E ora qualcosa di completamente diverso
7 Giugno Giu 2014 1415 07 giugno 2014

Mose - I rimborsi contro la corruzione

Pensiamo al MOSE: un progetto che doveva costare 1.6 miliardi di euro, pare che alla fine costerà circa 6 miliardi di Euro, con una spesa accessoria di più di 4 miliardi.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, molti dei denari illecitamente distratti sono transitati attraverso il consorzio creato appositamente per la costruzione dell'imponente opera d’ingegneria civile che dovrebbe salvare Venezia dall'acqua alta. Il consorzio in questione si chiama Consorzio "Venezia Nuova", con sede a Venezia.
Caratterizzato da un sito internet di vecchia concezione con poche informazioni disponibili, il Consorzio “Venezia Nuova”, concessionario unico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Magistrato alle Acque di Venezia per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna di competenza dello Stato, è stato costituito il 27 ottobre 1982 come associazione di 4 grandi imprese italiane, dopo la valutazione positiva a maggioranza da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici del cosiddetto "Progettone" per difendere Venezia dalle acque alte.
Oggi, la lista delle imprese del Consorzio è ben più corposa e comprende nomi d’importanti costruttori a livello nazionale e internazionale, insieme a aziende di piccola dimensione (vedi lista in calce all'articolo). Tra le aziende del Consorzio spicca l'Impresa di costruzioni Ing. Mantovani spa, recentemente coinvolta anche nello scandalo EXPO, il cui ex amministratore Giorgio Baita ha raccontato agli inquirenti le trame delle mazzette che hanno portato agli arresti.

Durante la conferenza stampa della Procura di Venezia, il procuratore Luigi Delpino ha dolorosamente ricordato che molti dei protagonisti della tragedia del MOSE sono gli stessi di tangentopoli. Insomma, una mala pianta che non si riesce a estirpare.
E, in fondo, con queste regole, perché dovrebbe essere estirpata?

A proposito di regole, mi piacerebbe che venisse discussa una molto semplice, rivoluzionaria a suo modo perché pone l'accento sul rimborso, non sugli illeciti.

Lo scandalo Mose, come l'Expo, dimostra che non tutti gli italiani onesti subiscono una perdita da questo sistema corrotto e clientelare.
Per esempio, nel caso del MOSE, la maggior parte delle realtà che compongono il consorzio hanno sede in Veneto. Un altro gruppo di aziende ha sede a Roma. Quindi, i 4 miliardi spesi in più per costruire le opere hanno ingrassato per lo più il sistema produttivo Veneto attraverso tasse, stipendi, consumi. Stando alle accuse, l'ex ministro Galan o il sindaco di Venezia Orsini i soldi illecitamente recuperati li hanno spesi anche per garantirsi uno stile di vita migliore o per fornire posti di lavoro e vantaggi ai loro tirapiedi. E lo stesso si potrà dire di ogni altro indagato.
Quello che mi preme sottolineare è che Venezia, come sistema economico, non ci ha perso molto, garantendosi per molti più anni del necessario fondi pubblici di cui hanno beneficiato in vario modo l'intera popolazione. Cene, alberghi, ristrutturazioni di case, sono solo alcuni esempi di come questi faccendieri hanno speso i soldi di tutti nell'area urbana di Venezia, creando, quindi, un indotto dalla corruzione anche a vantaggio di chi, onestamente, non corrompe e paga le tasse.

Nulla di nuovo, si dirà. In fondo il problema della corruzione non è tanto la sottrazione di denaro, quanto l'esacerbare un sistema di distribuzione della ricchezza nazionale malsano e controproducente nel medio, lungo periodo.

Da economista, allora, mi preme lanciare questa proposta basata sugli incentivi.
Ogni qual volta emerga un fatto di corruzione, di tangenti, di distrazione del denaro pubblico in una certa area amministrativa (un comune, una provincia, una regione), tutti i cittadini che appartengono a quell'area amministrativa vedranno ridursi i finanziamenti pubblici nei successivi 5 anni.
Pensiamo al MOSE. La città di Venezia ha "beneficiato" di tangenti pagate ad amministratori locali per, diciamo, 2 miliardi? Allora, appurata la distrazione di fondi, lo Stato ridurrà i trasferimenti verso la città nei prossimi 5 anni per un totale di 2 miliardi. Il Veneto ha "beneficato" di soldi illecitamente spesi per, diciamo, 3 miliardi? Nessun problema: le altre regioni italiane che hanno usato correttamente i fondi avranno un benefit di 3 miliardi da spartirsi nei prossimi 5 anni, soldi che altrimenti sarebbero andati alla regione Veneto.

