Alessandro Sannini
La nota
27 Luglio Lug 2014 1844 27 luglio 2014

Minibond, a cosa servono?

Rispondo alle considerazioni giuste di Fabio Bolognini su cosa servono i Minibond rispetto al caso di Guala  e dell’attività di delocalizzazione. Sarà, brutto pensare che il denaro dato dal mercato quindi dalla raccolta attraverso lo strumento dell’obbligazione , non sia stato utilizzato per sviluppo locale, ma per un’operazione in un altro paese cioè la Polonia , ma d’altra parte un investitore guarda l’azienda e la sua capacità produttiva, ed ovviamente la capacità di ripagare la cedola. Quindi se da una parte può essere vero che non c’è stata attrazione di capitali verso l’Italia, dall’altra siamo in presenza di una buona azienda italiana che lavora nel mondo. 275 milioni di euro non è propriamente poi dimensione di un c.d Minibond. E la struttura dell’operazione in questo caso è stata quella di un’obbligazione che normalmente si farebbe con il prospetto. In questo caso ha beneficiato delle facilitazioni connesse ad Extra Mot Pro. Se vogliamo pensare a cosa serve, invece, l’emissione di un Corporate Bond, possiamo pensare che sia un ottimo modo di entrare nei mercati finanziari internazionali per aziende italiane che normalmente non ci entrebbero a costi più o meno accettabili in una strategia che potrebbe essere " un lancio lungo " verso i Capital Markets. A livelli molto più bassi in senso dimensionale di Guala  la domanda è quale Banca da piccola a grande possa dare certe cifre nel medio lungo termine ad esempio per programmi di internazionalizzazione, di acquisizione o di crescita anche interna. E’ molto probabile che ce ne siano poche che lo possano fare. Il Minibond, è qualcosa che in sostanza può andare benissimo per l’azienda che va bene, che decide per una politica sua di differenziare le fonti di finanziamento (....anche l’autofinanziamento) verso i mercati, magari mettendo in preventivo una futura quotazione in Borsa . Il Minibond va oltremodo bene, per quelle aziende, che potrebbero andare meglio, che per qualche strana congiuntura hanno bisogno di espandersi e, in presenza di un business solido ed interessante, non riescono a farlo da sole. Si può discutere su durata e tasso e sull’opportunità o meno di ricorrere al debito in questo clima economico, ma se questo può essere un pretesto per dare avvio a un cambiamento anche culturale delle nostre aziende italiane ben venga. Infatti, per giocare nell’ "international playground" le nostre aziende italiane devono virare verso la trasparenza valorizzandosi anche nella loro organizzazione interna e presentandosi in modo degno. Quindi se la ricerca di finanziamenti extrabancari coincide con l’ingresso di una consapevolezza culturale su quanto sia importante certificare un bilancio, avere una buona governance od un piano industriale fatto in maniera corretta magari da qualche advisory company seria è sicuramente qualcosa che giustifica il prezzo da pagare per emettere un’obbligazione e giustifica l’affrontare i rischi di mercato che ovviamente ci sono. 

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