Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
27 Agosto Ago 2014 0933 27 agosto 2014

I mille fiabeschi giorni a partire da venerdì

Il dimissionario ministro dell'economia francese, Arnaud Montebourg, definito dal mondo finanziario "l'alfiere del patriottismo economico" con sprezzo – come se fosse una cosa cattiva – ha dannatamente ragione: i cittadini francesi sono – esattamente come i cittadini italiani – governati dalla destra tedesca e sarà anche giunta l'ora di combattere «l'assurdità di politiche d'austerità inefficaci e ingiuste che prolungano la crisi con esiti opposti a quelli perseguiti». Ma è un ministro dimissionario a dirlo: il prossimo, Emmanuel Macron, ex banchiere di Rothschild, non lo dirà per certo più, persevererà nell'errore.

E intanto le borse salgono. L'ipotesi di un quantitative easing europeo viene scambiata per realtà ed i rendimenti dei titoli di Stato di Eurolandia scendono ai minimi. Malgrado la fiducia degli imprenditori tedeschi in calo da 4 mesi, le polveriere ucraina e irachena e soprattutto, il comprovato e sopraccitato fallimento delle politiche di austerity che, incomprensibilmente, restano il Moloch cui Europa si inchina, il toro lubrico cui salire in groppa.

Anche negli Stati Uniti la prevalenza di indicazioni negative non ha impedito allo S&P 500 di valicare i 2000. Dicono per via del balzo degli ordini dei beni durevoli a luglio (+22,6%), ma se vai a vedere, a sostenerlo è stato il settore dell'aerospazio, che con il mercato e lo stato generale dell'economia ha ben poco da spartire.

Noi in verità non abbiamo il problema dei francesi, di ministri dell'economia che dicono «Adesso basta!». Il nostro, a fronte dei recenti dati che ribadiscono la recessione (il secondo trimestre a -0,2%, il peggior risultato degli ultimi 14 anni), del progressivo e inarrestabile aumento del debito pubblico (dai 2.107,1 miliardi di febbraio siamo passati agli attuali 2.168, un incremento – giusto per capirci – di 12,228 miliardi al mese) e dell'aumentato carico fiscale sui contribuenti di 875 euro di "tasse occulte", il nostro caro e stimato ministro Padoan dice che fa niente, perché gli effetti delle riforme si vedranno nei prossimi due anni.

Ora, al di là delle difficoltà di credere a chi ha ipotizzato fino a ieri l'altro un'inesistente crescita (era +0,3 per il secondo trimestre), esattamente, vorrei chiedere al ministro, di che riforme sta parlando, a parte gli elettoralistici 80 euro? Di quale riforma strutturale va dicendo? Di quella del lavoro, della pubblica amministrazione, della giustizia? Perché se così è, i due anni andrebbero calcolati a partire da quando, visto che tutto è ancora in divenire?

Al prossimo vertice di Bruxelles, nel fine settimana, vedremo quanta flessibilità in più Francia ed Italia riusciranno a spuntare per l'ormai certo mancato rispetto della soglia del deficit del 3% l'anno venturo. Parigi ha da giocarsi l'aumento di 2 punti di IVA, passando dal 20 all'attuale nostro 22%, mentre sinceramente noi non ho proprio idea di che cosa potremo offrire, a parte le renziane parole in libertà, dal momento che la credibilità questo governo se l'è da tempo perduta per strada.

Però tranquilli: dopodomani inizieranno «i mille giorni che cambieranno il paese». Che già da come è detta capisci che è una fiaba. Quel "mille", da cui discende "millantare"...

A presto.

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