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Behind reputation
31 Luglio Lug 2014 1335 31 luglio 2014

Parlare di disabilità, usando il condizionale. Dalle barriere fisiche alle barriere culturali.

L’episodio risale a poco più di un mese fa. Iacopo Melio, blogger ventiduenne con disabilità, risponde a un tweet di Maria Chiara Carrozza, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca lanciando #vorreiprendereiltreno, hashtag che genera oltre 8.000 tweet in pochissimo tempo.

Al ministro che prende il treno per andare a tenere una lezione e lo comunica sottintendendo la virtuosità di questo comportamento (niente auto blu che sgommano, quindi, magari anche con le sirene in funzione), Iacopo risponde con un educato condizionale, esprimendo con ironia il suo desiderio di normalità, raccontato in un successivo post sul suo blog. Senza mezzi facilmente agibili (treni, ma anche autobus) non ci sono spostamenti e se non ci sono spostamenti non ci sono neanche incontri romantici, per cui Iacopo si vede costretto a rimanere single a vita.

Un modo laterale di parlare di disabilità, ma che tocca il nucleo centrale del discorso: le barriere materiali sono un problema, ma non sono gli unici ostacoli, anzi. Il vero ostacolo è quella barriera culturale che trasforma la “persona con disabilità” in un “disabile”; all’apparenza, solo un piccolo slittamento linguistico ma, anche se non si è ossessionati dal politically correct, non si può non notare che nel passaggio da una forma all’altra è andata persa la sostanza: la “persona”, appunto. Il disabile diventa così un’icona, un pittogramma (la carrozzina!) e sembra cementato a vita in un unico ruolo. Se il suo è quindi un problema fisico, per risolverlo basterà rimuovere quelle barriere fisiche che ne ostacolano i movimenti.

E infatti di queste e solo di queste parla la lettera inviata dalle Ferrovie dello Stato a Iacopo Melio... CONTINUA A LEGGERE SU BEHIND REPUTATION

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