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25 Agosto Ago 2014 0743 25 agosto 2014

Qual è il problema? Vaghe considerazioni estive sulle chiacchiere italiane

L’impasse politica odierna viene imputata dalla stampa allo scontro irrisolto tra i riformisti fiancheggiatori della spending review e coloro che titubano ad eseguire i tagli e la razionalizzazione della spesa pubblica:quello che si capisce è che alla maggioranza manca una chiara strategia sulla priorità delle riforme da realizzare perché è divisa al proprio interno mentre frange dell’opposizione sono contrarie a tutto. Infatti, nella frenesia di questa stupida estate,meteorologicamente parlando, c’è anche chi si esprime contro quello che l’esecutivo tra mille difficoltà è riuscito a fare.”Alla Ue ed alla BCE la riforma del Senato e la nuova legge elettorale non interessano nulla,non gli possono importare meno del meno”sentenziano alcuni politici ,accompagnati dal coro di alcuni giornalisti,evidentemente critici sull’operato del governo.

Nulla di più errato ,ed inoltre è un giudizio fomentatore di torbidi contrasti,di rabbia e di invidia sociali, perché in Italia c’è assoluta necessità di riorganizzare l’articolazione dello Stato e parimenti di deliberare le altre riforme strutturali occorrenti per de- burocratizzare il Paese:la flessibilità sul lavoro,la riforma della giustizia , del fisco,la tutela sociale degli sfortunati e dei più esposti ai morsi della crisi, le nuove regole sulla politica , sul sindacato ed,eventualmente, il ritocco per solidarietà delle pensioni medio-alte. Non ne aggiungo altre perché le suddette ,se fossero deliberate, sarebbero già importanti e sufficienti per attrarre investimenti ed accelerare la competitività e produttività del sistema. Compito della politica è rassicurare e far crescere il Paese ,che ha bisogno assoluto di essere riformato. Qualunque sia il punto da cui si parte l’importante è partire e concludere in un breve periodo:sembrerà una valutazione semplicistica, ma nella grave condizione in cui siamo,non è questione di priorità, perché ogni scelta politica tempestiva ha degli effetti sistemici.

Il continuo criticare la strategia del governo,di qualsiasi colore esso sia, perpetua il comportamento italiano per eccellenza,dimostrando che ognuno ha una visione di come procedere per riformare mentre ci dovrebbe essere un coinvolgimento maggiore da parte di tutti , almeno su alcuni obiettivi e sull’improcrastinabilità delle riforme.

Tutti,in primis i politici ed i partiti,dovrebbero essere consapevoli che riformare la struttura dello Stato e le regole delle relazioni tra i cittadini e tra loro e le istituzioni sono l’ultima opportunità,per ora,per progredire nella integrazione europea,per salvare il Paese,la stessa Unione e forse l’euro nella odierna o in altre forme. Quindi non è essenziale quale di esse sia nell’ordine la prima,la seconda,ecc.,ma importante è convergere sugli obiettivi delle stesse con un atteggiamento costruttivo e sperimentale:cioè sia la maggioranza sia l’opposizione devono preoccuparsi di farle innanzitutto,successivamente migliorarle in base alle rispettive sensibilità politiche,ma nella cornice imprescindibile di tutelare primariamente gli interessi generali del Paese,considerando altresì la loro sostenibilità economica per le future generazioni, affinché anche esse godano del welfare residuo. La modalità sperimentale da praticare nelle scelte importanti per il Paese dovrebbe contenere sia i suggerimenti tecnici della opposizione sia della maggioranza,mediandoli qualora siano opposti. Quando il parlamento ed il governo misureranno gli effetti sociali ed economici delle stesse,saranno in grado di cambiare consapevolmente gli aspetti o le parti delle riforme meno determinanti per la risoluzione dei problemi. Tale agire politico è altamente responsabile delle scelte praticate e non cede alla propaganda ed ai proclami, riflettendo un comportamento maturo che non indulge al lassismo ed alla chiacchiera.

Invece assistiamo ad uno scriteriato gioco di rimpalli ,tipicamente domestico,in cui i partiti di maggioranza e di opposizione perseverano a criticarsi ed a respingersi ottusamente in una superata difesa della distinzione dei ruoli che,sebbene fisiologica e dialetticamente adeguata in tempi normali ,stride in situazioni eccezionali ,in quanto tale rapporto di conflitto dimostra scarsa intelligenza della gravità dei problemi e degli esiti infelici cui si andrà incontro. Alla politica,dispiace affermarlo, manca l’esperienza amministrativa del buon governo,né è all’altezza delle situazioni perché non è pragmatica. Partiti e fazioni infatti non si accordano sugli obiettivi essenziali per il bene comune,continuando a battere la via verso l’inconcludenza,la paralisi e la ricerca affannosa di soldi per rappezzare i buchi di un DEF sdrucito e sbrindellato senza un disegno pluriennale definito. Quindi privo di certezza,nonostante l’addizione delle attività illegali.

E’ chiaro che in una simile situazione, la riflessione principale dovrebbe investigare le modalità dei rapporti della maggioranza e della opposizione nonché tra le fazioni di pensiero o di potere all’interno dei partiti,comportamenti,relazioni e contrasti che spesso hanno affossato il bene generale del Paese piuttosto che concorrervi effettivamente. La composizione degli interessi diversi tra le parti e le eventuali fazioni interne dovrebbe avvenire operativamente entro la cornice della Costituzione. Credo che in essa non ci siano i germi infettivi dello sfilacciamento e del declino dello Stato ,perché ,per sua natura ,ogni costituzione non ricerca e vuole il male di sé e dei suoi cittadini,anzi per questa imbarazzante eventualità prevede degli anticorpi energici. Pertanto,se i partiti litigano sul da farsi ,vuol dire che la Costituzione non è stata letta,interpretata ed interiorizzata bene e che le loro visioni,i loro rapporti erano e sono inficiati da logiche e mete fuorvianti,a scapito dei cittadini,facendo diventare la politica una modalità partigiana di utilizzo delle risorse comuni. Infatti,la Costituzione dispone che per individuare il governo ci siano le elezioni ,cui tutti partiti concorrono per il bene del Paese e non per mero esercizio di potere o per stravolgere l’impianto fondamentale e democratico dello Stato.

