Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
25 Giugno Giu 2014 2156 25 giugno 2014

I selezionatori, i derubati contribuenti, gli allocchi

Fuori dai Mondiali per la seconda volta al primo turno. L'azienda calcio Italia va come ogni altra azienda di questo paese non abbia mai capito il valore e i valori di una ristrutturazione: a catafascio. Non ci sono più soldi, quei soldi che riempiono gli stadi e che creano i vivai e che scolpiscono i muscoli e le idee dei talenti. Non ci sono più valori, i valori del calcio: ci sono quelli degli 80.000 ultrà schedati, che sono l'opposto.

Dire che abbiamo campioni fa ridere. Dire che Balotelli è un campione fa ridere. I campioni fanno meno falli degli altri, non ne hanno bisogno. I campioni hanno più freddezza degli altri, e quando la squadra li cerca, quando servono, si fanno trovare. E si fanno trovare con la serenità negli occhi e la grazia nei piedi. I campioni conoscono la dedizione, il rispetto e la fatica. Oggi si è campioni a parole troppo in fretta, per non esserlo nei fatti mai.

Anche tu, Cesarone, che dicono che ti sei subito dimesso ma che non è vero. Che ci hai pensato un po' prima. E poi qualcuno ti deve avere detto che rubi soldi ai contribuenti e allora questo t'ha fatto scattare. T'ha fatto dare le dimissioni, il non reggere l'accusa di rubare soldi ai contribuenti. Ma li hai sempre rubati quei soldi, Cesarone. C'è qualche dubbio su questo?

Perché quand'anche avessi vinto il Mondiale, a parer tuo 3 milioni di euro lordi a stagione te li saresti meritati? Ma lo sai che mestiere fai? Fai l'allenatore di calcio. Il selezionatore, per l'esattezza. Non hai nemmeno tempo per allenare e nemmeno per inventarti particolari strategie di gioco, per plasmare la squadra. Hai solo il tempo per selezionare, scegliere nel bouquet che il calcio nazionale ti offre – per appassito che sia – i calciatori più in forma e dirgli di seguire un modulo di gioco. Che però dovrebbe cambiare un po' meno di quanto tu lo hai cambiato in Brasile perché sennò sembra che nemmeno il selezionatore ci crede e non è una bella cosa.

In fondo anche il Presidente del consiglio è un selezionatore. Un selezionatore però che le spara più grosse di quelle del selzionatore di calcio, dalle dichiarazioni fin troppo dimesse.

Matteino è più sfrontato: detta le condizioni all'Europa: «O l'Europa cambia direzione di marcia o non esistono possibilità di sviluppo e crescita», forte della presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea che scatterà il 1° luglio. Ma la presidenza non conferisce particolari autorità di indirizzo, è più che altro un ruolo di rappresentanza.

Ad ogni modo, la "road map" della nostra presidenza sarà meno austerità e più sviluppo. Giustissima. Ma la Germania non ha alcuna intenzione di ammorbidire il Patto di stabilità ed il ministro delle Finanze Schäuble e il presidente della Bundensbank Weidmann l'hanno già detto chiaro il loro no all'allentamento del Patto. E allora?

E allora «Riforme in mille giorni in cambio di più flessibilità» è ancora e soltanto un ennesimo slogan. Perché il tutto abbia una sua concretezza – e l'unica concretezza che qui rileva è quella contabile – occorre che non solo le riforme vengano attuate ma anche che diano i risultati sperati. Perché solo così si potrà rispettare il vincolo del 3% per il deficit nominale.

Gli italiani sono stati abbastanza allocchi da credere alle riforme in 100 giorni di inizio governo. Speriamo che i tedeschi siano un po' meno ma sempre abbastanza allocchi da credere che quelle stesse riforme verranno fatte in 1.000 giorni. Perché solo così Renzi potrà avere una forza contrattuale. Solo se riesce a convincere la Germania di aver ingannato l'Italia per gioco.

A presto. 

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