Diego Corrado
Avenida Brasil
10 Giugno Giu 2014 1240 10 giugno 2014

Il Brasile pittoresco degli inviati ai Mondiali? Non esiste

Per chi come me ha scritto un libro per sfatare i luoghi comuni che pullulano ogniqualvolta il discorso cade sul Brasile, è particolarmente sconfortante leggere le cronache che accompagnano l'avvicinarsi dei Mondiali di calcio, che inizieranno giovedì alle 17 a San Paolo, le 22 in Italia.

Sconfortante perché anziché raccontare la complessità di un paese che ha conosciuto negli ultimi vent'anni una profonda trasformazione, la stragrande maggioranza degli inviati nostrani non resiste al pezzo di colore, a raccontare questa o quella stranezza, la favela, le mulatte delle scuole di samba, burocrazia e corruzione, violenze inenarrabili, instabilità da guerra civile, e insomma tutti a compiangere un paese che non ha standard svizzeri, o danesi.

Diciamolo, non li ha.

A Francoforte con l'arrivo dell'autobus alla fermata sotto casa puoi regolarci l'orologio. Lo stesso autobus, di domenica, fa alcuni tratti a passo d'uomo, e all'inizio non ti spieghi il perché, poi capisci che è per non arrivare in anticipo alla fermata successiva, perché ci sono passeggeri che fanno affidamento sul fatto che l'autobus parta dalla pensilina a quel minuto esatto, non uno prima, non uno dopo, e dunque lo perderebbero se ci fosse qualsiasi sfasamento da quell'orario.

A San Paolo questo non succede. Come non succede a Milano, Roma o Napoli. Come non succede in nessun paese al mondo che non appartenga a una ristrettissima minoranza in cui cultura civica, organizzazione e rispetto dei cittadini sono assurti nei secoli a religione civile.

Ricordo la conversazione di qualche mese fa, con un consulente d'impresa brasiliano, ma in possesso - come gran parte degli abitanti del paese verdeoro - di un secondo passaporto, tedesco nel suo caso. Luiz, residente ad Amburgo, seguiva con me l'apertura della filiale italiana di un colosso brasiliano del fashion. Col tempo si era creata grande familiarità, e così chiacchierando del più e del meno gli raccontai della mia attività professionale a San Paolo. Lui si fermò, mi guardò e disse: "Diego, te dou a maior força, te dou o maior apoio", hai tutto il mio incoraggiamento, ma io non ce la faccio più a reggere la burocrazia brasiliana, ti rimbalzano da uno sportello all'altro, non sei mai certo di niente, passano mesi senza che tu sappia nulla della tua pratica. "Luiz, ti capisco, perché tu vivi ad Amburgo, ma ricordati che io sono italiano, e vivo a Milano", gli risposi.

Chi racconterebbe l'Italia facendo vedere le Vele di Scampia, che pure esistono, e rappresentano una ferita innegabile alle porte di quella splendida città che è Napoli? Chi in occasione di un evento internazionale si sognerebbe di rappresentare il paese attraverso le precarie condizioni abitative dei terremotati dell'Aquila? Chi rappresenterebbe l'imprenditoria italiana con quel manipolo di manigoldi che l'inchiesta Expo ha portato alla ribalta?

Un'altra perla dei reportage di questi ultimi giorni è il titolo "Brasile, esercito per le strade, civili sull'orlo della rivolta", poi leggi l'articolo e scopri che a rafforzare la polizia in operazioni di ordine pubblico sono stati schierati 3.700 militari. In un paese grande trenta volte l'Italia, quasi 4 volte la nostra popolazione. Che cosa diremmo se un giornale straniero, passando davanti agli obiettivi sensibili nel centro di Milano, presidiati da camionette dell'Esercito, scrivesse qualcosa di analogo a proposito del Belpaese?

Signori inviati, il Brasile non è il Bengodi, grazie per avercelo ricordato. Se lo chiedevate prima, in tanti ve lo avrebbero confermato, e così vi evitavate il viaggio. Ma non è neanche un paese nel caos, o sull'orlo della guerra civile, o flagellato da qualche altra piaga biblica. Cerchiamo, cercate di mettere un po' di equilibrio nelle cose.

E ai Mondiali vinca il migliore.

p.s. I libri cui faccio riferimento sono in realtà due, Brasile senza maschere, in libreria e su Amazon.it per Università Bocconi Editore, e Maledetta Seleção (a quattro mani con Luciano Mondellini), in edicola per Class Editore.

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