Men of Station

http://youtu.be/dinBy5MkyZk

"Sono giorni strani, questi, caro amico mio. Si passa dall'euforia alla disperazione, che forse e' solo mancanza temporanea di ottimismo cauto. Abbiamo voluto cambiare le cose, non fare la rivoluzione, vogliamo far accadere il cambiamento e non necessariamente distruggere il passato o quello in cui non ci riconosciamo. Dicono che vogliamo tramare, sovvertire, organizzare una rivolta, mentre in realta' siamo pronti a dare una mano alla speranza del paese. E' questo quello che fa paura, che siamo pronti a darci da fare, a fare passi piccoli o lunghi, ma tutti verso un paese talmente diverso come appare solo quando un treno a vapore attraversa uno scenario a velocita' oniriche" K.J. Okker "Sogno del ferroviere cauto"

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook