Nuovo Mondo
22 Giugno Giu 2014 1520 22 giugno 2014

La rimozione del prefetto di Perugia e i tabù di provincia

Prese fuori contesto quelle del prefetto di Perugia Reppucci sulla droga sembrano parole di uno sconsiderato, ma in realtà riflettendoci bene sono una coraggiosa ed aperta denuncia di un atteggiamento sempre più frequente che Renzi ed Alfano non si sognano neppure o fanno finta di ignorare.

C’è un male abnorme che serpeggia nelle piccole città, laddove può più la paura della vergogna che non del danno o della morte, ed è il perdonismo o peggio ancora il perbenismo che colpisce le famiglie creando una coltre giustificatrice a tutti i costi dei comportamenti dei loro figli: dal bullismo al sesso libero, dall’alcool allo spinello ed anche se in modo troppo duro e casereccio il prefetto di Perugia ha disvelato un provincialismo in materia che è ancora una tabù.

Genitori che gonfiano di soldi i loro figli, gli consegnano bolidi ingovernabili il sabato sera, gli concedono autonomia e coperture non sono nuove nell’Italia della falsa crisi e nelle famiglie che, per concedersi un tranquillo week-end o lasciandosi andare alla sindrome del qualunquismo del tipo “sono giovani”, “è un mondo terribile”, “perché mio figlio deve avere meno degli altri”.

Ed è ancora più paradossale che ad essere rimosso sia il prefetto di una città come Perugia, dove l’ ultimo caso di cronaca è stato l’occasione per lanciare un duro appello alla gioventù sbandata delle università e dei locali chic. Peccato che quando si piangano ragazzi finiti contro un muretto o in una strada con una siringa nel braccio la colpa sia sempre della civiltà invivibile che non dà spazio ai giovani, non li capisce e dello Stato che non vigilia.

Ecco forse in quest’ultimo caso, vedendo Alfano, (il proibizionista ante-litteram al fianco di Giovanardi) ed il giovane Renzi (che nulla ha fatto in materia al momento) che invece di approfondire, convocare il prefetto, preferiscono rimuoverlo e zittire la cosa, forse capiamo perché e quanto lo Stato non sappia nulla del problema o preferisca non sapere.

Forse anche questa “giovane” classe politica non conosce le realtà dove chi denuncia un ragazzo drogato si sente dire: “Chi? Mio figlio? Ma come si permette…Mio figlio non fuma neppure una sigaretta” e preferisce assecondare questo tabù della droga come “colpa degli altri”.  

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