Mercato e Libertà
22 Maggio Mag 2014 1950 22 maggio 2014

Il vero rischio dell'integrazione europea

L'interazione dell'introduzione dell'euro e di classi politiche nazionali inadeguate ha prodotto l'attuale eurocrisi: per immaginare una “distopia” basterà reiterare gli stessi processi su una scala maggiore. L'euro ha annullato gli spread, e ciò che avrebbe dovuto evitare gli squilibri (i vincoli di Maastricht) ha presto perso ogni credibilità. È facile ipotizzare che l'ESM potrebbe produrre nuovi squilibri ancora più gravi: le banche assumerebbero troppi rischi, fidandosi della protezione sistemica della BCE e degli stati membri, e questi ultimi farebbero lo stesso, fidandosi della protezione sistemica della BCE e dell'ESM.

Si parla di condizionalità, giustissime, come far pagare i creditori delle banche (e i fondi di garanzia nazionali) prima di far intervenire l'ESM, ma è facile immaginare che nessuno le prenderà sul serio. Di fronte ad una crisi sistemica, chi avrebbe il coraggio di applicarle? E se tutti sanno che le condizionalità saranno messe da parte, perché crederci? Tanto vale cominciare sin da subito ad accumulare distorsioni sistemiche. Questo problema si chiama “inconsistenza temporale”: senza credibilità le condizionalità non hanno alcun mordente.

Inizialmente andrà tutto bene. Le banche prima si ricapitalizzeranno e poi ricominceranno ad accumulare leva eccessiva ed investimenti poco diversificati, illiquidi e rischiosi. Le economie cresceranno, alcune più, altre meno. Poi si creeranno inevitabilmente bolle: energie rinnovabili, immobili, terreni agricoli, esplorazioni di shale gas, utilities pubbliche? Chissà. I capitali andranno dove ci sono più rischi, cioè verso le economie periferiche, contando sul fatto che i profitti sono privati e le perdite pubbliche.

In Italia si è usato l'euro per aumentare la spesa primaria, e per anni si è parlato di “tesoretti” e “dividendi dell'euro”, alla ricerca di regalie elettorali per perpetuare il clientesimo. Potremmo fare di gran lunga di peggio in futuro. Con l'eliminazione (vera o supposta) del rischio sovrano le politiche nazionali diventeranno più inefficienti, assistenziali e irresponsabili, anche nei paesi relativamente ben governati come la Germania. Le occasioni per acquisire consensi (anche a costo del futuro) sono come banconote sul marciapiede: è impossibile che tutti i partiti passino senza raccoglierle, o che non se ne formino di nuovi per farlo. Il federalismo all'italiana deresponsabilizza gli enti locali sia al nord che al sud, peggiorando ovunque la governance: un federalismo europeo basato sul tabù dei fallimenti sovrani sarebbe altrettanto disastroso, ma su scala continentale.

Passati venti anni si arriverà inevitabilmente ad una crisi. E allora si scoprirà che i finlandesi non vorranno pagare il conto della corruzione greca, che i tedeschi vorranno difendere le loro malridotte banche a tutti i costi, che gli italiani vorranno fare i referendum per uscire dall'euro e contemporaneamente introdurre gli eurobond (riposi in pace il principio di non-contraddizione), che i portoghesi voteranno un dittatore che crede alle scie chimiche e ritiene la crisi colpa del Mossad.

Venti anni di finto boom, ancora più irrazionale di quello prodotto dall'euro, causerebbero il trionfo elettorale di movimenti così osceni che ci faranno rimpiangere gli attuali. È stata la crisi a produrre Alba Dorata: senza euro, la Grecia sarebbe rimasto un paese agricolo-turistico a basso reddito e con istituzioni corrotte e inefficienti. Il detto “meglio amare e perdere che non aver mai amato” non vale per il benessere, soprattutto quando, frutto di bolle anziché di buona governance, non ci sono le basi culturali e istituzionali per conservarlo.

Se è troppo tardi per prevenire l'Eurocrisi, si può ancora evitare che la hybris europeista crei le condizioni per un nuovo e più grave collasso economico: potremo prevenire in futuro l'imbarazzo di dover spiegare agli storici cosa significa che l'Unione Europea sarà collassata per “inconsistenza temporale”. Facciamo ancora in tempo per ripristinare la responsabilità fiscale, che a differenza della sovranità fiscale (cioè il diritto di fare debito), è il dovere di pagare per i propri fallimenti. Bisognerà pensare ad un phase-out dell'ESM, e ad imbrigliare le politiche interventiste della BCE. L'alternativa è che in futuro rimpiangeremo l'attuale Eurocrisi.

Pietro Monsurrò (pietrom79)

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