Young & Furious
2 Giugno Giu 2014 1525 02 giugno 2014

La Germania sia di esempio per l'Europa

Dopo il risultato delle elezioni europee, abbiamo letto e sentito di tutto, dagli autorevoli opinionisti sui quotidiani ai commenti su facebook, fino a twitter. Tutti a esaltare, giustamente, il quasi 41% del Pd di Renzi alle consultazioni per il Parlamento Europeo e indirettamente, da quest'anno, per la scelta del presidente della Commissione. Fin qui nulla di male, anzi, anche perchè la netta affermazione del Partito Democratico è una risposta più che convincente al populismo e ai deliri, rispettivamente di Grillo e Berlusconi. Il problema è il cosa bisogna farsene di questo risultato.

Ho letto di “pugni sul tavolo”, “siamo più forti agli occhi dei tedeschi”, fino addirittura al “siamo più legittimati a cambiare la politica europea”. Questa ultima frase, benchè possa per certi versi essere condivisibile su alcune tematiche, non può però farla da padrona. Le elezioni europee erano e rimangono un voto politico, un primo referendum sul governo, seppur Renzi avesse negato tale natura. E alla politica nazionale questo risultato deve rimanere legato. Questo voto non dà solo la legittimità a Renzi di guidare alla grande e al meglio il semestre di presidenza in Europa, ma gli dà soprattutto il consenso per cambiare già da qui, in Italia. Non serve e non bisogna battere i pugni in Europa contro la Germania, sbandierando qualche rivendicazione neokeynesiana totalmente fallimentare. Non serve a nulla chiedere di rivedere i parametri europei come lo sforamento del 3%.

Dobbiamo prendere la Germania come esempio, perchè non è colpa della Merkel e dei tecnocrati se abbiamo una spesa pubblica fuori controllo, se non siamo un paese competitivo e non attraiamo investimenti. Non è colpa loro. E' colpa nostra, solo nostra. E' colpa di una prima Repubblica che ha utilizzato la spesa pubblica per acquistare consenso politico, ed è colpa della Seconda che ha peggiorato solo la situazione, lasciando a questa nuova generazione di politici il compito di risolvere i tanti nodi chiave irrisolti di questo Paese. Perchè se da una parte il 41% degli italiani, e forse qualcosa in più, alle urne ha chiesto un'Europa diversa ma più forte, c'è ancora una fetta di elettori euroscettici. C'è poi un 6%, l'elettorato della Lega, che vorrebbe cancellata la riforma delle pensioni Fornero, ad oggi ancora l'unica riforma seria e lungimirante fatta in tre anni (tolto il problema degli esodati, da risolvere). E noi vorremmo dettare legge alla Germania, un paese in cui le riforme che non proviamo a fare da vent'anni, sono già state attuate dieci anni fa?

Siamo ancora il Paese dei pagamenti alle imprese con una media di non meno di ottanta giorni, quello dei ritardi tecnologici, della morsa del credit crunch e di un mercato del lavoro ingessato, dove i sindacati non si pongono come intermediari del rinnovamento ma solo un ostacolo al processo di riforma. Ebbene, allora va bene cambiare verso all'Europa, cercando di riportare la politica al di sopra dell'economia e della finanza, senza farsi schiacciare. Ma prima di criticare l'Europa, la Troika, la Germania, urlando al complotto, è bene guardarsi in casa propria. Riformiamo il mercato del lavoro, facciamo una legge elettorale seria, aboliamo il Senato, sblocchiamo la burocrazia, tagliamo la spesa per tagliare le tasse, e potremo veramente presentarci più forti agli occhi dell'Europa, al di là di un qualsiasi risultato elettorale.

Lorenzo Pelliconi

@LorenzPellico

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