Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
14 Giugno Giu 2014 1006 14 giugno 2014

L'invidiabile Pierfranco

Pierfranco Faletti, ingegnere, uomo politico, manager di alto livello, consistente proprietario immobiliare, ha avuto un'idea che, al giorno d'oggi, non si può dire sia molto originale: ha scritto un libro. Personalmente sono l'ultimo, veramente l'ultimo, che possa criticare questa idea e anzi non ho che compiacermi ancorché, come tutti sappiamo, il numero degli scrittori è enormemente aumentato e supera ormai di fatto quello dei lettori. Escono, mi si dice, due libri al giorno.

Ho comunque comperato anche sotto autorevole, seppur affettuosa, pressione dell'autore il libro in oggetto “Luci a Milano. 50 Frammenti degli anni '50” ed. Bolis, 256 pp., 14€. Presso l'edicola indicatami dove il libro è trionfalmente esposto. Si tratta di una cavalcata nella storia di Milano fatta da un gruppo multisociale di giovani negli anni '50 - '60. Il periodo cioè del boom economico. La lettura è resa agevole dalla divisione in brevi capitoli e l'asetticità della scrittura lo preserva da un Amarcord liquoroso. Dunque un libro del filone letterario riferito alla storia e alla vita di Milano e dei milanesi. Un genere sempre presente nella letteratura milanese che trova anche i suoi appassionati, cultori ispirati a un patriottismo radicale per la loro città che alcuni perfino trovano bella. Faletti però non sembra riconnettersi come stile e sensibilità alle “note azzurre”(1), ma neppure alla “Adalgisa”(2) né ai più recenti “La Gilda del Mac Mahon” o “nebbia al Giambellino”(3). No, per esser sinceri, a nessuno di questi ma forse “Ai Cento Anni” dove, anche lì, c'è l'inseguimento un po' romanzato di una storia milanese appena precedente la vita dell'autore. Si, appunto, i “Cento anni” di Rovani. Ma quanta differenza nella vita tra i due autori comparabili nella storia: il Rovani povero, sempre in modesti abiti macchiati di vino, scacciato dai suoi stessi amici liberali per aver collaborato a una rivista degli austriaci morirà solo e alcolizzato nella Milano liberata, come aveva sempre sperato, ma che non lo riconosceva più. Il Faletti al vertice di un'esistenza fortunata e operosa, circondato dall'affetto della famiglia e della moglie “bella ai suoi bei di”(4) come la Rocca Paolina, alla testa di un gruppo volenteroso e ottimista per la rinascita della città dei navigli e delle ciminiere per altro ridotta oggi a un conglomerato urbano infinito e inconsapevole. L'ottimismo e la disperazione assimilati in una formula letteraria non nuova ma talvolta spettacolare: piazzale Loreto e il linciaggio del Prina. Luci e, fors'anche, ombre a Milano. Ma noi che siamo, più o meno, della stessa generazione del Faletti ricordiamo con più piacere le luci, soprattutto quelle di San Siro, e le ragazze che negli anni '60 avevano incominciato a prendere la pillola.

L'amico Faletti, su di me, da sempre, autorevole, non cessa peraltro, nel pieno della crisi libraria, di avere la fortuna dalla sua parte. Infatti è omonimo di un mediocre ma per questo assai venduto scrittore italiano. Una signora borghese e quindi graziosa, nell'edicola sopra descritta, commentava felice al mio fianco: “ecco anch'io voglio comperare l'ultimo libro di Faletti”.

(1) Carlo Dossi

(2) Carlo Emilio Gadda

(3) Giiovanni Testori

(4) Giosuè Carducci

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