Storie digitali
6 Luglio Lug 2014 0902 06 luglio 2014

Digital Venice: Lo "spread" digitale costa 3,6 miliardi

A Venezia, dal 7 al 12, luglio c’é la Digital Venice: “l'incontro con i leader dell’innovazione di tutta Europa per tracciare la strada di un’economia digitale sostenibile”. E’ il primo evento promosso dalla Presidenza italiana del Consiglio Ue, in cui si incontreranno, l’8 luglio, il presidente del consiglio Matteo Renzi e la vice presidente della Commissione europea, incaricata dell’Agenda Digitale, Neelie Kroes. 

Il programma inizia lunedì 7 luglio all’Arsenale di Venezia con l’incontro coordinato da Anna Masera, giornalista e responsabile della comunicazione della Camera dei deputati sulle nuove competenze digitali e con l’evento Restart Europe, organizzato da Startup Italia e moderato da Riccardo Luna. 

L’8 luglio si parlerà di “Digital economy” con l’economista e sociologo Jeremy Rifkin e tra gli altri Davide Serra, Ceo di Algebris. Sempre l’8 luglio The innovation group e Cisco daranno vita a un incontro sull’Internet delle cose, in rapporto alla crescita economica in Europa. Lo stesso giorno "Diritto di sapere" e "Open Government Forum" organizzano un convegno per discutere di possibili strategie sull’e-government, tra gli ospiti Beth Noveck, deputy chief technology officer per l'Open Government del governo Usa. Il giorno seguente, il 9 luglio, Alberto Onetti di Mind The Bridge modererà il dibattito sulla piattaforma europea “Startup Europe”, con ospiti Mike Butcher editor di TechCrunch, Eze Vidra responsabile di Google Europe Entrepreneurs, Jessica Stacey di Nesta e ancora Elena Favilli fondatrice di Timbuktu magazine. Sempre il 9 luglio, l'incontro "e-skills for growth" di Anitec, con Marco Camisani Calzolari e Stefano Quintarelli.   

Pochi giorni prima dell’apertura della Digital Venice Week, il Censis ha pubblicato il suo ultimo rapporto sull’Italia Digitale. In cui viene rilevato come lo “spread digitale costa all’Italia 10 milioni di euro al giorno di minori investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi”. Nello studio si stima che “se l'Italia arrivasse ad azzerare il disavanzo nella bilancia dei pagamenti per i servizi informatici, se sviluppasse il commercio online e l'uso della moneta elettronica fino a raggiungere i livelli medi europei, e se riuscisse a razionalizzare le banche dati della pubblica amministrazione centrale si renderebbero disponibili per nuovi investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi 3,6 miliardi di euro all'anno”. Questo è il valore dello “spread digitale” che attualmente “ci penalizza nella competizione internazionale, il peso che la nostra economia deve sopportare a causa del non allineamento dell'Italia ai migliori standard europei”. 

“Con l'appuntamento Digital Venice del prossimo 8 luglio il governo riporta al centro del dibattito la necessità di favorire gli investimenti nell'innovazione digitale per rilanciare la crescita. Ma senza buone regole, senza infrastrutture adeguate e senza competenze e risorse umane specializzate, la transizione al digitale resterà solo sulla carta” riporta la nota del Censis. 

I numeri del ritardo italiano 

È ancora basso il grado di confidenza degli italiani con le nuove tecnologie digitali. Le persone con età compresa tra 16 e 74 anni che utilizzano internet sono il 58% del totale, contro il 90% del Regno Unito, l'84% della Germania e l'82% della Francia (la media europea è del 75%). Di questi, solo il 34% interagisce via web con le amministrazioni pubbliche, contro il 72% della Francia, il 57% della Germania e il 45% del Regno Unito (la media europea è del 54%). “Ed è ancora forte il ritardo del nostro Paese sul fronte degli investimenti in reti di nuova generazione” prosegue il rapporto. 

In Italia le famiglie con un componente di età compresa tra 16 e 74 anni con accesso alla banda larga sono solo il 68% del totale, contro l'87% del Regno Unito, l'85% della Germania e il 78% della Francia (la media europea è del 76%). I laureati italiani in discipline scientifiche e tecnologiche con meno di 30 anni sono solo 13,2 ogni mille abitanti della stessa età, contro i 22,1 della Francia, i 19,8 del Regno Unito, i 16,2 della Germania (la media europea è di 17,1). E le start-up innovative, alle quali la normativa riconosce agevolazioni fiscali, faticano a crescere e a dare spinta propulsiva all'innovazione. Delle 2.254 imprese iscritte nell'elenco ufficiale, il 60,9% non ha nemmeno un sito internet. 

"Non stupisce che la bilancia dei pagamenti per servizi informatici dell'Italia sia strutturalmente in deficit, con un saldo negativo che nel 2012 ha raggiunto 1,49 miliardi di euro: le esportazioni valgono 1,88 miliardi e le importazioni ammontano a 3,37 miliardi". Siamo in ritardo anche sull'e-commerce, con il 5 per cento del totale contro il 22 per cento della Germania, il 19% del Regno Unito e l'11% della Francia. “Se l'Italia incrementasse le vendite online e i fatturati realizzati via web, raggiungendo il livello di commercio elettronico dei principali competitor europei, potrebbe liberare risorse da investire in reti e servizi innovativi per circa 1,4 miliardi di euro all'anno” segnalano gli esperti. 

C'é poi tanto contante e pochi pagamenti elettronici. Il maggior costo rispetto alla media europea della gestione del contante confrontato con mezzi elettronici equivalenti è stimabile in circa 450 milioni di euro all'anno. Infine siamo penultimi in Europa per i servizi online della pubblica amministrazione. "Una proiezione dei minori costi di gestione per effetto della razionalizzazione delle banche dati stima in circa 160 milioni di euro all'anno le minori spese" conclude il rapporto del Censis.

[foto @workshop_1 Digital Venice / Twitter ]

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