Raja Elfani
Gloβ
16 Giugno Giu 2014 1722 16 giugno 2014

Intermittenti: addio al welfare francese?

Lunedì nero in Francia, non solo per lo sciopero dei treni che dura da una settimana.

I ferrovieri anzi raggiungono il corteo degli “intermittents” oggi. Così si chiamano i precari del mondo dell’arte e dello spettacolo scesi in piazza da Parigi a Marsiglia come nel 2003.

I detrattori politici contavano sulla divisione tra operai e artisti tentando di semplificare il dibattito, di alimentare una guerra tra poveri. Risultato: una parte dell’opinione pensa che gli intermittenti sono dei privilegiati per via di un regime sociale speciale al quale il primo ministro Valls vuole porre fine definitivamente.

Ma il governo Hollande è scisso sulla questione degli intermittenti. Oggi la ministra della Cultura Filippetti si è timidamente schierata dalla parte dei manifestanti mentre davanti al Louvre fra i manifestanti c’erano vari deputati di sinistra.

La riforma Unedic voluta da Valls dovrebbe entrare in vigore dal 1° luglio ma i sindacati premono per un passo indietro entro il 30 giugno.

Intanto in varie città vengono annullati spettacoli e concerti, e i direttori dei festival-chiave dell’estate come quello di Avignon alzano i toni. Certo non è come se venisse annullato Cannes.

Ma di fatto, i principali appuntamenti culturali, le produzioni televisive come i grandi teatri francesi, tutto il sistema culturale poggia sull’indennizzo statale degli intermittenti. Chiaramente nessun attore culturale osa dissociarsi dalla contestazione e c’è il rischio che salti l’alta stagione degli incassi culturali.

Insomma la scelta del governo socialista sarà decisiva ma dopo una energica propaganda sull'Eccezione Culturale, davvero la Francia è pronta a rinunciare al suo welfare culturale?

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