#ildiscorsodelre
27 Maggio Mag 2014 0614 27 maggio 2014

Castelli di carta. Il futuro delle news dal NYT a Morcellini

Per capire che fine fa il giornalismo, i tipi del New York Times si sono messi a studiare. Sei mesi per tirarne fuori una sorta di bibbia, Innovation, e alcune indicazioni. Per esempio, che il potere dei social sgretola la homepage se ai contenuti ci arrivi via Facebook o via Twitter. Che il confezionamento grafico con le sue immagini giuste è assai importante per far durare più a lungo un articolo. Che senza promozione non si va da nessuna parte. E che la bussola per il futuro è digital first: “la carta è una forza conservatrice”, per dirla con Ashby Kulhman, a capo dell’area digital del Times. 

Per dirla invece con il mass mediologo Mario Morcellini, autore tra gli altri di Neogiornalismo. Tra crisi e rete, come cambia il sistema dell'informazione, “la crisi della carta stampata è un fatto irreversibile. Il modo in cui la carta stampata elabora questa crisi ha dello spettacolare: una forma di rimozione delle sue difficoltà che dà risultati da studiare con attenzione”. 

In Italia, poi, il fenomeno assume caratteristiche tutte sue: “Prendi, per esempio, l’avvitamento del giornalismo sul delirio della cronaca nera. O il giornalismo di campagna, cioé quello che vive di antagonismi urlati”.

Come in una ricetta, aggiungi quell’abitudine tutta italiana dell’informazione ‘gratis’ e siamo quasi al limite perché “uno dei più grandi indicatori di populismo è l’idea, soprattutto fra i giovani, che la comunicazione debba essere free. Una follia totale”.

Dulcis in fundo, il tema dei temi: il controllo delle fonti. “La certificazione dell’informazione in rete è una questione troppo avanzata per i livelli economici del giornalismo digitale. Voglio dire, la verifica significa pagare e, al momento, i costi sono altissimi”.

Insomma, la diagnosi non lascia scampo ma lui, così appassionato di torri di Babele da averne ritratte una decina alle pareti del suo studio, non perde la speranza e propone: innovare.

In altri termini, “c’è spazio: il bisogno di informazione sta cambiando così rapidamente che lo puoi inseguire solo con esperimenti innovativi. Solo un giovane ci può riuscire, perché chi meglio di un giovane è capace di innovare e, insieme, di rischiare?”

In particolare, secondo il direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza di Roma, il nodo della sfida è: “offrire un prodotto certificato, ma non ai costi del vecchio sistema informativo, rispondendo al contempo all’urgente domanda di comunicazione dei moderni”.

“Un garage?”, gli chiedo. “L’università, per esempio, potrebbe essere un laboratorio che permetta ai giovani di testare nuovi modelli di informazione con la forza delle istituzioni alle loro spalle”.

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