Credo che in Italia non sia avvenuto così da tempo,pertanto il Paese tra molteplici resistenze corporative e slanci riformatori, mai conclusisi e mai definiti,abbia intrapreso la strada del declino.

Inconcludenza,instabilità ,incostanza e inconsistenza nel perseguire degli obiettivi,la ricerca ideologica ed egemonica del potere,la divisione clientelare della rappresentanza nelle varie istituzioni,la commistione esagerata tra pubblico e privato nei diversi settori sociali,il corporativismo che sfocia talvolta nella ostinata difesa del privilegio,la politica che non indirizza ed orienta anche culturalmente la vita pubblica, ma si interpreta come occupazione del potere,sono stati dei comportamenti che hanno inquinato in modo violento la vita politica del Paese e non hanno avuto nulla o assai poco dello spirito originario della “magna carta”. C’è una frattura enorme tra i dettami della Costituzione e le sue realizzazioni. Ovviamente ,esistono delle giustificazioni ex post,che vanno dalle divisioni politiche tra il mondo della libertà e della tirannide(est vs ovest) sino alle differenti storie regionali ed alle storie più o meno acculturate e liberali degli individui,differenze che a giudizio di molti non hanno favorito l’implementazione degli ideali costituzionali nella vita ordinaria,ma essi ,secondo me, avrebbero dovuto essere esercitati in maniera meno casuale, disordinata, nonché introdotti e verificati durante la gestione e nel corso del quotidiano governare tramite controlli ,valutazioni e rettifiche. Tale atteggiamento valutativo non c’è stato ,e qualora si fosse preannunciato , si è spesso confuso col popolarismo demagogico,e,inopportunamente, tuttora stenta ad avviarsi ,accumulando un ritardo ingiustificato per gli scompensi,i disagi e i disincanti arrecati ai cittadini. Confondere il desiderabile col realisticamente possibile è come addormentarsi con una bella carta dei sogni,aggirarsi compiaciuti in quel meraviglioso labirinto, per risvegliarsi con l’amaro in bocca perché è comunque un sogno insignificante in un viluppo di illusioni. Aumentando così la frustrazione, non la soddisfazione.

La politica,il corporativismo esasperato,il conflitto tra gli interessi delle categorie,il sindacalismo ideologizzato,il consociativismo talvolta tra chi governa,chi esegue e chi si oppone,la commistione dei ruoli e delle funzioni,la confusione tra i diversi centri di indirizzo(soprattutto tra esecutivo,legislativo,politico e giudiziario) hanno condotto,per ironia della sorte e per paradosso, i cittadini ad annegare in una pozzanghera di inconcludenze. Avviluppati nella chiacchiera,nel dileggio dell’avversario,nella contrapposizione verbale,in un esercizio perennemente di scontro muscolare o di sotterranee alleanze,i cittadini si sono subordinati, per non avere guai e rimanere a galla mimetizzati nei trend culturali più modaioli, alle correnti del pensiero maggioritario. Questo inchino non ha portato nulla di buono,non ha rinvigorito il pensiero critico,che è il sale della democrazia, ma dimostra il limite opportunistico e repressivo del pensiero maggioritario che ha attraversato negli ultimi decenni il Paese,sfiancando le richieste,gli appelli,le promesse e le speranze più autentiche ed oggettive provenienti dalla cittadinanza meno neghittosa.

Se la diagnosi è in certa misura giusta,cosa dire se non richiamare ciascuno di noi ad un bagno di realismo e di responsabilità individuale e collettiva?Vogliamo il bene del Paese,il nostro esclusivo bene personale,quello del Partito ideologico o quello dello Stato ?Domande retoriche che sottintendono una affermazione per la scelta più giusta ,che in questo momento è anche la preferenza per una risposta culturale vincolante e comunitaria ,poiché gli scopi politici sono anche i fini del bene del Paese. Per superare la crisi ed avere la certezza di esiti positivi innanzitutto ci vuole l’impegno di tutti e l’adesione culturale agli sforzi comuni.

La Costituzione è datata ,certo .Ma non ha mai indicato,ritengo,ad ognuno di noi,ai partiti, alle associazioni ed alle organizzazioni di avversare il Bene Comune,di cui oggi abbiamo massimo bisogno per sperare di migliorare le nostre individuali e collettive condizioni. Anziché opinare ed esprimere distinguo a “sprone battuto”,che contraddistinguono la nostra qualità logorroica,è giunto il tempo di scegliere bene cosa fare e di realizzarlo bene per sperimentare finalmente la libertà ed il peso della responsabilità politica. Il Paese ed i partiti devono conquistare l’obiettivo di una cultura comune di compartecipazione alla soluzione dei gravi problemi economici,sociali e politici che ci sovrastano e ci disperano. A tale inedito impegno culturale sono chiamati tutti,primariamente la maggioranza e l’opposizione del Parlamento. Il Paese nelle condizioni in cui è non può aspettare altre dilazioni ed irresponsabilità. La partitocrazia è avvertita, se non provvede con giustizia ed equità a cambiare il Paese,ed ormai si sa cosa e come fare,la piazza non starà ferma. Purtroppo. Credo che l’appello al dovere di ciascuno e delle parti sociali non sia mai stato così necessario ed opportuno come adesso.        

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