Sogni di merito
5 Giugno Giu 2014 1017 05 giugno 2014

Finalmente il centrodestra si muove: la rottamazione degli anti-Renzi #svegliailcdx

Finalmente anche nel centrodestra si inizia a pensare in modo diffuso a rottamare la vecchia classe dirigente, formata da politici che detengono il monopolio del potere politico opposto alla sinistra da un buon ventennio (sotto l'ombra di Berlusconi).

I firmatari sono molti, ma non c'è la protezione di nessun "Big", dato che sarebbe stato un po' un controsenso con la natura e l'intento di questa iniziativa.

Tra i firmatari vi sono Lorenzo Castellani, direttore de La cosa blu, Federico Cartelli di The Fielder, Giacomo Zucco del Tea Party Italia, Giovanni Sallusti de L'Intraprendente e molti giovani amministratori locali, imprenditori e blogger d'area liberale e conservatrice.

Che sia la volta buona in cui si scatenerà la valanga di "rottamazione" anche nel centrodestra?

La debolezza e la conclusione della parabola Berlusconi, l'incosistenza di Toti e il flop di Alfano - come leader - non possono che aprire sterminate praterie ad una nuova classe dirigente ed anche ad una nuova leadership.

Io, personalmente, appoggio più che volentieri questa iniziativa.

Ma voglio dire che lo farei anche se mi sentissi meno legato al cdx, poichè i meccanismi della democrazia funzionano meglio quando vi è perennemente uno stato d'allerta nei politici incumbent, i quali così devono rinnovarsi e soddisfare sempre più il proprio elettorato, non solo contro i rivali (nel caso, i politici di sinistra) ma anche contro una nuova - e più fresca - classe dirigente.

Qui il testo de "il contratto per il centrodestra", al quale si può aderire firmandolo sul sito

twitter @GioviRavetta

"APPELLO PER L’UNITA’, IL PROGRAMMA, LE PRIMARIE DEL CENTRODESTRA

L'esito delle elezioni europee e amministrative del 25 maggio sancisce la fase conclusiva di un processo quinquennale di sgretolamento del centrodestra italiano. Le fazioni di oggi separano e contrappongono una comunità che per anni era riuscita non soltanto a restare unita, ma a governare con continuità il Paese. Il risultato è stato un centrodestra frazionato rispetto al rapporto con il governo Renzi, incapace di arginare l’emorragia di propri elettori rifugiatisi nell’astensionismo o nella protesta,perdente in gran parte delle competizioni locali con migliaia di amministratori sacrificati per gli attriti dei leader nazionali.

Nessuna personalità vuole ammetterlo, ma è lampante che si navighi a vista senza alcun progetto politico di lungo periodo. Il centrodestra resta privo di visione politica ed unità d’intenti, arroccato nella difesa sterile di ciascun singolo feudo, retrivo a qualsiasi innovazione e competizione interna. Noi dobbiamo far finire il piccolo cabotaggio di ognuno dei vascelli e rifare di essi una flotta. Tornare a far ragionare in una logica aperta e unitaria tutti i partiti, i gruppi, le associazioni, i magazine, le persone che si riconoscono nell’area alternativa alla sinistra e alla protesta. Crediamo che prima dei partiti vengano le comunità di persone con certi ideali, che ad esse tocchi riunire ciò che i palazzi romani hanno diviso. Nessuno di essi ha la legittimità per dirci “non è il momento”.

Le sfide che abbiamo di fronte sono troppo grandi per un'Italia smarrita. Per il Paese è fondamentale la ricostruzione di un’area omogenea che sappia indicare una strategia di sviluppo in Europa e nel mondo. Un centrodestra deve tornare convintamente a sostenere le riforme istituzionali: sistema elettorale maggioritario, bipolarismo e nuova forma di governo con l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, cosicché si modernizzi la democrazia italiana, per ripristinare davvero una sovranità politica che sembra essere svanita negli ultimi anni. Così come è opportuno tornare a ragionare di un federalismo vero che valorizzi gli enti regionali, le responsabilità degli amministratori e riduca gli squilibri nei trasferimenti pubblici.

