Gianluca Melillo
ItaliAmo
30 Giugno Giu 2014 1152 30 giugno 2014

Cinema e Roma, storia di una una relazione in crisi


Cinema e Roma, storia di una una relazione in crisi

Nonostante l’Oscar a Roma per "La grande bellezza" fare cinema nella Capitale è un impresa sempre più difficile. Ed è un problema particolarmente serio se pensiamo che in Italia oltre l’80% delle produzioni cinematografiche vengono realizzate a Roma. Che resta (nonostante tutto) una delle capitali del cinema europeo, se non mondiale. 

Ma ormai fare cinema pare esser diventato un businnes di (troppo) pochi. Infatti sono sempre meno le produzioni che riescono a realizzare film, anche se i nuovi media (internet in testa) aiutano gli indipendenti a basso budget. Realizzando talvolta opere pregevoli. Ma di scarso impatto in termini di numeri, e perciò di incassi.

Parlando della crisi del settore mi permetto di citare il bravissimo Francesco Merlo, brillante giornalista della “Repubblica”, che fa un’impietosa, ma corretta, analisi. Dice infatti: “La cultura che muore a Roma non è un taglio del bilancio, che in Italia è solo una banalità, ma un territorio fisico e mentale che parte dai 19 chilometri delle mura aureliane, che franano un tanto al giorno, e arriva sino all’industria del cinema e a (oltre) 250mila persone”.

Quindi, sotto col pollice verso: “Si chiude a Cinecittà. Sono cancellate le ‘Notti del cinema’ a Piazza Vittorio e la Rassegna dei grandi festival (Cannes, Locarno e Venezia). Il Sindaco si ostina a non nominare il direttore della Casa del Cinema. Vive nella mediocrità il Festival inventato da Veltroni...È sparita la Film commission... Si sono spenti almeno 50 schermi...” 

Questa, in soldoni, la situazione dell’industria del cinema a Roma. Una delle realtà di assoluta eccellenza, e produttiva, più forte d’Europa messa in ginocchio da leggi capestro e sostegni troppo "politicizzati" e decisamente fuori da qualsivoglia logica qualitativa e industriale. Il tutto condito dalla realizzazione di una crisi che mette a rischio il lavoro di centinaia di migliaia di persone, e solo perchè le Istituzioni (non solo Roma ovviamente) non sanno progettare politiche di rilancio del settore. O che quanto meno non creinino problemi dove questi non ci sono. 

Insomma l’amministrazione capitolina, ad oggi ancora senza nemmeno un Assessore alla Cultura (dopo le dimissioni di Flavia Barca), non riesce (inspiegabilmente) a comprendere che il cinema è uno dei più importanti "gioielli della corona" romana. E che tutte le più importanti realtà produttive del comparto sarebbero disponibili a dare una mano a (ri)progettare le politiche, ad oggi inesistenti, di un settore che potrebbe trainare l’economia della città. O quantomeno contribuire in maniera decisamente significativa alla crescita economica e cutlurale della nostra capitale, e con essa del Paese.

Ma, nonostante tutto, il nostro cinema continua a vincere Oscar e ad esser considerato un’eccellenza assoluta. Ma per quanto ancora si riuscirà ad andare avanti? Ormai sempre più sono le produzioni che girano all’estero, in Paesi che hanno minori vincoli e maggiori aiuti. 

Una volta Roma ed il cinema vivevano una stupenda storia d’amore, adesso la relazione è in crisi e la storia scricchiola. Ma, per il bene di entrambi, è necessario provare a riaccendere la fiamma della passione ed a far rivivere l’amore. Altrimenti sono guai. Per tutti. 

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