Padania Valley
17 Giugno Giu 2014 0936 17 giugno 2014

Ha gambe la via italiana del Ppe?

“C'è vento a favore per chi sa dove andare" diceva sabato Luca Bolognini, responsabile del programma di Italia Unica, la neonata formazione politica presentata da Corrado Passera a Roma. In una frase il punto di fondo per rispondere alla domanda se ci siano o no le condizioni perché nasca la via italiana del Ppe.

Certamente i dati relativi al numero di italiani che persistono nel non votare e lo stesso numero di voti reali conquistati da Renzi alle europee (un milione in meno di quelli che prese Veltroni) dicono chiaramente che il tentativo democratico socialista europeo oggi non è maggioranza nel Paese. Questi i numeri, ma che vi sia la sapienza e umiltà per riorganizzare un campo alternativo e di successo è tutto da vedere. E’ da capire se si sappia fino in fondo dove andare.

Il messaggio di Italia Unica risolve il binomio disuguaglianze sociali – riforma fiscale in quattro mosse: investimenti pubblici attraverso la revisione della spesa corrente eliminando i finanziamenti a ciò che non è più funzionale e massimizzando i fondi europei, flat tax come base per una riforma vera che semplifichi e abbatta la pressione fiscale alle imprese, terzo settore riorganizzato perché divenga strutturalmente un pilastro dell’economia del paese, famiglia da rilanciare e ruolo centrale della donna non più nelle funzioni di rappresentanza, bensì in quelle d’organizzazione: in poche parole, potere vero alle donne.

Sul piano delle proposte il lavoro è avviato, ma c’è da capire se e come si riuscirà ad essere non subalterni all’energia del Premier e non solo, o non tanto, sugli annunci delle riforme, quanto piuttosto sulla sua capacità di maquillage identitario. Per questo il tema della cultura europea, delle vicende che oggi l’attraversano e delle battaglie per i diritti e la democrazia nel mondo devono essere le prime forte campagne popolari.

I “vasi comunicanti” tra tutte le forze che oggi si richiamano al PPE sono più numerosi di quel che si creda, a Roma come nei territori. Ma l’assenza di profilo e funzione politica autonoma in Parlamento è completamente evidente: ed è questo il problema principale, non la leadership. Da questo punto di vista un richiamo arriva chiaro dai giovani: Annagrazia Calabria, Simone Venturini, Francesco Scavone, per citarne alcuni, hanno espressamente chiesto di alzare la voce e stoppare quanto avvenuto sulle epurazioni parlamentari. E’ un messaggio importante quello che arriva dai giovani. E’ un messaggio importante perchè parla di identità, di principi e di autonomia delle organizzazioni che non possono essere etero dirette per nascere, crescere e vincere: Mario Mauro difeso trasversalmente dai giovani dovrebbe far riflettere molti.

Una forza politica (e un leader) costruisce egemonia se è aperta, popolare e di massa, se non si chiude nelle rassicuranti reti consolidate ma ridistribuisce responsabilità progettuali, organizzative e di comunicazione a chi ancora oggi è ai margini della partecipazione politica.

Sarà pure vecchia politica ma è Lorenzo Cesa, come primo atto dopo le europee, a rilanciare il tesseramento in casa Udc ed è Silvio Berlusconi da Arcore a dire “voglio conoscere volti che non ho mai visto”.

L’ascesa del Partito Democratico al nord nasce con uno slogan utilizzato nelle amministrative di tre anni fa in provincia di Varese: “Ora tocca a Noi”, per la serie il potere per il potere. Questa filosofia, perdente in sé, va sconfitta e per farlo occorre raccontare la storia di come i Popolari riusciranno a riportare alla vita democratica del paese milioni di persone.

Profilo politico autonomo in Parlamento, radicamento territoriale delle diverse sensibilità culturali e riconquista di Milano sono i primi passi per capire se la via italiana al Ppe ha gambe per esistere.

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