Luca Gatti
SkypeEuropa
12 Agosto Ago 2014 0648 12 agosto 2014

Ue: cercasi politica estera!


Isil - Iraq - Siria

La tragica fuga della piccola e antica minoranza Yazida nel nord dell'Iraq è solo l'ultima angosciante conseguenza della formazione del nuovo stato – o Califfato – a cavallo tra Siria e Iraq, del movimento denominato ISIL (o ISIS). Integralisti di nuova generazione, non più legati a Al Quaeda e non più forgiati nell'Afghanistan dei talebani.

Come notato da diversi reporter la vera novità di questa organizzazione, semisconosciuta al mondo fino a poche settimane fa, è la quantità di europei, spesso figli di marocchini, di tunisini, di algerini...residenti e integrati in Belgio, Germania, Francia e Italia da anni, che ne fanno parte.

Una cupa evoluzione, che ha trasformato qualche migliaio di nostri vicini di casa, in brigatisti euro-islamici che fanno la spola tra la Siria e il vecchio continente (come già dimostrato dalle diverse polizie nazionali).

Ma come si sta muovendo l'Europa di fronte ad uno scenario così incerto?

Per fortuna i cinque anni in cui l'Europa è stata rappresentata da Catherine Ashtone quale Alto Rappresentante della Politica Estera dell'Unione sono alle spalle. Un lustro nel quale si sono lasciati pochi o scarsi segni ed in cui l'Europa ha mostrato tutta la sua incapacità e debolezza ad essere presente sulle questioni di politica internazionale. Ma un segnale ancora peggiore l'Europa l'ha dato indicando Tony Blair, Rappresentante del Quartetto UE, USA, Russia e Onu, per la pace in Medioriente. Una nomina al limite del disastroso, tanto che i giornali inglesi ironizzano da mesi sull'inadeguatezza e l'indecifrabile ruolo ricoperto dall'ex premier. Sbeffeggiato e ridicolizzato al punto da far venire dubbi sull'intelligenza politica di un uomo che nei giorni scorsi si trovava in Vietnam per congratularsi con il Primo Ministro di questo paese per i successi economici raggiunti invece di starsene a Gerusalemme o a Il Cairo a tentare di dipanare la complicatissima matassa palestinese.

L'Europa sembra assistere rassegnata a queste trasformazioni, sottovalutando ciò che avviene ai suoi confini. Dalla Libia alla Palestina, dalla Siria all'Iraq, fino all'Ucraina l'Europa è circondata da guerre civili alimentate da fanatismo ed élites politiche locali corrotte, che fino a pochi anni fa non immaginavamo possibili. Servirebbe un'azione umanitaria europea per aiutare le popolazioni civili drammaticamente coinvolte in questi conflitti e, in secondo luogo, un'azione di prevenzione verso futuri fan di questi movimenti. Ma soprattutto servirebbe una politica estera seria e comune.

L'Unione Europea non può più essere il soggetto che attende gli eventi, ma deve ripensare il suo ruolo di vera ed unica potenza democratica in tutta l'area del Mediterraneo, senza per questo ipotizzare guerre o interventi armati.

Resp Dip Europa e Esteri Pd Umbria

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