Raja Elfani
Gloβ
27 Giugno Giu 2014 1732 27 giugno 2014

Perché Google investe sulla Street Art?

Per quelli di voi che si chiedono perché oltre al grande progetto di digitalizzare le collezioni dei musei di tutto il mondo, Google si sta interessando al ramo dell’arte più anarchico, ovvero la Street Art invece della classica Pop Art, eccovi la risposta.

Quelli che come Franceschini vedono in Google Art un nuovo espansionismo digitale volto al monopolio americano dell’arte globale, possono tirare un sospiro di sollievo: esiste un dio onnipotente chiamato Copyright che ha l’ultima parola sulle opere.

La proprietà resta l’ultima barriera del digitale, e per quanto archiviate su Google le opere rimarranno vincolate a chi le possiede di diritto.

Non a caso le lobby europee del copyright stanno rinforzando le barricate legali come testimonia tra le altre cose il discusso decreto sulla copia privata aggiornato qualche giorno fa dal governo italiano.

L’alternativa Creative Commons nata con la generazione della condivisione e di internet si è rivelata una chimera sul fronte legale poiché incapace di sostituire o rendere obsoleto il vecchio ma saldo pilastro della proprietà e dei diritti d’autore.

Ecco perché in un tale contesto la Street Art - che in termini economici (e legali) vuol dire arte gratuita - è così tanto allettante per Google.

Google ha capito in quanto tecnologia dominante che bisogna lanciare una rete nell’oceano indefinito dell’"arte senza brevetti" per cogliere più pesci possibili.

E infatti Google sta raccogliendo, mappando e anche favorendo la Street Art in tutto il mondo attraverso un canale speciale battezzato Google Street Art che suona un po’ come il sottoreparto – indeterminato sì ma quanto ricco di intuizioni - dell’arte.

E che se ne fa Google di tutta questa massa informe di idee?

Ebbene l’enorme raccoglitore dati qual è Google non è altro che un’arma per la ricerca, e ovviamente per la ricerca targata USA: prima si pesca poi si analizza il bottino, setacciando le pepite come i ricercatori d’oro, affinando i concetti sparsi sotto forma di graffiti (o altro) sui muri delle città.

Ricercatori, scienziati, artisti: tutti oggi possono cliccare su Google e lavorare sulle fonti ma alla prima scoperta il primato sarà americano. 

Google Street Art è per la ricerca americana quello che l’arte primitiva è per Picasso.

Ora chiedetevi perché certe gallerie investono sulla Street Art, commissionano murales spesso colossali. E chiedetevi perché proprio adesso, in un periodo cioè di totale avaria di correnti e teorie.

Intanto però sfatiamo il mito dell’arte "free", dell’arte regalata al caso, senza vincoli: l’arte è un valore e in quanto tale è vendibile. Il resto è arte allo stato grezzo, come i data per il giornalismo: non è ancora arte. Ma Google sa che può diventarlo.

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