Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
24 Luglio Lug 2014 0846 24 luglio 2014

From Sion to Gaza: la politica reale e la collera di Dio relativa.

Oggi torna Matteo Laurenti (grazie!) con storia e Israele...

12 Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto
gli occhi di Israele:
«Sole, fèrmati in Gàbaon
e tu, luna, sulla valle di Aialon».
13 Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse
scritto nel libro del Giusto: «Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un
giorno intero. 14 Non ci fu giorno come quello, né prima né dopo, perché aveva ascoltato il Signore
la voce d'un uomo, perché il Signore combatteva per Israele»?

(Giosuè: 12-14)

“Il momento non può più essere lontano ormai in cui la Palestina sarà in grado di nuovo di accogliere
i suoi figli che aveva perduto da oltre mille anni. I nostri buoni auguri e la nostra benevolenza
ufficiale li accompagnino.”

(Reinhardt Heyndrich; Das Schwarze Korps, organo ufficiale delle SS, maggio 1935).

Sarà Israele a compiere il volere dell'Europa sul piano del destino inclinato e compromesso dell'occidente? O finalmente, dopo un secolo al tramonto, l'occidente ritornerà in Asia a splendere come un simbolo di rinata conquista, al cospetto del prossimo Impero a cui saremo grati e servitori? Osservando tre ebrei da vicino mi accorgo della necessità di capire l'Europa attraverso la propria autodistruzione. Laddove una nazione ha desiderato per secoli la sua creazione, voluta nientemeno che dal proprio ed unico Dio. O almeno a quello che ci hanno sempre voluto far credere. Al fisico tedesco-statunitense Albert Einstein, uno dei brand culturali più significanti del XX secolo, assimilabile ormai ad una leggendaria, antropomorfica citazione della natura stessa, da lui indagata, essendo sempre stato “socialista”, gli fu offerto nel 1950, di insediarsi come secondo Capo di Stato di Israele. Lo stato di tutti gli ebrei. Tutti gli ebrei che sarebbero ritornati. Tutti gli ebrei che avessero rinunciato ad assimilarsi alle nazioni di secolare ospitalità post Diaspora.

Allo statunitense di origine tedesca Henry (Heinz Alfred) Kissinger, pragmatico stratega novecentesco invece, non gli fu mai offerto questo onere, poiché preferì adoperarsi, come “liberal” dentro il Partito Repubblicano, nei ruoli di consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato degli Stati Uniti d'America. Un uomo che cercava di far uscire degli Stati sovrani laddove non ce n'erano o erano ancora nella sua testa. Più o meno come Jackson Pollock faceva uscire le sue immagini mentali dalle tele. Per lui Israele è stato poco più di un approccio fisico ad una cartina geopolitica senza confini per Costituzione (anch'essa del 1950), in cui entrare con tutte le scarpe.

Tra due uomini, una donna. Golda Mabovič. Ucraina/sovietica, statunitense, israeliana. Femminista, sindacalista, laburista, quarto Primo Ministro di Israele, “sionista”. Golda Meir: “Il miglior uomo al governo”. Una donna meno alla moda e meno allineata all'opinione pubblica internazionale di Margaret Thatcher. Una donna che ha firmato una dichiarazione d'Indipendenza, quella della propria nazione, il 14 maggio 1948, con lo stupore di una ragazza che si accorge di averla già studiata a scuola anni prima, nel liceo che ora porta il suo nome. (a Milwaukee; Winsconsin). Tutti e tre, pur essendo stati testimoni viventi molto diversi, della propria identità etnica, culturale e religiosa, ebrea, hanno avuto in comune un fattore costante nella loro vita, assimilabile al problema stesso della nascita dell'assetto politico internazionale, che dalle macerie della Società delle Nazioni ha portato all'ONU, come garante giuridico della pace e della sicurezza mondiale. L'Aliyah. La Legge del Ritorno. La natura stessa del sionismo, il desiderio della Terra d'Israele (quella “promessa” a Mosè nell'Esodo), il diritto di ogni ebreo di essere se stesso. Ma diversamente dal triste ma consolatorio finale di Exodus (id; 1960), celebre pellicola di Otto Preminger, il giorno in cui ebrei ed arabi avrebbero dovuto condividere la stessa terra non solo nella morte ma anche nella vita, non è mai arrivato.

E questo perché Israele, come sinonimo di Giudea o di Sion, non ha confini definiti. O almeno non quelli che aveva prima del 1967 nella Guerra dei Sei giorni. Nonostante la risoluzione 242 dell'ONU dello stesso anno. Nonostante gli Accordi di Oslo del 1993. Nonostante la conquista di Gerico nel 1405 a.C. Einstein, assiduo frequentatore della casa natale di Spinoza non ha mai frequentato  troppo le sinagoghe, permeato nella cultura tedesca di elevare a soggetto la sostanza e quindi di farsi come uomo un essere simile a Dio. Contribuendo con la sua teoria sulla relatività generale a spiegare come e meglio di Spengler come contestualizzare nella storia il Reich tedesco che di lì a poco avrebbe dato il colpo di grazia alla propria civiltà cercando di salvarla. Einstein panteista. Einstein e la totale l'assenza di un'analisi morale delle sue teorie. Che solo da un ebreo potevano essere concepite e che solo da un Papa tedesco potevano essere considerate come meritevoli di speculazione. Di Kissinger, che dei tre è ancora l'unico vivo, finalmente si sta invece rivalutando il suo sguardo vaticinatorio già contenuto nella sua tesi di dottorato ad Harvard. Il significato della Storia: riflessioni su Spengler, Toynbee e Kant. Kissinger, un uomo che durante la crisi petrolifera nel 1973 durante lo Yom Kippur, aveva attaccato sul lunotto posteriore della propria macchina l'adesivo “Spengler era un ottimista”. Ed infine Golda Meir, la statista che lo Yom Kippur ha dovuto gestire, nella sua materna volontà indipendentista, che solo le donne sanno ottenere senza farlo pesare al mondo intero: Questo paese (Israele n.d.r) esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità. (Le Monde, 15 ottobre 1971).
Cercando di rispondere alle questioni poste all'inizio dell'articolo non riesco a non pensare al compimento definitivo di quello che in Europa è abortito prima sotto la liberazione alleata, successivamente con la cortina di ferro e poi con la distensione pacifica strumentale ad una dittatura economica. Una propria autodeterminazione. Ogni giorno che passa non riesco a non pensare che Israele, da molti tacciato di essere ormai un esperimento fallito come Stato e come Nazione, nonché una proiezione giudaica di chi non è voluto “ritornare” in patria, stia in realtà combattendo una guerra al posto nostro. L'ennesima guerra al posto nostro. Che forse è assimilabile ad un unico ed eterno conflitto. Quello che Dio non è relativo alla storia.

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