Nuovo Mondo
26 Maggio Mag 2014 1054 26 maggio 2014

Berlusconi 1994 - Renzi 2014

Dopo venti anni l’Italia ha trovato un nuovo leader, l'uomo della speranza e senza perdere tempo (in fondo il tramonto di Silvio Berlusconi è avvenuto da poco) ed anche se nessuno ci ha pensato, la vittoria di Renzi ricorda molto nei numeri e nei modi, quella del Cavaliere venti anni fa, anche se questa volta la macchina d’opposizione era molto meno gioiosa e molto più rabbiosa.

Finalmente anche il centrosinistra può dire di aver ottenuto quello che sognava di tempo, ovvero che di dicesse che non esiste un opposizione, il sogno di tutti i partiti, anche se ipocritamente lo si nega, di avere un Berlusconi fatto in casa, uomo nuovo, circondato da facce nuove, belle donne che non guastano mai ed un apparato televisivo, giornalistico e trasversale dall’imprenditoria alla classe ex operaia.

Cosa resta di questa notte che non ha avuto nulla di europeo, ma moltissimo d’italiano? Due idee. La prima è che in Italia, a dispetto di disoccupazione, piagnistei da fame e povertà, lamentele anti-politica, si sta ancora magicamente (ed in questo non aveva torto il buon Silvio). Ammortizzatori sociali, assistenza medica, possibilità di evasione e ravvedimento discreta, tasche ancora gonfie di risparmi che mamma e papà riescono ad elargire ai figli a spasso o quasi.

Tutte queste cose gli altri paesi le sognano ed infatti, la Francia dei disoccupati e delle periferie, della borghesia e dei cattolici, degli anziani impauriti dalla mancanza di sicurezza e dei giovani stanchi di promesse hanno votato Le Pen, gli omologhi greci hanno scelto Tsipras, quelli spagnoli sono andati all’estrema sinistra o a nuove formazioni anti-sistema, in Belgio e Gran Bretagna ai partiti espressione delle spinte separatiste del tipo “non pago per i vicini di casa sgraditi”.

In Italia tutto questo non è accaduto. E’ bastata l’ennesima promessa (ma alcuni la chiamano speranza ed è giusto rispettare anche chi la pensa in questo modo), di riforme istituzionali, riduzione dei costi della politica, politiche del lavoro, condite da 80 euro di sano ottimismo, subito in tasca in pieno stile assistenzialista DC, per tappare ogni possibilità protesta, anche perché Grillo è stato tradito dalla sua stessa qualità: l’essere anti-sistema.

Ovunque il voto di protesta apparentemente anti-sistema, in realtà si è concentrato su partiti che nel sistema ci sono da anni, come il Front National che addirittura ha umiliato Jospin qualche anno fa o Syriza che è in realtà la parte più incarognita del Pasok, dissidente dalla dinastia Papandreu e perfino Alba Dorata o l’Ukip altro non sono che l’estrema destra xenofoba da sempre esistita e balzata improvvisamente dall’1% al 10-15-20%. E allora?

Per battere il sistema bisogna essere nel sistema, altrimenti si rischia di essere a lungo andare poco credibili, oppure un semplice movimento di popolo che non fa partito e quindi muore. Grillo voleva uccidere i partiti, ma senza i partiti non si può nulla perché solo loro “garantiscono” il cittadino, sono fautori di promesse e smentite, rappresentati di categorie delineato o di orde barbariche e non è un caso che altri arrabbiati siano tornati a scegliere Lega Nord.

Renzi ha capito tutto e si è allineato al miglior Berlusconi del 1994. Prendo un partito, lo modello a modo mio, metto la squadra nuova, bella, giovane e vincente, batto sul tasto “speranza”, “fare” (molto simile alla libertà ed all’amore di pidiellina memoria) e divento l’anti-sistema nel sistema. Non colui che distrugge i partiti ma che li fa propri, li mette al servizio del capo. Capito Beppe. Stai sereno, anzi adesso, ormai, stai a casa. Missione fallita.   

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