Saro Capozzoli
Bussola cinese
29 Maggio Mag 2014 0904 29 maggio 2014

Una visione per il futuro dell’Europa

Mentre a Bruxelles gli euroscettici si incontrano per "scardinare" l’Europa spingendo quindi il continente Europeo in una situazione pre-Seconda guerra mondiale, la Cina continua a confermare la sua presenza e determinazione in Africa. Perché accosto queste due cose? Perché penso che in Europa, la "vecchia Europa", si stia avviando verso un periodo buio di isolazionismo e di non accettazione delle dinamiche che caratterizzano questo secolo, e ci troveremo tutti impreparati agli sviluppi futuri. Non accettando il ruolo di leader mondiali, come continente unito, e ragionando come se fossimo ancora all’età dei feudi, il mondo continuerà a vederci certamente economicamente importanti, ma con un ruolo politico e sulle decisioni strategiche mondiali, come non determinanti. La Cina opera in Africa con una politica che sta assicurando il futuro approvvigionamento di materie prime e di cibo e allo stesso tempo fa affari portando infrastrutture e costruendo città. L’Europa non riesce neanche ad avere una posizione comune sulla questione Ucraina, si muove sparsa in Africa e spesso i singoli paesi si fanno concorrenza, mentre i Cinesi ci portano via risorse importanti.

Quali sono i risultati della nostra inconsistenza politica? un esemoio è la Russia e Cina che si alleano e si legano sempre di più sul fronte energetico, perdiamo terreno laddove avremmo dovuto essere ben presenti come l’Africa. In Sud America andiamo a fare i Mondiali e che altro? Gli USA guardano a noi ma si affidano prevalentemente agli inglesi e ci spiano come se fossimo nemici. Intanto i giovani europei sono costretti a emigrare in Cina, Stati Uniti e persino in Australia per trovare un lavoro o realizzare le proprie capacità e sogni e le nostre aziende sono piccole e restano piccole perché non riescono a mettersi assieme per affrontare i mercait più complessi. Vedi cosa accade in Cina con il vino: i francesi sono decenni che fanno sistema e controllano quasi il 60% del mercato e il vino e sinomino di Francia, mentre noi arranchiamo su valori vicini al 5% e continuiamo a non capire che se non si investe assieme, il mercato se lo prendono gli altri. E poi i cattivi chi sono? i Francesi che hanno capito che da soli non si va da nessuna parte o noi che pensiamo che il mondo sia ancora quello del secolo scorso, cioè quello che si raggiunge in macchina.

Mi accusano di vedere le cose sempre in grigio, ma penso di essere realista e di vedere direttamente da Shanghai da ltre 20 anni come ci vedono i Cinesi: siamo litigiosi, divisi, simpatici ma poco concreti. Rispettano i tedeschi perché fanno quello che dicono, ma il resto dell’Europa, Italia in testa, è vista come un accessorio a cui dare ogni tanto un contentino. I nostri politici vengono in Cina nello spazio di un week end e via, altri leaders europei si può dire che abbiano appuntamenti quasi trimestrali con la Cina e la differenza si vede anche nel business.

E’ frustrante ma è la realtà, e sentendo parlare i vari Grillo, Le Pen e Salvini, non posso che essere che pessimista. Speriamo solo che la maggioranza degli Europei fermi questa deriva isolazionista e populista, che alla fine ci danneggia, e che  costringa i vari governi a unirsi sempre di più creando un’organismo che abbia peso reale nel mondo. Mi ritrovo quindi ad essere un grande supporter del nuovo corso in Italia ma vorrei che si ostentasse meno ottimismo e si facesse di più, più veloci e con più concretezza. Dobbiamo essere in europa come dei buldozer: abbattere le barriere e le frontiere, stabilire poche regole fondamentali, creare una unica difesa (così forse avremo bisogno di meno aerei e navi), avere una politica estera unica e guardare al mondo come nazione europea che preservi i propri interessi e difenda i propri confini unita anche dagli immigrati che sono benvenuti ma selezionati. Provate ad andare in Canada, Australia o altrove a trovare lavoro, i requisiti sono altissimi. Se sei capace e porti valore, allora sei benvenuto, altrimenti si è espulsi. Dobbiamo essere anche in questo caso realisti: aperti e a supporto dei veri profughi, ma severi con tutto il resto. In questo modo si tolgono argomenti ai populisti che sulle paure prosperano. Ed è anche ora che si facciano programmi di sviluppo per i prossimi 50 anni e non solo da qui alle prossime elezioni, e quindi pensare dove andare a trovare le risorse che serviranno ai nostri figli e nipoti, ma forse questo non è importante in una democrazia, non sono ancora nati e non votano ancora...

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