Luca Barni
Banchiere di provincia
18 Luglio Lug 2014 1348 18 luglio 2014

Si fa presto a dire banca…se poi ci metti la cooperazione

Di banche, segnatamente di banche grandi, si legge sui giornali per stress test, rating, avvicendamenti ai vertici, top manager. Ma il mondo del credito è fatto anche da attori che, pur non conoscendo le luci della ribalta, conoscono un po’ di più il territorio ma soprattutto la gente che ci vive. Parlo delle banche di taglia small come le Bcc, banche che, anni fa, hanno avuto l’ardire di autoproclamarsi “differenti”. In cosa? Parlo della mia banca e faccio un esempio; ognuno, poi, si faccia la sua idea.

Qualche settimana fa, con la sezione locale di un’importante associazione no-profit nazionale, condividiamo un progetto di valenza socio-economica per il territorio. Obiettivo: giovani e lavoro. Detto, fatto: invitiamo allora un’associazione che tutti i giorni è impegnata in progetti legati al lavoro giovanile. Presentiamo al presidente di questa associazione la nostra idea: per ogni membro della prima associazione (quella con la quale abbiamo originato il progetto)  che aprirà un conto corrente in Bcc, associazione no-profit nazionale e banca doneranno una somma ai progetti locali della seconda associazione, quella del lavoro giovanile. È la logica che in Bcc chiamiamo mutualistica: impegno di competenze e risorse da parte di più soggetti per rispondere a un problema del territorio. Il presidente mi guarda perplesso, non sembra convinto. Allora gli chiarisco un po’ di cose: la mia banca non vive di solo profitto, il mio stipendio di Direttore non è legato alle performance di breve periodo (come accade ai top manager degli istituti di credito di cui sopra), non ho stock option da far valere (le azioni di una banca di credito cooperativo non sono quotate e i soci non incassano più soldi a seguito di una maggiore redditività). Per cosa mi do da fare allora?  semplicemente dagli impieghi verso famiglie e imprese ho le risorse che la Governance destina, anche, alle iniziative di beneficenza e intervento sul territorio (da statuto una percentuale fra il 20 e il 27% delle Bcc deve essere destinata a questi scopi). Nessuna sorpresa, quindi: questo fanno le banche locali da sempre, quando è nato il movimento cooperativo alla fine dell’Ottocento come oggidì, ai tempi della “citizen corporate”. Al Presidente si sono dissolti i dubbi ed è stata stretta di mano. Non so come andrà questo progetto, so solo come recitare il mio ruolo di banca di comunità. Un copione, lo ammetterete, un po’ diverso. 

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