Massimo Sorci
Attentialcane
26 Agosto Ago 2014 0702 26 agosto 2014

Ecco perché chi critica la Littizzetto è come lei


Sta impazzando questa moda della secchiata di acqua gelata contro la Sla. Funziona così: uno, prima di docciarsi, nomina un altro che dovrà compiere lo stesso gesto possibilmente in favore di web. Che la cosa vada al di là della filantropia e sconfini nell’esibizionismo lo si capisce da alcuni dettagli (Materazzi che nomina Zidane, per esempio). Ma alla fine poco importa: l’importante è che si raccolgano fondi per la ricerca. Il resto conta meno.

Epperò c’è raccolta e raccolta. Sì, parlerò anche io – come tutto il web sta facendo in queste ore – di Luciana Littizzetto. La comica torinese, prima della secchiata, ha sventolato due biglietti da 50 euri come a dire mica faccio solo il gesto, io, ecco qua due banconote fruscianti, buon’uomo.

Apriti cielo. Il “commentatore collettivo” si è scatenato. Sì, insomma in rete il gesto è stato notato. Per la mancanza di stile, ma soprattutto per la taccagneria in sé. Ma come, guadagni come una multinazionale e dai in beneficenza poco più di un’elemosina? I toni delle critiche, come capita sempre a chi sta dietro una tastiera, sono stati un po’ forti, al limite dell’aggressivo. Quasi “grillini”, diciamo.

Ora, non per difendere Luciana Littizzetto – che, tra l’altro, non mi sta per niente simpatica (consiglierei di leggere queste mie vecchie cose) – però questa marmaglia di indignati onestamente ha un po’ rotto i coglioni. Lo so, è un po’ un parlar d’altro. La questione del “come” è accessoria, però non si può lasciar perdere la forma nascondendosi dietro la scusa della sostanza. Ok, 100 euri sono pochi, ma c’è modo e modo di dirlo.

Il fatto è che il “commentatore (o indignato) collettivo” è così attivo e incazzato e moraleggiante e – soprattutto – sempre connesso (non dimentichiamocelo) per una semplice ragione: è anonimo. Lo so, alcuni si firmano con nome e cognome, ma vige sempre la convinzione che la rete sia una sorta di piazza virtuale dove la responsabilità di ciò che si dice è attutita e il coraggio strillone e sbavante viene esaltato. Insomma, la prosecuzione dell’anonimato con altri mezzi.

E la cosa non è bella. Anche perché questa gente non si rende conto che Luciana Littizzetto ci ha fatto una carriera con tipi così. Qual è in fondo il pubblico da cui attinge la comica quando spara le sue intemerate dal trespolo di Che tempo che fa? C’è un pozzo nero di frustrazione, un serbatoio di indignazione delegata, una mortagora di qualunquismo in Italia che si attiva – come una marea di liquame – ogni volta che si presenta un’occasione propizia. E funziona in maniera pecoreccia, con una modalità vagamente fascista.

Che poi – tra l’altro – sono convinto che la metà di quelli che criticano la Littizzetto vorrebbe un selfie con lei.  

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