#ildiscorsodelre
25 Giugno Giu 2014 2300 25 giugno 2014

Una certa idea di informazione. Paolo Messa: "Così vinciamo le sfide del futuro"

Il Lungotevere di pomeriggio è una pellicola di auto che scorre a scatti. Un motorino cambierebbe di molto le cose, ma viaggiando in auto non mi resta che seguire il movimento dell’onda che mi si para davanti. Semaforo dopo semaforo.  Scatto dopo scatto.

L’appuntamento questa volta é all’ingresso dell’Ara Pacis. Qualche minuto prima dell’evento organizzato dall’AGOL, l’Associazione Giovani Opinion Leader, in partnership con Formiche: “Editoria. L’informazione è caduta nella rete?”.

Dai giornali alla radio e alla televisione, dopo la sempre maggiore diffusione del Web e dei Social, come cambia l’informazione? Il dibattito infiamma più dell’estate romana e io avevo scritto a Paolo Messa per chiedergli come vanno le cose. Mi ha dato appuntamento qui.

Per chi non lo conoscesse, Paolo Messa è un non ancora quarantenne imprenditore italiano di successo, fondatore di Formiche, spin doctor di talento (suo il fortunato slogan “Io c’entro”), premiato come miglior spin doctor dell’anno nel 2005. E molto altro: saggista, una collana per i tipi di Marsilio, docente universitario, consigliere di importanti personalità politiche e via dicendo.

Ciao Paolo. Qualche giorno fa il Reuters Institute for the Study of Journalism della University of Oxford ha comunicato i risultati dell’ultimo studio sul giornalismo digitale. Si dice per esempio che  il futuro delle news è sempre più su smartphone e tablet. Avremo edicole tascabili?

La ricerca del Reuters Institute for the Study of Journalism fotografa con chiarezza una dinamica già presente nel mercato e nella nostra vita quotidiana. Certamente, oggi l'informazione viaggia con noi in ogni momento e su ogni mezzo ed è evidente che le funzioni dei nuovi smartphone rendano molto più semplice leggere un articolo o guardare un servizio telegiornalistico sul proprio dispositivo mobile.

Se il consumo in mobilità sembra vincere, per converso i paywall sembrano non essere così efficaci. Insomma, chi paga per informarsi online è una minoranza. Perché?

Perché pagare quando l'offerta di informazione è quasi totalmente disponibile gratuitamente? Non dobbiamo dimenticare che si tratta di un vero e proprio mercato in cui domanda e offerta devono incrociarsi 'naturalmente'. In Italia, il sistema dell'informazione è cresciuto a base di sussidi pubblici e non sorprende che oggi si registri una grande difficoltà. Peraltro, la definizione di un modello di nuovo business investe tutti i Paesi e non solo il nostro.

Dal tuo punto di osservazione privilegiato, quale può diventare un modello di business sostenibile per l’informazione online?

Come dicevamo, tutti gli operatori sono alla ricerca di una formula che possa garantire una maggiore sostenibilità del business. Non è facile. Personalmente, penso che gli editori debbano essere concentrati sul contenuto più che sul contenitore. Mi spiego meglio: se viene prodotta una buona informazione, a valore aggiunto, e se questa viene apprezzata dai consumatori, il mercato risponderà positivamente. E' chiaro che non tutte le testate dovrebbero occuparsi di tutto. La dimensione online, per paradosso, privilegia da un lato l'oligopolio (le grandi marche dell'informazione) e dall'altro l'iperspecializzazione.

In Italia, la TV si conferma essere ancora la regina del salotto nonostante ci informiamo sempre più via  social o da fonti puramente online. A quando l’inversione di tendenza?

Non vedo una contraddizione fra tv e smartphone. Il punto è che cosa si vuol vedere, e se lo si vuole vedere. I tg o i singoli servizi possono essere disponibili anche online e questa è una innovazione positiva. Allo stesso modo, guardando oltre il perimetro della mera informazione, ci sono serie prodotte per il web e che poi si affermano anche in tv. Penso ad esempio alla serie "House of Cards". Il presente è già crossmediale e lo sarà sempre più. Avendo ben presente che il telecomando, così come il telefonino, resta nelle mani dei consumatori.

Quali sono, secondo te, le principali sfide del giornalismo oggi?

Personalmente, credo che la sfida del giornalismo sia la stessa di sempre: informare, informare in modo completo e corretto. Certo, bisogna adeguare il linguaggio a quello di una società che cambia. I mezzi possono diversi ma il fine è lo stesso.

Cosa serve per affrontarle in modo vincente?

Spero di non risultare troppo old style ma resto convinto che gli ingredienti migliori siano: serietà, curiosità e passione.

Una speranza per il futuro dell'editoria e dell'informazione?

Si possono legittimamente nutrire molti dubbi sul futuro che ci attende ma non sul fatto che abbiamo ancora, e anzi sempre più, bisogno di una corretta informazione e quindi di editori capaci di garantirla.

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