Massimo Sorci
Attentialcane
14 Giugno Giu 2014 1424 14 giugno 2014

Vannino Chiti e la trasformazione delle commissioni in sezioni di partito

Sulla questione dei 14 dissidenti del Pd, Vannino Chiti – uno degli “epurati” – rilascia oggi un'intervista piuttosto dura al Corriere della sera. Ora, si può discutere di tutto. Della forma e anche del merito. Si può non condividere che Renzi utilizzi il 40,8% ottenuto alle Europee come una clava. Si può anche dargli del fascista. Ma non si devono usare argomenti deboli. Bisogna stare attenti.

Mi spiego. Non puoi dichiarare che “la limitazione dell'articolo 67 rende le commissioni una sorta di sezione di partito, dove si attuano gli ordini di quella forza politica e questo snatura le istituzioni”. Vannino Chiti è stato nominato in Parlamento (ma guarda te se mi tocca usare il linguaggio di Grillo) grazie a una legge elettorale dove il suo nome è stato indicato proprio dalla medesima “sezione” che lui adesso utilizza come argomento a contrario?

Rappresentare la nazione “senza vincolo di mandato” – come recita l'art. 67 della Costituzione – è una legittima pretesa. E Chiti fa bene a rivendicarla. Però una legge elettorale che “regala” il privilegio di appellarsi a quell'articolo è o non è una cosa che – per dirla con le parole dello stesso Chiti – “snatura le istituzioni”?

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