Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
17 Maggio Mag 2014 1340 17 maggio 2014

PSE, PPE? Moderati a parole

Anche in queste elezioni europee sono i moderati ad essere in vantaggio. Le grandi coalizioni del PSE e del PPE sembrano godere, nonostante il dilagante malcontento, di un ampio bacino elettorale fatto da quei cittadini che vedono nei moderati il giusto equilibrio fra progressismo e conservatorismo. Allora io faccio una provocazione: non è che di moderato vi è rimasto solo il nome?

Siamo radicali perché la realtà è radicale.

Alexis Tsipras, l’Altra Europa

di aldopalmisano

Parafrasandro quanto scritto ieri mattina da Chantal Mouffe ¹, pian piano guadagna terreno nell’opinione pubblica quel sentimento quasi di rassegnazione, riguardante la possibilità di far cambiare strada all’Europa. Sminuendo tutte le altre posizioni critiche (non per forza antieuropeiste), sembra quasi che gli unici ad avere la testa sulle spalle siano, al solito, i cosiddetti moderati (PSE, PPE). Moderati di una specie così strana da giocare in modo ambiguo la partita, comportandosi come tali a parole mentre lasciano spazio alle politiche di (eccessiva) privatizzazione dei beni, dei servizi ed alla deregolamentazione.

Come suggerito da Luciana Castellina, già ai tempi del trattato di Maastricht sono stati i “moderati” a mettere al centro del processo di unificazione la competitività del mercato tralasciando invece un più attento studio delle modalità democratiche con cui era necessario costituire dei corpi intermedi che facessero da tramite fra società civile ed istituzioni.

Member States shall conduct their economic policies with a view to contributing to the achievement of the objectives of the Community, as defined in Article 2, and in the context of the broad guidelines referred to in Article 103(2). The Member States and the Community shall act in accordance with the principle of an open market economy with free competition, favouring an efficient allocation of resources, and in compliance with the principles set out in Article 3a.  ²

Ed è stato il social-democratico Schroder, cancelliere tedesco dal 1998 per 7 anni, a decidere di rendere più competitiva l’industria tedesca abbassando per primo i salari dei lavoratori (dando il via ad una inarrestabile reazione a catena riguardante tutta l’Europa).

La Germania ha liberalizzato il mercato del lavoro, con orari più lunghi e flessibili, e in particolare ha ridotto i contributi di disoccupazione, così che alla fine l’incremento dei salari è stato ridotto. I salari sono aumentati molto poco in particolare per i lavoratori a bassa specializzazione. Ciò ha stimolato la domanda per i loro servizi e ha generato un “job market miracle”. Si noti che se tale misura è intrapresa solo da un settore, è un sacrificio; ma se tutti lo fanno, il sacrificio è limitato, perché tutti i prezzi calano. Inoltre, la domanda estera per i prodotti nazionali aumenta – ed è ciò di cui ha bisogno l’Italia. ³

Job Market Miracle? L’egemonia industriale tedesca è stata pagata a caro prezzo dai cittadini della Germania dove ci sono più di 7,3 mln di contratti mini-job (lavoro precario, circa 400€/mese) e 7,5 mln di contratti a tempo indeterminato da 6€/ora. ⁴

Il PSE si è reso complice del disastro semplicemente rendendosi subalterno alle esigenze della competitività e del mercato ed ora fa finta di non centrare quasi nulla con quanto accaduto. Nel dibattito di mercoledì sera il loro candidato, Martin Schulze, ha ripetuto asfitticamente il ritornello della responsabilità fiscale delle nazioni come panacea di tutti i mali. Schulze fa parte dell’SPD tedesco che in Germania è alleato proprio con il CDU della Merkel e di Wolfang Schauble, ministro dell’economia con orientamenti in netta controtendenza con quello che dice il candidato socialista. Questa larga intesa fa ampiamente capire come i moderati più o meno dappertutto stiano convergendo verso le stesse idee economiche. Se ci sarà una larga intesa europea fra PSE e PPE chi è pronto a giurare che ci sarà il tanto decantato cambio di rotta?

A me pare che i governi di centro-sinistra abbiano una enorme responsabilitàriguardo alla grave situazione in cui verte l’Unione. Non possono ancora una volta pensare di cavarsela semplicemente avanzando promesse elettorali da ultimo minuto in questo lasso di tempo in cui bisogna convincere tutti che è stata colpa di qualcun altro.

A nessuno viene il dubbio che quanto dicano serva solo per la campagna elettorale? Che i veri populisti in questo momento rischiano di essere proprio loro?

¹ Chantal Mouffe – Sbilanciamo l’Europa (il Manifesto 16/05/2014)

² Trattato sull’Unione Europea di Maastricht

³ Hans-Werner Sinn – La cura per gli italiani? Austerity e salari più bassi

⁴ Stephanie Blankenburg - Mini-jobs don’t work in Germany ant they won’t work in Britain

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