L’insostenibile pesantezza dell’essere italiano
23 Giugno Giu 2014 1403 23 giugno 2014

Qui Berlino, lezione di tolleranza.

Siamo a Berlino, la città che ha tanto sofferto e tanto ha fatto soffrire. Essere di Berlino, come ha detto JFK, era davvero (e penso lo sia ancora) un grande onore: prima fulcro della politica internazionale del secondo dopoguerra, poi patria dell'innovazione tecnologica, architettonica e culturale. Dall'unificazione tedesca ad oggi la capitale è diventata un grande centro urbano e multietnico, dove l'integrazione di un'importante minoranza turca è stata a dir poco ammirevole.
Ora Berlino è di fronte ad una nuova sfida. Ne ha vinte tante in passato, quella contro la divisione tra Est e Ovest, quella contro una divisione forzata che in pochi tedeschi volevano, quella dell'ennesima ripresa economica e tante altre. Dopo le vittorie politico-economiche l'attenzione si sposta sul piano religioso, probabilmente il lato più difficile che l'essere umano possa affrontare. Il progetto è grandioso, tanto da far gridare ai più all'utopia: si chiama House of One.
Come dice il nome il punto centrale è l'unità. I protagonisti di questo progetto puntano a far convivere nello stesso edificio le tre principali religioni monoteiste: Islam, cristianesimo ed ebraismo. Un unico luogo di culto per tre religioni che lottano tra loro, in maniera violenta e non, dalla loro nascita (se non prima). Tre visioni del mondo che non communtano ma che secondo gli esponenti possono vivere insieme nello stesso luogo. Impossibile?


Prima, ideale, piantina diffusa dal progettista alla BBC.
Non secondo l'architetto Wilfried Khuen, responsabile del progetto. Egli pone la convivenza in un piano assolutamente logico e storico. I luoghi di culto musulmani, ebraici e cristiani hanno infatti molte affinità architettoniche e nel corso della storia più siti, anche se non contemporaneamente, sono stati usati da due o più religioni. Pensiamo per esempio alla celebre Santa Sofia ad Istanbul. Cosa dovrebbe impedire quindi di usare la stessa casa per tre diversi culti?
Molto aperti al progetto si sono dimostrati anche l'imam Kadir Sanci e il rabbino Tovia Ben Chorin. Per entrambi, in nome della propria gente, questo ambizioso progetto può essere il mezzo per scacciare vecchie paure e attuali tensioni. L'imam ha rivelato alla BBC che grazie alla House of One il mondo potrà capire che la maggior parte dei musulmani è pacifica, a dispetto di quanto accaduto in merito al fondamentalismo islamico. Lo stesso rabbino invece ha accolto il progetto facendo capire come, in un luogo dove il popolo ebraico ha tanto sofferto, si può ripartire verso la cooperazione con importanti risvolti anche alla situazione di Israele.
Il fulcro dell'idea si può individuare dunque nel pastore protestante Gregor Hohberg. La House of One dovrebbe sorgere dov'era situata la Chiesa di San Pietro, gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e definitivamente abbattuta dall'Armata Rossa durante l'occupazione, ponendo fine ad un monumento che durava dal 1200.
Sul piano architettonico si può vedere lo spirito che accomuna tutte le parti del triangolo: l'incontro. Le tre religioni avranno ognuna il proprio luogo di culto, uguale nello spazio e nelle dimensioni, ma al centro dell'edificio ci sarà un grande atrio d'incontro e di confronto.
Qui Berlino, un'altra sfida è iniziata col piede giusto.

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