Se i cittadini di Isernia, di Bari o di Udine eleggono amministratori corretti, perché devono subire il costo di amministratori corrotti eletti in Veneto? In fondo, se il MOSE è costato 4.4 miliardi in più allo Stato, vuol dire che l'amministrazione pubblica ha dovuto privarsi di un ammontare pari al maggior costo derivato dalla corruzione, denaro che poteva esser speso per ridurre le tasse (solo l'aumento dell'IVA dal 21 al 22% decretato dal governo Monti valeva 3.13 miliardi secondo la CGIA di Mestre) o fare investimenti di qualche altro tipo (tutte le scuole pubbliche potrebbero beneficiare di un restyling, facendo lavorare le aziende edili locali in tutta Italia). Ricordiamoci che i fondi spesi irregolarmente difficilmente sono recuperati e il danno è a carico di tutti, sia di chi possiede una pizzeria nella quale i lavoratori del MOSE hanno fatto la pausa pranzo per più tempo del necessario, sia di chi, a causa dell’IVA troppo elevata, ha chiuso la propria pizzeria. E questo è assolutamente ingiusto, oltre che contro la legge.

Con una regola così semplice del tipo "tanto rubano chi eleggi, tanti soldi in meno avrai" si responsabilizza di più la cittadinanza a vegliare sul chi spende i soldi della collettività. O, nel caso di distrazioni, si rimborsa chi non ha speso irregolarmente i fondi pubblici. Poi i cittadini sceglieranno di conseguenza.

Ma come vigilare meglio? Anche solo un sito internet più dettagliato con tutti i bilanci, le voci di spesa, i documenti ufficiali e le ragioni dell'aumento dei costi sarebbe bastano a far sì che qualcuno controllasse con più decisione cosa stesse accadendo.
Ma basterebbe il rischio di veder i fondi decurtati nella successiva legislazione per far crescere l'attenzione della minoranza sulla gestione dei fondi pubblici.

Sono dieci le “società madre” del Consorzio Venezia Nuova: CCC-Consorzio Cooperative Costruzioni (8,1095%); Consorzio Grv-Grandi Restauri Veneziani (0.09449%) che è composta al proprio interno da sei aziende (Barbato Impresa di Costruzioni srl; Errico Costruzioni srl; Iccem srl; Impresa di costruzioni Ing. Antonio Perale & C. srl; Costruzioni e restauri G. Salmistrari srl; Sirco srl Impresa costruzioni edili). Vi è poi il Consorzio ItalVenezia (quota 17,554%) suddivisa tra Condotte d’Acqua (75%) e Astaldi (25%).

Poi nell’ordine ci sono Consorzio Veneto Cooperativo (Co.ve.co) con il 2.6332%; la Società consortile Venezia Lavori (Co.Ve.La) con il 25.4401% (84.615387% impresa di costruzioni Ing. Mantovani spa; 15.384613% Fip Industriale spa). Vi sono poi la Grandi Lavori Fincosiot spa (0, 9600%); Mantovani spa (3,3212%), la Mazzi scarl (29,3480&) suddiviso su Grandi Lavori Fincosit spa (47,6665&); impresa Pietro Cidonio spa (48.3335&), Technital spa (4%). Poi vi è la Società Condotte d’acqua spa (2,3723%).

Infine il Consorzio Costruttori Veneti San Marco che riunisce due consorzi, il Rialto e il Lepanto. Quest’ultimo “contiene” altri due Consorzi minori, il Fagos e il Pmi.

Il Consorzio Costruttori Veneti San Marco (13,1661%) contiene la Ccc spa (10%); Nuova Co.Ed. Mar srl (17%); Itinera spa (10%), Intercantieri Vittadello spa (10%); Mantovani spa (28.5%); Sacaim (1.5%). All’interno del Consorzio Rialto (13%) vi sono: Coop San Martino (28,89%); Nuova Co.Ed.Mar srl (26.67%); Ferrari ing, Ferruccio; Clodiense Opere Marittime, Fratelli Scuttari di Benito Scuttari sas e Rossi Renzo Costruzioni (tutti con l’11,11% ciascuno). Nel consorzio Lepanto ci sono tre imprese: Mantovani spa (57.50%), Fip Industriale spa (21.53%); Hydrostudio Consulting Engineers srl (13.47%).

E non è finita. All’interno di questo c’è il Consorzio Fagos (2.50%) e 16 ditte: Alles spa (20%); Consorzio CCC (20%); Mantovani spa (29.99%); Nautilus srl (5%), Socostramo srl (0.01%); Studio Altieri spa (5%), Thetis spa (10%), Palomar srl (1.0%), Veneto Tlc srl (1.5%); Studio Rinaldo srl (1%); Tecne srl (1%); Comar scarl (1.5%); Ing. Giovanni Croff & C. srl (1%); Costruzioni Arsenale Venezia (1%); Consorzio Barena (1%); Crs spa (1%).

Infine l’altra Consorzio denominato Pmi “contenuto” dal Consorzio Lepanto, composto da: Boscolo Sergio Menela & Figli snc (4%); Bresciani srl (3.23%); Fratelli Capuzzo srl (4.30%); Clodiense Opere Marittime srl (12%); Nuova Co.Ed.Mar srl (6%); Co.Ge. Boscolo & Tiozzo coop (6%); Isiem srl (4.30%); La Dragaggi srl (9.68%); Coop San Martino (12%); Lmd spa (16.13%); Gregolin Lavori Marittimi srl (9.68%); Protecno srl (3%); Somit srl (9.68%).

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