Massimo Sorci
Attentialcane
9 Agosto Ago 2014 0636 09 agosto 2014

Schettino e una generazione di sessantottini sempre a galla

Questa vicenda di Schettino prof alla Sapienza è una cosa che ha fatto incacchiare molta gente. Ma come, hai causato per cialtroneria un sacco di morti e adesso ti chiamano in cattedra a parlare di gestione del panico? Una roba che “solo in Italia”, ha detto la molta gente di cui sopra. Senza troppa fantasia, in realtà.
Francesco Merlo (che invece di fantasia ne ha) giorni fa su Repubblica – come è sua consuetudine – ci è andato giù durissimo. Cogliendo nel segno, con la sua prosa rotonda, ricercata, incisiva. Ha scritto cose sacrosante e condivisibili, Merlo. Mescolando, nella sua personale grigliata mista, quel manzo di Schettino a molte altre carni: la Franzoni, Breivik, Briatore, Fabrizio Corona. Solo che sul suo barbecue è finito – stavolta – anche un pezzaccio di carne avariata.
Eccolo: “La verità è che dietro la lezione di Schettino c’è il rumore senza sostanza dell’università italiana”. Vero, verissimo. “Ecco come siamo ridotti (…) Roba che ci fa rimpiangere il 68, gli autonomi, la pantera”. Sbagliato, sbagliatissimo. E’ grazie a chi “ha fatto il 68” (dicono così quelli che vi hanno partecipato, “ho fatto il 68”) che l’Università è diventata “il vuoto a perdere, il fumo senza arrosto, la spettacolarità al posto del rigore”. E mi piace pensare che la maggiore estimatrice delle cose che scrive Merlo su Repubblica sia una generazione di schettini che molto ha contribuito a sfasciare l’Università italiana. Una generazione che rimane sempre a galla, cazzo.

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