Inguaribile recensore
16 Luglio Lug 2014 1541 16 luglio 2014

La Storia non dorme mai: tra ciclicità della Storia e suggestioni contemporanee

“La Storia non dorme mai” è il titolo del primo saggio edito da Circolo Proudhon, un progetto editoriale molto interessante e piacevolmente dissidente, che si fonda sulla esigenza anti-conformista di creare uno spazio libero di riflessione su tematiche storico-filosofiche e politiche.

Storia, filosofia e politica sono questi i tre filoni di ricerca che hanno dato luogo ad un’opera intelligente, dal tratto saggistico e scritta a più mani, che raccoglie diverse figure letterarie, politiche e a loro modo rivoluzionarie, ognuna portatrice di un valore, un pensiero, un ideale unico e, spesso, controcorrente. I diversi saggi confrontano queste figure, ne spiegano i confini identitari, analizzano le motivazioni del lo agire umano e politico spesso controcorrente, e individuano analogie e differenze.

Il filo che li unisce, la parola che li lega tutti potrebbe essere “Rivoluzione”, contro-pensiero, opposizione ad una visione dominante del mondo (che poi avrebbe vinto) ed in questo essere sconfitti sta proprio il loro fascino. L’opera procede per parallelismi fra figure, per così dire, battute dalla Storia, racconta di eroi in qualche modo vittima di un destino che non li ha premiati, che li ha lasciati esprimere e anche cadere nell’oblio o nella disapprovazione. Si tratta di figure che però hanno lasciato il segno nella società e nella cultura del loro tempo, e di riflesso nel nostro, rappresentano uno spunto di riflessione da cui ripartire per comprendere il Presente. Una sollecitazione per non considerarlo meramente frutto di un Pensiero Unico in cui i dissidenti, i contrari, coloro che hanno combattuto per ideali diversi, risultano inderogabilmente confinati nell’ombra e dimenticati, ma anzi vengono inquadrati come grandi “nani” rispetto a giganti spesso dalle gambe corte.

“La storia non dorme mai” dicevamo, procede per saggi non particolarmente estesi (un pregio) e ben scritti (un dettato filosofico di difficile comprensione solo nei ritratti più difficili), nei quali si analizza un principio, un ideale, una battaglia dimenticata: si passa dai valori dell’eroismo del primo saggio su “Ettore e Achille” ai controrivoluzionari poco conosciuti, quali Mishima e De La Rochejaquelein. Dalle figure dell’anticolonialismo di Zapata e Lumumba agli eroi italiani Gentile e Gramsci così difficili, così intellettualmente distanti. Non si disdegnano filosofi scomodi come Rousseau e Thoreau, ma anche poeti indomiti quali Pisacane Majakovskij e D’Annunzio o scrittori-poeti fortemente realisti come Ezra Pound e Pasolini.

Per lo storico, ma anche per il semplice lettore di filosofia politica e per chi vuole conoscere questi uomini così diversi è senza dubbio l’occasione per entrare a piccoli passi dall’uscio posteriore della Storia, e quasi ci si sofferma a pensare come sarebbe stato se questi ideali così contrastanti, a tratti sprezzanti e velleitari si fossero realizzati, come sarebbe cresciuto, per esempio, il nostro Paese se non fosse stato influenzato dai valori occidentali, se avesse creato una cultura altra (come poteva capitare al Venezuela di Chavez) in grado di imporsi realmente come “altro” dal pensiero occidentale. Una prospettiva favolistica? Forse. O forse si tratta solo di scoprire che certe idee continuano a ciorcolare, a corroborare una parte del nostro essere moderno, che la tendenza egualitaria, per esempio, o quella del comunismo dei beni, seppur sepolte nella prospettiva marxista, riecheggino comunque sempre (soprattutto in tempi di crisi) e ritornino instancabilmente e ciclicamente a conferma della visione circolare della Storia, a volte riaffermata anche ne “La storia non dorme mai”.

