Raja Elfani
Gloβ
27 Maggio Mag 2014 1742 27 maggio 2014

Celant, come la scienza anche l'arte va rinnovata

Insistendo sul compenso di Celant e non sulle decisioni artistiche di Expo, Artribune contribuisce a sviare l’attenzione pubblica dai veri problemi culturali.

Se i 750 mila euro promessi a Celant sono la punta dell’iceberg di un malaffare anche nella gestione culturale dell’Expo di Milano, lo scopriranno gli inquirenti chiamati ad indagare su tutto il meccanismo finanziario di Expo.

La questione è un’altra.

Expo non è una fiera, è un’esposizione universale: significa che deve proiettare nel mondo l’eccellenza italiana per gareggiare con le altre eccellenze internazionali. Expo deve quindi organizzare una task force italiana per raggiungere i più alti livelli competitivi in ogni settore: tecnologia, scienza, arte, etc.

Non ci è sfuggito che, nella tematica del cibo con la quale Expo sta promuovendo il made in Italy, qualcuno cerca anche un escamotage (più economico che scientifico) per fare pressione sull’Italia e sull'Europa per aprire all’Ogm, guidando una campagna votata a sfatare legittime paure alimentari.

Questo per sottolineare con quanto progressismo Expo si spende per la competitività italiana nel settore agricolo industriale, pur di stare al passo con il progresso e il commercio internazionale.

Perché non puntare sull’innovazione anche in campo artistico?

Dalle scelte dei curatori di Expo - di cui Celant è la punta di diamante – l’Italia sembra aver scommesso sulla storia dell’arte più che sulla ricerca artistica.

Celant ha acquisito la sua autorevolezza 50 anni fa con l’Arte Povera. Oggi non risulta che Celant capeggi un nuovo pensiero estetico.

Allora che messaggio culturale trasmette Expo incaricando Celant? Che l’Arte Povera è ancora attuale oggi? Che sta al top della classifica artistica nel 2014?

Facciamo una parabola: in 50 anni la medicina ha fatto progressi notevoli. Che direbbe la comunità scientifica se nel 2015 Expo rilanciasse le prime tecniche di sequenziamento del DNA?

Può anche darsi che Celant, Bonami e le gallerie annoverate al progetto artistico di Expo abbiano in serbo nuove scoperte artistiche. Aspettiamo con impazienza l'elenco dei nomi.

Ma siamo sicuri che l'arte italiana che sovrasterà sull'altare universale di Expo nel 2015sarà, come negli altri settori, la più avanzata?

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