Nuovo Mondo
8 Luglio Lug 2014 2240 08 luglio 2014

La vergogna degli umiliati e degli umiliatori

Non chiamatelo solo Calcio, o solo Sport, Brasile-Germania, oltre che un’offesa al Calcio da parte di entrambe le squadre, è uno spaccato perfetto di due popoli, due concezioni di vita, di due modi di affrontare la vita e di rispettare il prossimo, completamente diversi che ha dimostrato una volta di più la concretezza del potere di un popolo contro l'eterea fantasia sentimentale di un altro. 

E’ stata una partita pietosa, di una pietà offensiva e non è stato solo Calcio quello che si visto al Mineirao, dove purtroppo è accaduto molto di più di quel lontano 1950, quando forse questo sport non era ancora globale e la disperazione era di tipo ancestrale e non globale e tecnologica, come negli anni Duemila, quelli dove si festeggia o si piange su facebook e twitter.  

Non c’è stata pietà da parte dei tedeschi, che hanno segnato uno, due, tre gol e poi hanno infierito, hanno festeggiato, hanno sbeffeggiato gli avversari come solo loro sanno fare, senza irriderli, ma mostrandosi superiori e freddi, tipico della loro storia che li vuole così in ogni campo, nella politica da Bismarck ad Hitler alla Merkel, nello sport, quando vinsero nel ’54 umiliando l’Ungheria (squadra di drogati più o meno acclarati ma comunque superiori), nel ’74, a casa loro (come doveva essere anche nel 2006 e non fu così solo per caso) ed in molti altri casi.

Non c’è stata pietà da parte dei brasiliani, quella che suggerisce dignità, onore, schiavi delle loro superstizioni e dello loro magie, figli più del passato che del presente e del futuro, umiliati ed umiliatori di loro stessi, tanto da prendere sette gol a casa propria, dalla Germania, senza reagire, senza un minimo di sfida, di svolta, perfino scorretta, della partita e soprattutto ancora a quello che non c’è più, sia che si chiami Neymar in questa partita o che si chiami Senna, Garrincha per sempre.

Sentirete in questi giorni parlare di “tedeschi sorpresi, stupiti”. Non ci credete. I tedeschi sono sprezzanti e convinti, non sono mai modesti e partono sempre per schiacciare i loro antagonisti, la Grecia nei mercati europei, il Brasile, come oggi, nel Calcio, tempi addietro gli altri popoli nelle tristi vicende che già conosciamo e che è meglio non ricordare perché quello sì, veramente altra cosa. Loro hanno nel destino l’”essere migliori”, perfino nella sconfitta. Quando si prefiggono un risultato non conoscono rispetto, vergogna, giustizia…Sono tutti dettagli.  

Sentirete in questi giorni parlare di un Brasile sotto choc, triste, umiliato, vergognoso e che sarà in piena ma lenta rivoluzione, calcistica ma anche politica (perché perfino un presidente amato e rispettato come Dilma Rousseff può rischiare) e potete crederci perché il Brasile è un paese sincero, che a dispetto dei suoi paradossi e delle sue tremende emozioni, è capace di rinascere ma purtroppo porta con sé un fardello di malinconia, di tristezza che è in un certo senso il loro destino che oggi ha anche un punteggio. 

L'immagine che resta è quella di un portiere che si arrabbia dopo aver subito l'inutile, unico gol dei brasiliani e le lacrime dei nazionali brasiliani dopo aver subito un'onta di tale tipo. C'è solo da sperare che il Brasile esca dai fantasmi e che qualcuno, sia esso l'Olanda o l'Argentina batta i tedeschi e ci risparmi questa ennesima smargiassata teutonica mascherata da rigida diligenza e rispetto delle regole (solo delle regole, non delle persone).  

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