L’ambito di ricerca di questi saggi, fondato sulla dualità di esperienze simili o solo apparentemente contrapposte è dunque davvero pregnante: permette al lettore di fare un viaggio nella Storia e nella Geografia, di capire meglio figure che abbiamo letto solo sui banchi di scuola o che appartengono in parte ai nostri studi classici, in parte alla storia politica di altri paesi in un continuo salto geopolitico apparentemente incredibile: si è apprezzato per esempio, l’aver rispolverato la parabola di Mishima e De Gaulle, a conferma che oggetto di analisi non sono per forza appartenenti al pensiero ideologico di sinistra ma anche conservatori ed esponenti di una concezione autoritaria dello stato.

Di ogni personaggio si fornisce brevemente un ritratto storico minimo e poi si tratteggiano, con abilità diverse a seconda dei diversi saggisti, i confini del pensiero di ogni figura, senza fermarsi però ad una semplice sottolineatura di analogie o differenze. Si investiga piuttosto quanto resta del loro pensiero ancora oggi, si scoprono nient’affatto incredibili affinità con il nostro mondo contemporaneo e con la critica più recente alla cultura occidentale ed ai suoi falsi miti di progresso e ricchezza, osservata in modo lucido e critico, talvolta bacchettone e ancorato ad una certa idiosincrasia per i valori della cultura d’oltre oceano. Più volte l’opera infatti indugia in questa critica dei valori occidentali, spesso declinati nell’ottica dell’inarrestabile avanzare della globalizzazione selvaggia che ha frantumato le ideologie, dissipato i sogni libertari e di quel socialismo e proletarismo schiacciato da giochi di potere troppo grandi e da una scarsa adesione internazionale (vedasi il saggio di Majakovsky e D’Annunzio).

Vagamente nostalgica di valori socialisti ed egualitari, quest’opera di raccolta di riflessioni politico-filosofiche intorno a valori centrali della nostra cultura è quantomeno un’occasione per rispolverare figure dimenticate o poco approfondite, quali per esempio Gramsci e Gentile, inconciliabili ed eppure così assiepate nella cultura italiana contemporanea.

In alcuni saggi scaturisce una riflessione tutta particolarissima sui tempi contemporanei. La domanda che sorge al lettore scorrendo queste pagine, è se c’è ancora spazio per l’eroismo (nel saggio Achille-Ettore) nelle nostre battaglie ideologiche, se il richiamo del patriottismo (Mazzini-Proudhon) è ancora credibile, quali forme di ribellione (Spartaco-Razin), sono davvero ipotizzabili e come sono arrivate a conclusione le idee di un Mazzini o di un Pisacane relativamente all’Italia di oggi, un Paese giunto trascinando la propria identità nazionale in un contesto europeo che rischia di smarrire il concetto di identità.

Un appunto, forse l’unico a quest’opera riguarda i pochi riferimenti alla dimensione europea ed al dialogo comunitario intorno agli Stati uniti d’Europa. Se l’opera, come detto, procede per esposizione di pensieri controcorrente rispetto alle impostazioni dogmatiche e autoritarie, ci si chiede come mai non ci sia alcun riferimento al pensiero, anche contrario rispetto alla visione egemone dell’Europa e della integrazione europea. La visione di un mercato unico, di un’unica impostazione macroeconomica e pseudo politica non merita forse un’analisi del pensiero euroscettico più approfondito?

E anche i temi della globalizzazione e del movimento No global, che forse ci saremmo aspettati in un'opera del genere, avrebbero potuto forse trovare spazio, giocando su parallelismi con i movimenti contro-tendenza del passato.

Lanciamo questo sasso all’opera del circolo Proudhon, restando certi che nella loro vasta produzione presente e futura troverà (o ha già trovato ) spazio un saggio di questo genere, difficile da condensare in poche pagine, ma sicuramente di fondamentale interesse per il dibattito politico-culturale contemporaneo.

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