Proponiamo un centrodestra che concentri il proprio programma economico sullaLibertà di intraprendere: la riduzione drastica del carico fiscale su chi produce, compresi i singoli professionisti, sia l’elemento di più netta differenziazione dalle altre forze politiche. Da troppi anni assistiamo a giochi di prestigio di una politica spendacciona che finge di abbassare tasse che si rappresentano sotto altre forme e spesso mentite spoglie, dalla TASI, alle mani sulle pensioni, fino al dilazionare i pagamenti alle imprese. Allora che valga un principio: ogni Euro di tasse in meno comporti un Euro di spesa pubblica vera in meno. 

I politici italiani hanno regalato per anni a varie imprese italiane decine di miliardi di euro di finanziamenti pubblici che sono stati presi da aziende che poi, per evitare il fallimento e la scomparsa dal mercato, hanno trasferito la propria produzione all’estero con la perdita di milioni di posti di lavoro. E’ tempo che un centrodestra serio dica basta: azzerare tutti gli incentivi pubblici dati solo ad alcune imprese e ridurre radicalmente la fiscalità sul lavoro per tutte le imprese, darà lo stesso sollievo, ma solo a chi terrà i posti di lavoro in Italia.

Pensiamo un centrodestra che sappia riformare il Paese non con le roboanti dichiarazioni degli scorsi anni, ma con un progetto in tempi certi. La lotta alla burocrazia non può diventare di sinistra. Urge ripensare la PA valutando e premiando veramente il lavoro dei dipendenti. Bisogna penalizzare fortemente i dipendenti pubblici che lavorano poco o male e valorizzare i modernizzatori.Aumentata la flessibilità contrattuale, così in uscita come verso migliori stipendi, vanno inseriti principi di efficienza e managerialità nelle amministrazioni, per semplificare i rapporti con i cittadini e le imprese con sistemi di e-government. Va snellito il processo civile, riformata la giustizia penale e ripristinata la parità delle parti nel processo tributario. Un centrodestra per l'Italia non può essere quello delle fazioni, ne vorremmo dunque uno che abbandoni la difesa delle corporazioni e si ponga obiettivi più generali. Una visione semplice ma rivoluzionaria: costruire uno Stato efficiente ed un’Economia libera che diano all’Italia il vantaggio per vincere nel mondo. 

Per il futuro serve una ritrovata credibilità. Questa non può avere cittadinanza presso chi, negli ultimi vent’anni, ha inanellato prima fallimenti governativi e ora disastri politici. Per questo auspichiamo anche una partecipazione nuova, capace di idee, visioni, proposte che possano ricreare dalle basi l’area del centrodestra italiano. Non siamo qui per chiedere dimissioni ma per costruire spazi di competizione unitari: siano i cittadini a scegliere. Non siamo qui per soddisfare ambizioni personali con una proposta politica, ma semplicemente perché vogliamo bene al Paese, alle idee politiche in cui crediamo e reputiamo insopportabile il suicidio politico di fronte alla sinistra e alla protesta.

Vogliamo che tutti coloro che si riconoscono nell’area a prescindere dai singoli partiti o movimenti, siano questi simpatizzanti, militanti, amministratori locali o parlamentari, tornino presto a incontrarsi sulla base di tre principi guida:

 Si deve lavorare con lo scopo di ricostruire l’unità del centrodestra

 È necessario stendere un programma comune, che immagini l’Italia dei prossimi vent’anni

 Vanno stilate le regole di un metodo con primarie aperte, per la scelta dei candidati Sindaci, Presidenti di Regione, dei Parlamentari e del Leader nazionale.

Questo il contratto che vorremmo firmare per rinnovare e rivitalizzare il centrodestra.Non ha senso fare questa operazione dentro un solo partito, perché divisi si perde. Proponiamo un grande momento di confronto e dialogo. Non serve una passerella né una riunione di corrente allargata. Non una commissione di trombati alle elezioni, né il contentino per giovani frustrati dalla sconfitta. Non dovrà essere tantomeno l'ennesimo consesso “terzista” infarcito di establishment. Sarà una manifestazione, una “Leopolda di centrodestra”, quanto più simile ad una costituente perché il rinnovamento non è più rinviabile."

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