Emanuele Rigitano
Ego politico
30 Luglio Lug 2014 1351 30 luglio 2014

M5S, l'Aventino non basta

Paolo Becchi esulta per l'Aventino che sta per inaugurare il Movimento 5 Stelle dopo il tentativo di dialogo con Renzi e il Pd  ma la storia ci ha già insegnato. Se loro parlando apertamente di regime e dittatura, parlare di Aventino fa naturalmente pensare a quel che accadde negli anni in cui si stava consolidando il regime fascista. In quel frangente le opposizioni uscirono dal Parlamento in segno di protesta, dopo l'omicidio del deputato Giacomo Matteotti, riunendosi in altra sede. I risultati li sappiano per come andarono le cose, con il re che fu complice indiretto della dittatura dell'ex socialista Benito Mussolini. Proprio in questi giorni in cui sta avvenendo la chiusura dell'Unità è bene ricordare che il partito che fu di Antonio Gramsci e che all'epoca era nato da poco, il Pci, rimase in aula a contrastare politicamente la maggioranza e il governo eversivo. L'esultanza di Becchi è dovuta alla riscoperta della piazza da parte di Beppe Grillo e per la rottura del dialogo promosso dal vice presidente della Camera Luigi Di Maio.

Purtroppo il rischio è che si apra una nuova stagione di chiusura e di arroganza, l'atteggiamento che ha condannato il Movimento di Grillo a perdere tre milioni di voti alle ultime elezioni europee. I parlamentari devono, finché possibile, saper lavorare in Parlamento e nelle istituzioni per ottenere dei risultati, cercando cioé una maggioranza.
Il rinchiudersi a riccio per più di un anno ha permesso a Renzi e al Pd di ritrovarsi in questa situazione assurda e vergognosa per cui le riforme attendono e le bozze finora pervenute sono indegne, il tutto tramite il famoso patto del Nazareno con Silvio Berlusconi.

Un momento proficuo è stato il pomeriggio di protesta in cui assieme ad altre opposizioni (Lega Nord e Sel) si sono presentati al Quirinale per chiedere di parlare con Napolitano, senza successo. I 5 Stelle sono la più grande opposizione di questo Paese e di fronte alle loro denunce di grandi rischi per la democrazia dovrebbero lavorare per unire le opposizioni per far capire ai cittadini quanto sia grave. Per esempio creare un fronte unito per il Senato degli eletti, visto che anche la minoranza del Pd è a favore, tentando quindi una maggioranza alternativa. Sulla legge elettorale dovrebbero trovare un punto di incontro con altre forze politiche e con quella parte del Pd in disaccordo col metodo Renzi.

Sono gli attivisti che devono lavorare sul territorio e invitare i parlamentari a spiegare lo stato delle cose (limitando la propaganda allo stretto essenziale). Cercare di prendersi lo spazio di unica opposizione e ricominciare ad urlare contro Renzi e il Pd senza capacità di costruire un'alternativa rischierà di trasformarsi in un suicidio politico, di cui nessuno si assumerà la paternità.

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