Riforme che non costano
6 Giugno Giu 2014 1630 06 giugno 2014

La promessa

La promessa

La promessa che facciamo ai futuri lettori di questo blog è di individuare riforme che non costano. Non sui grandi temi, di cui dovrebbero occuparsi i governi, ma sulle mille e mille incrostazioni di inefficienza della macchina amministrativa del paese, le innumerevoli  manifestazioni di imbecillità amministrativa e comportamenti ridicoli che rendono una corsa a ostacoli la vita nel paese più bello e più ricco di cultura al mondo. Obblighi, procedure, protocolli, processi amministrativi, abitudini e strutture, inutili, dannosi, quindi assurdi e scellerati, che sarebbe facile eliminare senza costi o con costi minimi.

Danni irreparabili all'economia attraverso la confisca del nostro tempo

La nostra preistorica macchina amministrativa e la casta di accecati conservatori che se ne alimenta e la alimenta, non distrugge solo giorno per giorno da decenni una cultura ed estetica millenaria. Ha anche distrutto buona parte dell' economia, con la sua ostinata affezione al culto dell'inefficienza e dello sperpero di risorse, prima di tutto la risorsa tempo degli italiani produttivi e dei malcapitati turisti e uomini d'affari che visitano l'Italia da ogni parte del mondo.

Una sciagura nazionale, fatta di migliaia, milioni di piccole disfunzioni che formano un sistema perverso, così intrecciato e impenetrabile da essere invincibile con le armi tradizionali.   

Burocrati come gli evasori fiscali

  Con i burocrati saremo spietati. Fanno all'economia italiana tanto danno quanto gli evasori fiscali. Con la differenza che non ci sono né leggi né mezzi per combatterli.

Per combatterli non c'è altro mezzo che eliminare le procedure ridicole e arcaiche di cui si alimentano e con cui ricreano continuamente il proprio inutile e dannoso lavoro, da bravi parassiti che se ne stanno alla finestra a guardare l'Italia produttiva che annaspa nel mercato globale. 

Le riforme che non costano sono innanzitutto queste. Ma non basta. Sarebbe troppo semplice cambiare qualche procedura per cambiare direzione al paese. C’è qualcosa di strutturale che alimenta e difende la perversione burocratica.

Anarco-localismo, la prima fonte di inefficienza, la zavorra che ingrassa senza sosta

Non siamo certo così ingenui da pensare che vi siano poche soluzioni capaci di affrontare la complessità. Ma alcune strade si possono individuare. Come faremo? Come spesso accade quando ci si misura con la complessità, bisogna essere creativi e individuare i punti deboli del sistema, per farlo autorigenerare. Osserveremo chi è andato oltre. Se possiamo comprare qualsiasi cosa in giro per il mondo con la stessa carta di credito e fare un prelievo in Papuasia attraverso un canale di comunicazione interbancaria, sarà proprio impossibile costringere Stato, Regioni e Comuni a usare tutti lo stesso database per le funzioni che gestiscono?

Il metodo sarà mutuato dalle più elementari strategie di riorganizzazione aziendale: unificazione delle procedure, semplificazione o eliminazione dei passaggi illogici e inutili, riduzione al silenzio di chi obietta "abbiamo sempre fatto così".

In una sola frase: guerra all'anarco-localismo. Guerra all'arbitrio di chi concepisce e gestisce irresponsabilmente procedure e sistemi inefficienti e autoreferenziali come meglio gli aggrada, senza preoccuparsi delle conseguenze sui cittadini e sulle attività produttive.  

A presto con i primi tuffi nelle assurdità interregionali.

Luigi Tardella

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook