Nuovo Mondo
25 Giugno Giu 2014 1504 25 giugno 2014

“Mens Insana”: storia di un’altra eliminazione

Mentre tutti oggi parleranno di calcio e del dramma collettivo di un’eliminazione al primo turno con l’Uruguay, io vi parlerò di basket e di un’eliminazione annunciata, come tante ce ne sono in questo mondo che rappresenta, con la sua crisi attuale, una finestra aperta sulla morte dell’imprenditoria italiana.

In pochi, tranne gli appassionati, sanno che è in corso la finale del Campionato Italiano di basket, fra la leggendaria, storica ma poco vincente Olimpia Milano e la Mens Sana Siena, meno conosciuta, meno grande ma pluridecorata con sette titoli negli ultimi sette anni, in una serie di partite al meglio delle sette, equilibratissima ed appassionante al punto da aver fatto registrare passioni da tutto esaurito e maxischermi, nonostante i Mondiali.

Quello che invece sanno anche i lettori del Sole 24 Ore o di quotidiani extra-sportivi è che Siena potrebbe vincere lo scudetto e sparire dalla scena del Basket italiano, a causa del fallimento del Monte Paschi di Siena, sponsor, proprietario, garante dell’omonima società di basket, in una città dove lo sport significa Basket, Palio e Calcio in serie A solo grazie alla buona stagione di Mezzaroma). La cosa nel mondo del basket non fa molta notizia, né rumore: gli appassionati ci sono abituati.

Chi si ricorda della Stefanel Trieste che pure fu lo zoccolo duro della squadra nazionale che vinse l’ultimo titolo continentale di disciplina o di Benetton Treviso per anni sulla cresta dell’onda capace di portare il primo italiano in Nba, o della Scavolini, dell’Auxilium China Martini Torino e molte altre che sono riapparsi anche sotto altri nomi, a livello meramente dilettantistico, magari con lo stesso seguito ma con una storia finita.

La cosa importa a pochi ed è un clamoroso errore e non solo perché in caso di fallimento di grandi squadre inizierebbero manifestazioni che bloccano città, interrogazioni parlamentari, grandi cordate supportate dal Parlamento, mentre qui nulla, ma anche perché questa sparizione dai nomi degli sponsor che abbiamo volutamente inserire fa capire molto altro che c’è dietro tutto ciò ovvero la sparizione della piccola e media imprenditoria italiana.

Scavolini, Benetton, Snaidero, che mollano le loro squadre per ovvi motivi economici, rappresentano un’imprenditoria che non ci crede più, che abbandona la provincia lasciando il campo a grandi imprenditori che si prendono sfizi ed oneri per poco tempo (vedi Ferrero, Armani) o ad istituti di credito che è quanto di più falso e volatile che possa esistere nell’economia.

Anche perché, a differenza del Calcio, un Calcio per giunta in rovina, qui nessun arabo, cinese o russo subentra e resta solo l’amaro in bocca nel vedere la middle-class imprenditoriale che ha sempre scelto il basket, soffrire dell’indifferenza di un paese, dello scarso impatto dei proclami governativi (leggi sconto Irap, lo specchio per le allodole) e della sconfitta della provincia dove né Renzi, né Berlusconi, né De Laurentiis, né Thorir hanno occhi. Comunque forza Siena.   

@angelodaddesio

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