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23 Maggio Mag 2014 0910 23 maggio 2014

La fotografia di Letizia Battaglia: disciplina ed emozione

Era tanto che volevo incontrarla e sentirla parlare, e la pioggia di ieri non mi ha fermata.

Alla Triennale di Milano una delle Lectio Magistralis di Fotografia organizzati dall’AFIP è stata dedicata a Letizia Battaglia.

Letizia è una delle fotografe italiane più famose sopratutto per le sue immagini sulla mafia, ma non soltanto.

Oggi ha 80 anni ed è una donna entusiasta e vitale, che non si esime dallo svelare al pubblico la sue vicissitudini personali né di rispondere con una sincerità disarmante, ma dal piglio incalzante, al giornalista Gad Lerner, mediatore dell’incontro.

Letizia si è sposata a 16 anni ed è diventata presto mamma, ha iniziato a fotografare a quasi a 40 anni quando si è trasferita a Milano e dice ” sono riuscita a fare per la prima volta una cosa per me”.

Irrefrenabile era la voglia di essere partecipe di questo mondo e se nel corso della vita questo tipo di desiderio ti anima, l’esistenza non ha date di scadenza ma obiettivi da raggiungere o risvolti inaspettati.

Le maggior parte delle sue fotografie hanno come protagonista il sangue ed il dolore. Per fare questi scatti non si è servita del sangue freddo, che confessa di non possedere,  ma della disciplina, elemento essenziale del saper fare un mestiere e renderne conto. E poi l’emozione quella sempre. Ed è questa che dà alle fotografie di Letizia Battaglia quella bellezza che le rende uniche rispetto alle immagine di un qualsiasi di fotoreporter, perché ammette “Io ho sempre cercato la poesia”.

Una delle ultime foto proiettate è il ritratto della mamma di Peppino Impastato, giornalista ucciso dalla mafia nel 1978. La donna aveva promesso che avrebbe aspettato seduta sul quel divano la cattura dell’assassino di suo figlio. Quando finalmente la giustizia ha fatto il suo corso Letizia assicura che lei sia tornata a sorridere.

(Ph. di Mariella Nobile)

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